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Full text of "Sulla eruzione dell' Etna di Maggio-Giugno 1886"

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* 

ING. B. GENTILE-CUSA. 


SULLA 


ERUZIONE DELL'ETNA 


DI MAGGIO - GIUGNO 1886 


HEIiAMONE 


Correlata di iut pitnd topógrajiJtH, M* vtiuti m lUùtipla 
t sei incisioni ititera&aU "ti lato. 


Seconda edizione 


*5K^ 


CATAM V 

■IMV...IÌ.M 1.1 1.1 FiMin:n-(i KABTIKH 


: 6 





SULLA ERUZIONE 

DELL' ETNA 



DI MAGGIO - OTJ0NO 



RELAZIONE 



DILLO 



ING. B."« B. GENTILE-CUSA 

DELL' UFFICIO TECNICO COMUNALE 



■♦♦■ 



Con due piante topografiche, sette vedute in eliotipia 
e sei incisioni intercalate nel testo. 



Seconda edizione 







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CATANIA 

TIPOGRAFIA DI FRANCESCO MARTINEZ 

1886. 




1 1. 



THE NEW 

PUBLIC UER Ah 

otti 887 

* AATOR, LENOX >^'' 



PROPRIETÀ LETTERARIA. 






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• • 



• • • 



• •• ••• • 

• • • • • 
• • ••• • 

• • • .. .. 



Questa Relazione , stampata a rischio dell' autore, sarà venduta a 
benefìcio dei danneggiati poveri dall' Eruzione dell' Etna, ai quali è 
destinato il ricavo della vendita, netto di spese. 



INDICE 



Prefazione 



Pag- 5 



PARTE PRIMA 



CRONOLOGIA DELLE ERUZIONI DELL* ETNA. 



i. Ragione di un cenno storico 

2. Genesi dell' Etna secondo le teorie recenti. 

3. Eruzioni delle epoche oscura ed antica 

4. Eruzioni dell' epoca mediovaie . 

5. » » moderna 

6. » del secolo attunle . . . . 

7. Epilogo storico 






•» * 



PARTE SECONDA 



* - - * 



l'eruzione del 1886. . 



• * 






1. Eruzione centrale del 18 maggio. 

2. Conflagrazione del 19 maggio . 

3. Il campo dell' eruzione 

4. I crateri la sera del 19 

y Eruzioni e prodotti vulcanici 



^t a - 



» 9 

» 11 

» 14 

» 17 

» 22 

» 33 



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* •- . 



• • * 



» 57 

* 59 

» 65 

» 70 

» 73 



Sull'eruzione dell'Etna del 1886. 



6. L'eruzione dal 19 al 21 maggio 

7. » 22 24 » 

8. » 25 27 » 

9. » 28 30 » 
io. » 31 magg. 2 giugno 

11. Ultimi giorni dell'eruzione. 

12. Epilogo dell'eruzione . 

13. Crateri e prodotti vulcanici del 1886 

14. Danni, servizi pubblici e beneficenza 







» 85 






» 90 






*> 105 






» 121 






» 129 






» 144 






» l62 






» 174 






» 195 



INDICE DELLE FOTOTIPIE 



Tav. 

» 

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• « 

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• • • • 

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I. Carta delle eruzioni dell'Etna. 
II. Topografia della regione a nord di Nicolosi. 

III. L'Etna durante lo scoppio dell'eruzione centrale. 

IV. Le bocche d'eruzione viste la sera del 19 maggio. 
V. L' Etna veduta da Nicolosi il 21 maggio. 

VI. Teatro dell'eruzione visto dai Monti Rossi il 2 giugno. 
VII. Corrente di lava che invade una via campestre. 
Vili. Veduta degli Altnrelli lasciati intatti dalla corrente di lava. 
IX. Caverna eruttiva a sud-ovest di M. Gemmellaro. 



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PREFAZIONE. 



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Fantasia troppo fervida di popolo meridionale ed ampol- 
losità di giornalisti soverchio gelanti avevano , in soli due 
giorni, siffattamente ingrandito i danni dell'eruzione scoppiata 
il ip maggio ed esagerato il pericolo che potessero essere sep- 
pelliti alcuni paesi del versante meridionale dell' Etna , che 
V lll. m0 Sig. Sindaco ff. di Oitania Cav. Uff. Giuseppe 
Pi^arelliy a rassicurare gli animi commossi della cittadinan- 
za* trova necessario disporre un servigio tecnico di osserva- 
ZJoui locali che servisse alla compilazione di un bollettino 

m 

quotidiano sul progresso delle lave. 

Questo servigio fu affidato al nostro Ufficio e fu disimpe- 
gnato, dal 21 maggio al $ giugno, senza interruzione, da tutti 
f suoi componenti a vicenda , ptr turno di tre giorni cosi 



• dell'Etna del rS&é. 



stabilito eh» un ingegnere ed un assistente poterono sempre 
dimorare in prossimità de! campo di eruzione ed avere QjM 
di osservare da vicino non solo l'avanzisi delle colate, ma 
i fenomeni e le fasi pin importanti dello violenta conjla- 
grazjone. 

Ossala Y emione ebbe anche termine questo speciale ser- 
vilo, che per lo telo col quale tra stato disimpegnato pare 
sia riuscito di pubblico gradimento: però doleva a molti che 
di tante fatiche e di tanto lavoro nessun frutto dovesse so- 
pravvivere alla cessazione del bollettino. Fu in considerazio- 
ne di ciò che V Ili"' Signor Sindaco ordinai'a al nostro 
Ufficio , quasi epilogo del lavoro fatto , una breve relazione 
sul grandioso avvenimento di cui siamo stati spettatori: e la 
incombenza di redigerla è stata—per volontà del mìo Capo 
ed annuenti dei miei Colleghi— data a me, che pernii cu- 
mulo di circostanze favorevoli avevo assistito da vicini' alle 
prime fasi del fenomeno il giorno e la sera del iy, avevo 
avuto agio di accostarmi, nei giorni 22, 2; e 24 , al teatro 
eruttivo ancora nel suo violento parossismo dinamico , ero 
stato presente nei giorni 2, 3, 4 e ; di questo mese agli ul- 
timi conati dell' eruzione, ed avevo potuto, pel primo, ascen- 
dere la vetta del nuovo cratere quando ancora non erano 
cessate del lutto uè le esplosioni dì scorie e di lapilli, ut lo 
sgorgo delle lave fuse. 



Prefazioni- 7 

Questa relazione , quindi, ha un cerio pregio ed è quello 
di essere staiti scritta da una persona stato testimonio, per ot- 
to giorni su quindici, di moltissime fasi della eruzione. Ha, 
per converso, il difetto grandissimo che questo stesso testimo- 
nio i affatto sprovvisto della necessaria preparazione scienti- 
fica ed è talmente sollecitalo da più urgenti occupazioni dì 
ufficio a far presto, da non potere consultare una benché mi- 
nima parte di quanto l stato scritto intorno alle eruzioni. 

Pertanto, questa breve relazione, scritta per incarico del- 
l' Autorità da cui dipendo, viene alla luce senza la più pic- 
cola pretesa: viene coli' umile intento di dare la narrazio- 
ne veritiera di un certo numero di fatti naturali occorsi nel- 
la recente eruzione. Cronologicamente però arriva primo 
contributo, e forse solo da parte di un testimonio oculare, 
ad una futura storta dì questa importantissima conflagrazio- 
ne dell' Etna, la quale disgraziatamente non i stata osser- 
vata da vicino con intendimento scientifico nei suoi varii pe- 
rìodi di attività , sìa per la malattia dell' infaticabile illu- 
stratore dei fenomeni etnei dell' ultimo ventennio Prof. 0. 
Silvestri, sia per le quar antan t sanitarie che hanno impedi- 
io V accesso in Sicilia agli scienziati di oltremare. 

Calauiu, giugno 18S6. 



Bernardo Gentile. 



PARTE PRIMA 



Cronologia delle eruzioni dell' Etna. 



1. — Ragione di un cenno storico 

Anche quando non si tenga conto degli scrittori gre- 
ci e latini che nell' antichità si occuparono di descrive- 
re e di illustrare le eruzioni più remote dell'Etna, non 
sono pochi gli scrittori italiani e stranieri che, special- 
mente in questi ultimi tempi, hanno pubblicato impor- 
tanti lavori sui fenomeni del nostro vulcano. 

Tra gli Italiani il Recupero con la sua Storia della 
Eruzione del 1755, il Gioeni con quella del 1787, il 
Ferrara, pubblicando la Storia Generale dell' Etna già 
preparata dal Recupero, il Maravigna con le sue Ta- 
vole Sinottiche e, dopo la fondazione dell' Accademia 
Gioenia, il Di Giacomo, il Ferrara, I'Alessi, l' Inter- 
landi, T Aradas, il Galvagni, il Gemmellaro, lo Sciu- 



- ddl' Etna del iSSù. 



to-Patti, ed il Silvestri hanno con numerose memo- 
rie illustrato quanto di grandioso, di terribile, dt stra- 
no, offre questo monte misterioso, oggetto perenne di 
maraviglia e di studio. 

Fra gli stranieri lo Scrofe, il Daubeny , il Lyell, 
P Hoffman, il De Beaumont, 1' Aste» e molti altri tra 
i quali 11 Sàrtorius di Waltershausen, pubblicarono 
scritti pregevolissimi sulla vulcanologia Etnea. 

Ma in mezzo a tanta mole di lavori, varii per argo- 
memo, per differenza di teoriche e di scuole, per diver- 
sa coltura scientifica degli autori, in mezzo a tanta ric- 
chezza di osservazioni, di studii e di dottrina, è raro 
assai lo incontrarsi con persona che abbia dell' Etna e 
dei suoi fenomeni principali una conoscenza, anche su- 
perficialmente, esatta e completa. 

E di ciò è colpa, senza dubbio, il livello medio trop- 
po basso della coltura intellettuale della nostra popola- 
zione: ma è colpa altresì, la mancanza di un libro che 
tratti dell'Etna e delle sue eruzioni in modo popolare 
ed abbia, per la piccola mole, prezzo cosi tenue da es- 
sere alla portata delle borse più modeste. 

Neil' epoca nostra in cui le pubblicazioni illustrate dif- 
fondono a buon mercato ia cosi detta Seimila per tulli, 
una storia popolare dell' Etna dovrebbe incontrare il 
pubblico favore, come l'ha incontrato il Fiaggio al- 
l' Etna del Prof. Silvestri il solo libro popolare, sotto- 
altro profilo, che tratti del nostro vulcano. 



Ragione di un cenno storico. 



Mentre quindi io voti perchè qualcuno di quella elet- 
ta schiera di giovani clic costituisce la Sezione Cata- 
nese del Club Alpino Italiano, tragga argomento della 
ni .11 km ii /.a di un tale libro, per compilare una storia 
delle eruzioni dell' Etna, elle poggiata sugli studii del 
Gemmell.iro e del Waltershausen, non ne abbia la gra- 
vila e la mole indigesta, credo utile far precedere alla 
narrazione dei fenomeni osservati nella recente eruzione 
il cenno cronologico delle eruzioni che 1* barino pre- 
ceduta e dì cui si è conservata memoria. Intendendo con 
ciò, non gii di riempire la lacuna di cui ho avvertita la 
esistenza, ma soltanto di offrire il mezzo a chi legge 
dì potere valutare ed assegnare il giusto posto a que- 
sta eruzione, che fin dal secondo giorno fu, con sover- 
chia precipitazione, battezzata la più grande del secolo! 



2.— fi&KEW DELL' Etna SECONDI 



Maestoso per altezza e per mole, splendido per sin- 
golare bellezza di coloii e di forma, superbamente tran- 
quillo quando non si mostri spaventevolmente irato, l'Et- 
na non è soltanto il soggetto simpatico ai poeti ed ai 
pittori, ma è la sfinge misteriosa che ha tentato in o- 
gni tempo lo scienziato , è uno dei temi più attraenti 
che abbiano saputo meritare l'attenzione e lo studio del 
naturalista. 

Molto si è discusso intorno alla formazione geolo- 



12 SulV erwjone dell' Etna del 1886. 



gica di questo maggiore vulcano di Europa: ne ciò re- 
ca maraviglia quando si pensi come appunto sia sopra 
questa genesi dell' Etna che sono state formulate e di- 
scusse alcune tra le più recenti teoriche della moderna 
vulcanologia. 

10 non mi fermerò certamente ad esporre quali siano 
queste teorie, ne a dire quali varie idee si abbiano sul- 
la formazione dell' Etna ; dirò solo come in generale 
esse siano molto ingegnose e come tutte abbiano un 
certo fondo comune. 

11 De Bcch, infatti, il De Beacmoxt, V Humboldt , 
TAbich ed altri, da una parte: dall'altra lo Sciope, il 
Lyell, il Prevost, il Walteeshausex, lo STOPPASI ei 
il Silvestri convengono tutti in questo, che I* Etna , 
come del resto il maggior numero dei vulcani, trovasi 
poggiata sopra strati molto spe>>: vi: orìgine marina e 
dì un % etì geologica relativamente recente, anzi imtne- 

e* e* 

diatamente anteriore all' epoca moderna : e che a poco 
a poco, mentre avveniva un graduale sollevamento nei 
banchi di questo terreno sedimentarlo della terza epoca, 
cominciava > per via d: eruzione 1 formarsi una gran 
parte delP attuale massa dell' Etna. 

La discrepanza, dirò cesu iccdarrreiitale delle dee scale- 
re comincia scio vjuaede s: tratta di spiegare 1" ardile 
volume e la torma del mocre. I fautori della teoria dei 
crxUri di sv**x:tvnMK li iianne spiegato l—rrrxiinaridc eie 
un cataclisma repecrno abeia ad un tratto soìlerato eie- 



>3 



la la massa centrale dell' Etna e che in questo paros- 
sismo dinamico ne sia crollata una porzione dando ori- 
gine allo sprofondamento che costituisce la Valle del 
Bove. I fautori, invece, della teoria opposta ad un mo- 
vimento istantaneo sostituiscono un accrescimento lento, 
graduale, della massa per via di successive eruzioni dì 
lave e dì materiale vulcanico disaggregato, e lo spro- 
fondamento di una gran parte di un antico cratere, più 
orientale e più alto dell' attuale, causa della fonvumi- 
ne della Valle del Bove. 

Le eruzioni successive di lave nel volgere di innu- 
merevoli secoli, i sollevamenti parziali delta crosta del 
monte e le parziali squamature , non die l'azione di- 
struttrice e livellatrice degli agenti fisici, avrebbero fi- 
nito per dare al vulcano quella (orma che nelle grandi 
linee ha ora e che probabilmente aveva già quando l'uo- 
mo apparve sulla superficie della terra. 

Rigorosamente parlando le idee del De Beaumont sulla 
formazione dell' Etna non sono precisamente quelle dì 
Humboldt di Abich , come quelle del Waltershausen 
non coincidono, in tutto, con quelle di Lyell, di Scropc 
e dì Stoppani ; ma per quel poco che posso centrare 
ora, il trascurare queste discrepanze specialmente per 
spiegare la singolare struttura della Valle del Bove, non 
è errore tanto grossolano eh' io non possa commettere, 
quando ciò mi eviti di impigliarmi in una disquisizione 
lunga ed intricata. 



u 



Siili' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



Pert.mto, intorno alla formazione dell'Etna è gii qual- 
che cosa il potere stabilire: Cile essa fu prodotta, sopra 
terreni sedimentari delta terza epoca geologica, dalle eru- 
zioni dì alcuni crateri posti sopra una spaccatura direna 
secondo I 1 asse della Valle del Bove : Cile in un periodo 
lunghissimo, per effetto di migliaia e migliaia di eru- 
zioni successile di lave e di materiali sciolti, la massa 
del monte andò sempre più crescendo, finché in una con- 
flagrazione più potente delle altre non venne meno la 
scorza della sua parte più alta dando origine col crollo 
alla Valle del Bove: Che, in conseguenza di ciò avendo 
preso il sopravvento un cratere più occidentale dì quello 
sprofondato, andò formandosi 1' imbasamento del cratere 
amiate e poi il cono principale che come vedremo più 
avanti , ha subito parecchie trasformazioni anche nelle 
epoche storiche: Che, infine, squarciami limitate, sol- 
levamenti parziali, erosioni delle acque, trasporto dei 
detriti e succedersi di eruzioni innumerevoli t potenti 
avrebbero finito di dare alio irrequieto vulcano quella 
massa gigantesca e quella maestà di forma che lo rende, 
ora, orgoglio giusto delle nostre popolazioni. 

3. — Brodosi delle epoche osculi* k antica. 



Le notizie che intorno alle più remote eruzioni del- 
l' Etna ci lasciarono gli scrittori antichi, se valgono a 
dimostrare che l'attiviti del nostro vulcano non fu loro 



Erit-ioni tkHe epoche osami e antica. 15 

sconosciuta fino dall'epoca mitologica in cui Mia aveva 
dato vita alla favola dei Giganti in guerra con Giove 
ed alla punizione del soggiogato Encelado, sono invece 
molto vaglie ed incerte perchè possano giovare ad una 
vera cronologia storica delle eruzioni. 

Secondo la Tavola cronologica dì Rome de I* Isle , 
la prima eruzione conosciuta risalirebbe all'anno 1500 
■V. C— Diodoro Siculo attribuisce al fuoco dell'Etna 
la trasmigrazione dei Siami, dalla costa orientale all'oc- 
cidentale dell'isola, avvenuta verso il 1470 av. C. 

Un'altra grande eruzione avrebbe avuto luogo poco 
dopo l.i venuta dei Sicoli , cioè verso 1' anno 1280 , e 
Tucidide fa menzione di altre tre eruzioni avvenute ne- 
gli anni 737, 477 e 427 av. C. 

Diodoro discorre, infine, dì una colata di lave così 
grande da arrivare fino al mare ed impedire il passag- 
gio ad Amilcone condottiero cartaginese che col suo 
esercito dovea recarsi nel 396 da Nasso a Catania, lungo 
il litorale. 

Questo e quanto ci rimane di conosciuto sulle eru- 
zioni dei tempi più remoti e dell' epoca greca. 



Né, invero, più precise o circostanziate sono le noti- 
zie che abbiamo sulle eruzioni dell' Etna avvenute nel- 
l'epoca Romana. Sappiamo da Giulio Ossequente che 
furono fortissime le eruzioni degli anni 140, 135 e 126 
Mi C; sappiamo dall' Oftosio . scrittore del V Secolo, 



Sult' eruzione dell' Etna del 18&6. 



che in quella ancor più violenta del 122, la pioggia di 
cenere cadd« in lama abbondanza sopra Catania, clic 
questa *i ebbe bruciati (?) i tetti delle, case, ed in com- 
penso ottenne dal Senno Romano l'esenzione dei tri- 
buti per un decennio. Infine un tal Bollaxdum, nella 

11 ( rosa i del martirio di S. Agata, parla di una ei 
tiene, singolarissima per la rapidità e l.t violenza del corso 
delle lave, die net soli cinque primi giorni del febbraio 
253 avrebbe dal suo cratere raggiunto Catania e l'avreb- 
be distrutto senza il miracoloso intervento del velo e 
delle relìquie della Santa ebe portati in processiono 
dinanzi alla lava, poterono arrestarne il cammino. 

In, |iL-v,i> Mino, dunque, dodici le soprano**!* eru- 
zioni più importanti dell'epoca remota e della greco- 
romana di cui ci sia arrivata memoria. 

Il Can. Prof. S. Au-issi, invece, netta sua dotta Sto- 
na Critica delle Eruzioni dell'Età*, consultando gli 

scrittori dell'amichiti, crede di aver trovato menzione 

in essi >li ben 43 eruzioni, di cui 16 nel solo periodo 

greco. Ad ogni modo, quale ne sia stato il numero, 
M di* i bravi cenni tramandatici e le descrizioni 
stranissime rimasteci di qualcuna di esse, non sono suffi- 
cienti per rintracciarne le lave , che si trovano perciò 
N cogli altri banchi di lava della stessa epoca sto- 
rica e con quelli sgorgati in tempi preistorici. 

ne da la topografia delle cor- 
renti di lava dovute alle voti* eruzioni dell'Etna, tutte 



Eruzioni delle epoche oscura e antica 17 

le sopracennate correnti, colorite con tinta rosata, co- 
stituiscono confuse con altre più remote, il letto co- 
mune delle lave antiche su cui scorsero di poi le co- 
late posteriori, del medio evo, le moderne e le recenti. 

4. — Eruzioni dkll' kpoca mediovalk. 

Dalla caduta dell' Impero Romano al XII secolo, l'A- 
lessi ha trovato argomento di notare non meno di al- 
tre 12 eruzioni dell' Etna : però è soltanto di quella del 
1 169 che si hanno descrizioni meritevoli di fede. 

Eruzione del 1169. — L' eruzione era già scoppiata 
violentissima nei primi giorni del Febbraio quando av- 
venne, il giorno 4, uno dei terremoti più funesti che 
ricordi la storia di Sicilia. Molti furono le città ed i 
villaggi fortemente scossi e danneggiati della parte me- 
ridionale dell'isola: Lentini e Catania crollarono intie- 
ramente e non meno di 15 mila abitanti rimasero se- 
polti tra le rovine della sola Catania. In tale cataclisma 
la parte orientale della cima dell' Etna, narra il Falcan- 
do, sprofondò alquanto, molte sorgenti di acqua muta- 
rono corso e le lave dal loro cratere avventizio, arriva- 
rono fino al mare passando a ponente del Castello di 
Aci. Tuttavia nella carta topografica del Waltershausen 
questa corrente non figura, forse perchè incerto ne è il 
corso; e perciò non trovasi notata neppure nella tav. I*, 
tratta da quel magistrale lavoro, 



(idi' Etna dà :SS6. 



Delle 14 eruzioni avvenute, sempre secondo lo Alessi, 
dal XII alti fine del XV secolo, sono meritevoli di un 
cenno quelle degli anni 1285, 1323, 1329, 1333, ij8i, 
1408, 1444, 1446, 1470 e 1494. 

Eruzione del 1285. — Secondo lo storico Niccolò 
Speciale, essa fu preceduta da un violento terremoto 
e le lave, clic dovettero venire fuori dal Iato orientale 
della montagna, divise in molti rami, circondarono un 
eremo detto di S. Stefano e devastarono completamente 
una grande estensione di campagne, che il Recupero 
opina siano quelle tra Damala e Bongiardo. 

Eruzione del 1323. — Di questa eruzione sappiamo 
solamente die scoppiò il 30 giugno: che la pioggia d'a- 
rena arrivò fino a Malta: e che per la violenza dei tre- 
nuioti i! vertice dell' Etna « affondò in parte ed il monte 
tutto ne fu sconquassato n. 

Eruzione del 1329. — Di questa clic fu formidabile 
abbiamo, invece, una viva e particolareggiata descrizione 
delio storico Spkci.u.e presente a tanto straordinario av- 
venimento. Una prima eruzione era scoppiata già il 28 
giugno verso sera, contemporanea ad un fortissimo ter- 
remoto che spaventò gli abitanti anche di molti altri 
luoghi di Sicilia: apertosi il lato orientale della monta- 
gna in una regione alta, presso la Rocca Mnsurra, una 
impetuosa -corrente di lava ne venne fuori dirigendosi 
verso Museali, di cui seppellì molte case e campagne. 
Questa eruzione durava ancora tra continui terremoti 



Enixjotii dell' epoca mediovaie. 



quando al ij luglio, dot dopo 17 giorni, una più bas- 
sa ma più profonda squarci attira si aprì con fremito e 
BagO C c grandissimi presso l'attuale villaggio chiamato 
Fieri, e da molte bocche cominciò a venire Unni unta 
copia di pietre e tanta arena, clic la luce del giamo ne 
rimase oscurata pei grande estensione e sul posto sì 
formò il cono detto MonU Sosso. Le lave eruttate, dopo 
avere coperto le campagne adiacenti al nuovo monte, si 
partirono in tre bracci, di cui due .si diressero e per- 
vennero tino al mare presso Aci, ed il terzo, appena 
toccato il territorio di Catania, cessò di scorrere, per 
l' interposizione, come asserisce lo Speciale, del velo di 
S. Agata. — Ma già, prima ancora ciie finisse questa se- 
conda eruzione, una terna di arena e di laviìle venne 
slanciata fuori dal cratere principale con furia tanta e 
con tanto fragore ed in tanta abbondanza, che « ne ri- 
masero coperte tutte le campagne catauesi , la luce del 
giorno ne tu oscurata e moltissime persone morirono 
per lo spavento ». 

Eruzione del 1333. — Pare, a quanto ne riferisce il 
Silvaggio, che questa eruzione sia stata di sole pietre 
lanciate dal cratere principale, non trovandosi fatta men- 
zione alcuna di corso di lave. 

Eruzione del 1381. — Dagli storici è ritenuta come 
una delle più violenti ed. è tra le pochissime le cui lave 
siano arrivate tino a Calania. Scoppiata verso Tienie- 
stxri, il j di agosto, diede origine per l'abbondante 



Stili' eruzione dell' Etna del 18S6. 



getto di pietre e di scorie ni Monti Àrsi; però la spac- 
catura della montagna, di uniforme larghezza e profon- 
dita « quasi fosse un canale sotterraneo artefatto » ebbe 
principio a tramontana di Torre di Grifo, ora Mussa 
Annunziata, e nella direzione E. S. E. arrivò quasi in 
linea retta fin presso a Gravina dalla quale località eb- 
bero sgorgo le lave fuse, ciie dopo 8 chilometri dì per 
corso raggiunsero i! mare in vicinanza di Catania, col- 
mando quel porto di Ulisse di cui parla Omero e che 
si crede fosse stato tonnato dalle due antiche correnti 
di Larmisi e d' Ognina. 

Eruzione del 1408 — Anche di questa eruzione avve- 
nuta nel Novembie, due chilometri a tramontana del mo- 
nastero S. Nicolò dell' Arena, le cronache del tempo ci 
hanno lasciato vivaci descrizioni. La squarciatura del 
suolo fu preceduta dall' apparizione di grandi fiamme dal 
cratere principale e fu accompagnata, al solito, da tre- 
muotì violenti e da abbondante getto di lapilli e di are- 
na. Formatosi il cono avventìzio , le lave cominciarono 
a fluire da ben cinque bocche e con si grande impeto 
che ne rimasero atterrite tutte le popolazioni del ver- 
sante meridionale dell'Etna: e Catania stessa sarebbe stata 
abbandonata senza l'energica opposizione della regina 
Bianca. L'eruzione durò soltanto 12 giorni, ma in cosi 
breve tempo le lave avevano avuto agio d' investire al- 
cune case di Pedani, e divise in quattro rami erano ar- 
rivate assai vicino ai posti dove ora sorgono Mascalucia, 



Eruzioni dell' epoca tnedìovale. 



S. Gic 



I.i Punta , Bonaccorsi ed Ad S. Antonio. 



Una tempesta sopravvenuta , 



unge un Anonimo di 






i lanciate dal cratere 
i perdesse ( ? ! ) Mes- 



Sctacca, spinse cosi lontano le cenei 

principile die « poco mancò i 
sin» e tal' altra città dì Calabria ». 

Eruzione del 1444— Che un'eruzione dal fianco me- 
ridionale dell' Etna sia avvenuta iti quest'anno è un fat- 
to che non può esser messo in dubbio essendone stato 
testimonio un Renz.\no vescovo di Lucerà, che raccon- 
ta della corrente di lava minacciante Catania ferma- 
ta presso Battìati dal velo prodigioso. Filoteo , alla 
descrizione di questa eruzione aggiunge la notizia che 
il cratere maggiore die formava 1' alia cima dell' Et- 
na sprofondò in parte « inghiottito dall' Ampliata voragi- 
ne n ed il Fazello con poca diversità ne ripete il rac- 
conto. Il Recupero, in ultimo ci ha lasciato la topo- 
grafia del corso di questa lava che in soli 20 giorni, 
uscita fuori da una località posta tra Monti Ano e Mon- 
te Peloso, si sarebbe allargata e sovrapposta a quella del- 
la precedente eruzione, fino a Mascalucia , S. Giovanni 
la Punta, Bonaccorsi e S. Antonio. 

Eruzione del 1445 — Scoppiò nella sera del 25 set- 
tembre presso la Serra di Musami , dando origine , si 
crede, a Monte Finocchio. Pare che le lave siano colate 
solo nell' interno della Valle del Bove , non facendosi 
menzione di danni arrecati alla regione coltivata. 

Di una eruzione avvenuta nel 1447 non si sa altro, 



Sdtf fnrjntie ilcìi' Fina del 1 



dal Silaggio, che i danni prodoni non furono gravi, 
essendosi la corrente arrestai.! dinanzi al velo di S. A- 
gata. 

Eruzione del 1470 — Lunghissimo, al contrario, sareb- 
be stato il corso delle lave di questa eruzione , cui il 
Fazello assegna 28 miglia (!) di lunghezza, e che du- 
ra tradizione siasi sovrapposta e confusa colle lave del 
Crocifìsso o del 1381, arrivando anche essa lino al ma- 
re e coprendo il porto di Ulisse già parzialmente col- 
ui. ito. 

Eruzione del 1494 — Di questa eruzione, colla quale 
si chiude la serie di quelle scoppiate nel medioevo non 
si conosce il corso delle lave : si crede pcò sìa stata 
l'origine di Monte Frumento. Gli storici narrano dì que- 
sto periodo le notevoli modificazioni subite dal cratere 
principale, che già era sprofondato in parte durante la 
eruzione del 1444 e che si era tornato 1 formare mol- 
to alto e di forma regolare. 

Nella Tav. I* tutte le correnti di lava che secondo 
il Waltershaiisen si ha la ragione di credere siano cola- 
te nei dicci secoli deli' epoca mediovaie sono state co- 
lorite, naturalmente nella porzione rimasta scoperta, con 
tìnta violetta. 

fi.— ERUZIONI DKI.l/ EPOCA MODERNA. 



Eruzione del 1536 — A quanto narrano le cronache 
del tempo ed il Fazello che ne fu spettatore, questa 



BfKtjom tk&.ipoca iiioJi-iiij. 



eruzione del 1536 merita di essere 110l.Ua tra le più 
violenti. Le Live dapprima, il 22 marzo, proruppero dal 
cono principale: al terzo giorno avvenne una enorme 
squarciarura nell'alta regione boschiva a libeccio dtl 
cono e da molte bocche venne Inori un così copioso 
torrente di fuoco che il terrore ne fu generale e gran- 
dissimo anche a Catania, Le lave progredendo si di- 
visero in tre rami: uno diretto verso Nitolosì distrus- 
se il tempio di S. Leone, un secondo si avanzò verso 
Valcorrente, un terzo verso Paterno. 

Eruzione del 1537— Ma ancora non era cessata quel- 
la eruzione, che dopo dodici giorni di terremoti spa- 
ventevoli, n per cui tutta Sicilia ebbe gravi danni e 
Corleonc fu quasi distrutto» sì aprirono a meta di Mag- 
gio nuove grandi bocche presso Monte Sparviere , dalle 
quali fu vomitata tanta materia fusa che in quattro gior- 
ni le correnti percorsero più di sette chilometri, lam- 
birono il monastero di S. Nicolò I' Arena e distrussero 
molte case di Nicolosi e Mompilieri. Portato in pro- 
cessione il velo dì S. Agata, il corso delle lave si ar- 
restò, ma la pioggia delle ceneri durò ancora per tre 
giorni, mentre il cono principale sprofondava fragoro- 
samente « inghiottito dalla bocca del vulcano che da 
quel tempo per altri nove anni rimase senza cono ed 
in attività permanente n. 



Altre tre eruzioni sono notate come avvenute negli 



Sali' e; 



■ dell' Etna del iSSù. 



anni 1566, 1579, 1580. — Della prima sì sa che le lave, 
venute fuori da Monte Forte, raggiunsero i nocelleti di 
Randazzo: della terza die scoppiò verso il Pisano e clic 
le lave sì diressero verso Aci , mentre della seconda 
s' ignora tanto V origine che il corso. 



Il secolo XVII e nella Storia dell' Etna un secolo di 
grandi avvenimenti. 

Nel 1603 il cratere principale dà segno di straordi- 
naria attività coli' emissione di fiamme splendenti. 

Nel 1607, continua a dar segno di molta attività con 
uq torrente di lave che colma il lago sottoposto al cra- 
tere, mentre da una squarciati! ra del fianco altre colate 
dì lave distruggono ie compagne di Adernò. Nel 1609, 
nuova eruz'one sopra Randazzo; e l'anno successivo al- 
tre correnti che arrivano fino allo abitato di Adernò, 
distante 15 chilometri dal teatro d'eruzione. 

Dal 1613 al 1624 è un continuo succedersi di terre- 
moti e di eruzioni, specialmente nel versante settentrio- 
nale della montagna. Al t° luglio 1814 sì aprono nuove 
bocche presso Monte S. Maria, crolla il cono S. Giorgio, 
formatosi nell' eruzione del 1607, e per io anni conti- 
nua la emissione delle lave. 

Al 2t febbraio 1633 scoppia una nuova eruzione, che 
è preceduta da un tremuoto cosi violento che ne ri- 
mangono distrutti, insieme alla chiesa della Madonna del- 
l' Idrìa, molte case di Nicolosi e del Piano. 



Emioni deli' epoca moderni. 



Eruzione del 1634-36. — Né meno funesta è l'eruzio- 
ne cominciata il 17 Dicembre 1634 e durata fino al Lu- 
glio 1636. La squamatura del monte, preceduta e que- 



. volta anche ; 



, ha luogo al Tri 



i,i tremuoti, 

foglietto presso Serra Piatila: però le correnti di lave 
effluiscono da un grande numero di bocche sparse so- 
pra una vasta superficie di monte. Dapprincipio la mas- 
sa fluente espandesi sul piano delle Rosette: di poi un 
braccio trabocca verso Fieri e si avanza fino al Pisano, 
mentre un altro più impetuoso , dopo essersi allargato 
sul piano dell' Edera, minaccia Trecastagne e Pedara. 
La processione dal velo di S. Agata, cosi narra il Car- 
rera, arresta la corrente; ma per poco , perchè nuove 
correnti si seguono e si accavalcano , squarciasi il ter- 
reno per tre miglia in contrada Pricoco, e tra sprofon- 
damenti e terremoti le colate continuano fino a tutto 
Giugno, mentre 1' attività dei crateri sì mantiene per- 
sistente fino alla primavera del 1638. 



La eruzione del 1640, dalla parte dì Castiglione, av- 
viene con scarsa emissione di lava: non cosi, quella del 
1646 che dà origine a Monte Nero sul versante setten- 
trionale e le cui colate sono tanto copiose da coprire, 
per gran larghezza di terreno, le campagne di Castiglio- 
ne fino a due chilometri da Mojo. 

Eruzione del 1651.— Anche questa è degna di speda- 



: (W Elmi del t8S6. 



le menzione. — Scoppiata nel Febbraio, le lave si span- 
dono in varie direzioni. Un braccio, a quanto narra un 
Agatino Russo, colando sul fianco orientale HretAfl 
piombato nel vallone di Macchia in territorio di Gi.ti- 
re : mentre un altro, il più poderoso , si diresse verso 
Bronte animato di velocita così straordinaria che in so- 
le 24 ore arrivò sino al paese che investi dal lato dì 
tramontana. Eppure questa eruzione ebbe una durata lun- 
ghissima, circa tre anni, spesa a quanto pare, a fornire 
materia fusa alle successive colate che si sovrapposero 
e si espansero in modo considerevole per la lunghezza 
dì oltre 12 chilometri e per la larghezza media dì 3 
chilometri. 

Eruzione del 1669.— Ed eccoci giunti alla più memo- 
rabile delle eruzioni storiche dell'Etna, a quella che, per 
essere accaduta in epoca vicina e per essere stata causa 
della distruzione di molti paesi e di porzione di Cata- 
nia stessa, è rimasta a preferenza famosa. I terremoti 
precursori dell'eruzione ebbero principio allo imbrunire 
dell'8 marzo e durarono fino al giorno 11 nel cui mat- 
tino la montagna sì squarciò da Nord a Sud per la lun- 
ghezza di parecchi chilometri. Verso mezzogiorno una 
scossa più violenta delle altre fece crollare Nicolosi e 
prima e dopo, per tutto quel giorno, fu un continuo 
crepacciarsi del monte, con lunghe e profonde fenditure 
poste tutte sulla stessa linea della prima squarciatura : 
finché dalla più meridionale di esse non cominciò a ve- 



Eruzioni dell' epoca moderna. 



» 



nìr fuori, presso Monte Futura , il getto di scorie e dì 
lapilli e di poi un vero fiume ili liquide lave. — E la [ora 
e P abbondanza della materia furono tali die nella stes- 
sa notte lu investito Mompilieri ed il giorno dopo, io 
venti ore, scomparve del tutto sotto un vero mare di 
fuoco l'abitato di Malpasso. E, mentre sparivano inghiot- 
tite dalla spaventevole fiumana case e terreni, altre boc- 
che continuavano ad aprirsi, fino al terzo giorno in cui 
sì formò di alcune di esse una maggiore e principale. 
E qui il Sorelli , fisico insigne di quei tempi, nar- 
ra, cosa addirittura incredibile, che un altro braccio di 
lava, urtando il moniicello Mompilieri, penetrò tra le ca- 
vità e le interne fenditure di quel vecchio cono, lo tra- 
versò sotterraneamente, lo scosse, lo spaccò, e Io ro- 
vesciò in parte. Però fu solo al quinto giorno che per 
il getto di materie solide cominciò a formarsi quel co- 
no avventizio che allora fu battezzato Monte Suina e 
che oggi si chiama dei Monti Sossi. Ne fino allora, nò 
per molti altri giorni, il cratere principale modificò l'ap- 
parente suo stato di quiete: la tranquillità di quell'al- 
ta regione essendo stata turbata solo ed in modo spa- 
ventevole il giorno 25 Marzo, nel quale con strepito for- 
midabile il gran cono fu inghiottito in gran parte, co- 
me narrano il Bohelli ed i cronisti contemporanei , ed 
in parte frantumato e lanciato in aria. Intanto le lave 
continuavano il loro corso iatale, seppellendo grandi e- 
slensioni di terre e porzioni del caseggiato di S. Pie- 



2S 



Sull'eruzione dell'Etna del 1886. 



tro, di Camporotondo, di Mascalucia, di S. Giovanni 
di Galermo, di Belpasso e di Torre di Grifo. Al 29 di 
marzo scompariva per sempre il paese di Misterbianco, 
ed al 23 di aprile, quarantacinque giorni dopo il prin- 
cipio dell' eruzione , le lave si precipitavano in mare , 
dopo aver colmato il delizioso lago di Nicito presso 
Catania ed investito la parte occidentale della città. La 
grandiosa eruzione aveva termine 1' 11 di Luglio, cioè 
4 mesi e io giorni dopo il suo primo scoppio. 

Altre eruzioni prima che finisse il secolo, vennero a 
dimostrare che 1' Etna era tua' altro che stanca. Dopo 
soli 13 anni di apparente quiete, nuovo periodo di gran- 
de attività e successivo scoppio di tre ben distinte e- 
ruzioni, una dal cratere nel 1688, e due, nel 1682 e J689, 
da squarciature nel fianco orientale della Montagna, Per 
fortuna le lave, colando abbondantissime nella Valle del 
Bove sopra terreni quasi incolti, non riuscirono funeste. 

Ultimo saluto di un secolo nefasto per Catania, una 
nuova eruzione scoppiava dal cratere nel 1693. Le lave 
non colarono giù, o colarono scarsamente, ma i feno- 
meni geodinamici furono cosi violenti, che tutta la Si- 
cilia ne fu scossa e Catania completamente distrutta. 
E mentre dalle rovine sorgevano più belle le fabbriche 
della Città moderna, incessanti tremuoti ne scuotevano 
le fondamenta, ma non riuscivano per questo a scuotere 
l'animo e la fede dei cittadini in un avvenire migliore. 



Eruzioni deli' epoca moderna. 29 



Nella prima metà del secolo XVIII la Storia delle 
eruzioni dell' Etna non ne registra meno dì sei. Una 
prima, nel 1702, scoppiata sul fianco orientale, in con- 
trada del Tritoglietto: le sue lave in cinque giorni a- 
vrebbero percorso tre miglia, raggiungendo la Valle di 

alanna. Una seconda, nel 1727, dal cratere principale: 
le lave in sei mesi sarebbero arrivate a Brontc. Una 
terza , nel dicembre 1732 , diretta verso Adernò. Una 
quarta, nel 1735, da varie bocche apertesi alla base de! 
gran cratere, e questa per nove mesi avrebbe tenuto in 
allarme ora Bronte, ora Lìnguaglossa, ora Mascali. Ed 
altre due, dal 1745 al 1748, di nuovo dal gran cratere 
verso la Valle del Bove nelle cui balze le lave colaro- 
no a varie riprese. 

Nella seconda meta del secolo, la frequenza e la 

olenza delle eruzioni furono ancora maggiori , come 
confermano le storie del tempo che di quel periodo ne 
anno raccolto dieci. 

Quella scoppiata nel 1752 fu di semplice materia so- 
ida , che in due anni avrebbe allargato moltissimo Ì 

.nchi e la base del cono terminale. 

Quella del 1755 fu doppia, centrale e laterale, essen- 
io le lave venute fuori dal gran cratere e da una squar- 
iatura del fianco presso Rocca Mtisarra: Fu preteso an- 
;i che questa conflagrazione sia srata accompagnata da 

l'eruzione di acqua salsa e di conchiglie marine. Quel- 



Sali' eruzioni dell' Etna del 1SS6. 



la del 1758 fu aneli' essa ili lave che colarono verso il 
bosco di Castiglione, mentre, inghiottita dal cratere, 
spariva la parte occidentale del cono. 

Eruzione del 1759 — È memorabile per le notevoli 
modificazioni che ne risenti il cratere principale squar- 
ciato alla base, da Nord e da sud, per dare adito a due 
diverse correnti di lava. Quella meridionale si allargò 
sul piano del Trifoglietto ingrossata dalla corrente di 
altre bocche: quella settentrionale oltrepassò di poco , 
verso Maletto, la base del cono. Ma quando al 1° A- 
gosto ogni cosa pareva terminata, si vide inaspettata- 
mente precipitare net cratere stesso una parte del gran- 
de cono, onde la cima fu degradata e prese 1' aspet- 
to di una mezza luna che la fece chiamare, come dice 
il Recupbko, bicorne. 

Eruzione del 1763— Scoppiò al j Febbraro nel bosco 
di Monte Rosìo e di Bronte e le lave vomitate da cin- 
que bocche colarono verso occidente fino a Monte Mi- 
nardo. Questa prima fase non era però ancora terminata, 
quando il 20 Giugno, dopo due giorni d' inferno per 
tremuoii, per detonazioni e per pioggia di lapilli e di 
arena, fu vista mia enorme fenditura sotto la Schiena 
dell'Asino. Dalla quale cominciò a sgorgare un vero 
fiume di fuoco nel tempo stesso che un incessante e 
copioso getto di massi e di scorie andò formando quel 
cono avventizio che oggi sì chiama Monte Rosso. Cosi 
alternandosi il getto delle scorie e l'efflusso delle lave 






Eruzioni dell' epoca modem. 






le colate andarono lentamente espandendosi per Ire me- 
si senza oltrepassare la Serra Pinata Calvarbia. 

Eruzione del 1766. — Ma dopo tre anni dì tregua, 
quasi a compimento della eruzione precedente, il 26 
aprile, scoppiava una più forte conflagrazione, spaven- 
tevole per l' Ìmpeto col quale sgorgarono le prime 
correnti, notevolissima per l'estensione dei terreni oc- 
cupati, d'infausta memoria per i gravi danni di cui tu 
causa. — Le prime bocche si aprirono in una regione più 
bassa del teatro eruttivo del 1763 ed intermedia tra 
quello ed il teatro della recentissima eruzione: I fiumi 
di lava che ne vennero fuori, si diressero impetuosa- 
mente pel declivio della montagna verso Serra FqgWtd 
Calvarina che girarono, poi precipitarono nel bosco del 
Chiatto, costeggiarono da oriente il Monte Grosso, in- 
vestirono il Monte dell'Albano e giunsero al Piano del- 
la Cisterna presso Sara Pinzuta, indirizzandosi verso 
Monte S. Niccolò, e percorrendo, !o assicurano i con- 
temporanei, sette chilometri in 19 ore. E mentre le la- 
ve continuavano ad espandersi in larghezza o si soprap- 
ponevano, mentre esplosioni, tremuoti, piogge di lapilli 
o di arena si seguivano alternandosi, il teatro di eru- 
zione si modificava ampliandosi con l'apertura dì nuove 
bocche fin nel piano del Chiatto e nella costa dei Cervi. 
Tuttavia la eruzione durò j mesi dopo aver ricoperta 
tutta quella vastissima regione boschiva e fatto scom- 
parire per sempre il cosiddetto bosco di Catania e por- 



32 



Sull' eruzioni dell' Etna del 18S6. 



zione di quello di Paterno, Ì quali se non avevano quel 
milione di alberi assegnato loro dalla esagerazione dei 
contemporanei, erano però di una importanza e di un 
valore considerevolissimi. Dopo quella del 1769, questa 
del 1766 è ritenuta, per l'ammontare dei danni, come 
la più fatate a quelle contrade. 

Eruzione del 1780. — Questa eruzione scoppiò la sera 
del 18 maggio a Sud Est della Montagnola e la squar- 
ciatura si protrasse fino al Piano del Carpentiere. 

L'efflusso delle lave fu abbondantissimo per parecchi 
giorni, ma agli ultimi di maggio le colatesi arrestarono 
avanti Monte Ragalna dopo avere distrutto una buona 
parte del bosco di Paterno. Tuttavia non cessarono per 
quell" anno né per 1' anno appresso le piccole eruzioni 
dal cratere centrale, anzi furono spesso accompagnate 
da vapori pregni di cenere rossastra, che condensandosi 
diedero origine a vere piagge di sangue. Questa eruzio- 
ne va ricordata specialmente per la intensità e persi- 
stenza dei suoi fenomeni geodinamici che , per ben tre 
anni e mezzo, travagliarono tutta la Sicilia: ne si crede 
sia stata estranea al grande parossismo dinamico che al 
5 febbraio 1783 fé' crollare con Messina anche molte 
altre citta e borghi della Calabria. 

Dell'eruzione centrale incominciata il i" luglio 1787 
si hanno minutissime descrizioni: essa, però, splendida 
come spettacolo scenico a causa delle vive fiamme e 



Eruzioni dell' epoca moderna- 



33 



delle esplosioni <IÌ materie incandescenti dal cratere, la- 
sciò poche tracce per la esiguità delle colme. 

Eruzione del 1792. — Ed al contrario, questa eruzione 
va celebrata per 1' abbondanza considerevole della ma- 
teria liquida che per un anno intiero non cessò di scor- 
rere, dapprima dal cratere principale nelle direzioni dì 
Adernò e della valle del Trifoglietto tino allo Zoccolare, 
di poi da una squamatura apertasi nel Piano del Lago. 
La quale squarcìatura fu quella che diede origine alla 
cosiddetta Cisternazza ed alimentò sotterraneamente quel 
fiume di lava che al i" giugno eruppe presso la Conca 
del Solfizio in due torrenti distinti , di cui uno preci- 
pitò nella Valle del Bove e l'altro, pel pendio opposto, 
si diresse e sì dilatò d' intorno al Monte Animista, fino 
al Monte Pricoco, alla contrada Cassone ed a Zafferani 
Etnea. 

Nella tav. i* le lave dei tre secoli dell' epoca mo- 
derna, non ricoperte dalle lave di questo secolo, si tro- 
vano tinte in giallo rossastro. 

6. — Eruzioni dei, skcolo attuale. 



Eruzione del 1802. — Una brevissimi eruzione di sco- 
rie e di lapilli aveva già avuto luogo nel febbraio del 
1800 quando ai ij novembre, tra scosse di terremoti e 
detonazioni, si squarciò il fianco orientale della monta- 
gna sopra Rocca Mitwrra ed ebbe principio quella colata 



34 



SuU' eruzione dell' Etna del 1886. 



di lave che percorse 8 chilometri di strada in tre soli 
giorni e minacciò seriamente le Caselle del Milo, alla 
imboccatura della Valle del Bove. 

Eruzione del 1805. — Se però la colata delle lave ral- 
lentò e fermossi repentinamente, non vennero meno, per 
questo, Ì fenomeni dinamici che attestavano 1' insolita 
attiviti nel cratere principale. Questa anzi si mantenne 
quasi invariatad.il 1802 al i8oy fino a che, l'ti luglio, 
accompagnata da tutti i fenomeni di una grande eruzio- 
ne, non scoppiò sul fondo del cratere stesso una eru- 
zione interna col suo cono di dejezione e colle sue mi- 
nuscole colate di lave. 

Eruzione del 1809. — Di questa eruzione, più che la 
estensione delle correnti laviche che in 12 giorni rag- 
giunsero la lunghezza di 6 chilometri, lu notevole la 
grandiosità del teatro eruttivo pel grande numero di 
bocche sparse sopra una fenditura di oltre sette chilo- 
metri. Le lave si arrestarono a soli 3 chilometri da Lin- 
guaglossa. 

Eruzione del 1811. — Ne meno interesse offrì il teatro 
di questa eruzione, cominciata la sera del 27 ottobre 
con l'apertura di una bocca alla base orientale del gran 
cono, e seguita a breve distanza dall' apertura di altre 
bocche sull' oilo del Piano e nella Valle de! Bove. La 
eruzione durò con varie riprese sei mesi circa e fu vera 
foriuna che le colute si siano dirette ed espanse in quan- 



Eruzioni del secolo attuale. 



35 



tità veramente enorme sui terreni incolti della vaile ed 
arrestate prima di toccare la regione coltivata. 

Eruzione del 1819.— La conflagrazione avvenne il 27 
Maggio nelle adiacenze dei crateri della precedente eru- 
zione, cioè nella regione S. e S. E. del cono principila'. 

Le lave venendo fuori dalla Balza di Giannicola e del 
Coivo si precipitarono nella Valle del Bove ed al secon- 
do giorno si erano avanzate di circa 4 chilometri: poi 
rallentata la corsa continuarono ad estendersi conside- 
revolmente sul fondo della v.ille sino a Monte Calanna 
e dal Salto della Giumenta alla Valle di Calanna dove 
si arrestarono il 26 Luglio. Accompagnarono questa 
eruzione i consueti terremoti e l'abbondante pioggia dì 
lapilli e di arena, tanto dalle bocche nuove quanto dal 
grati cratere : e sebbene durato due soli mesi questo 
incendio lasciò una colata di lave che è tra le più im- 
portanti di questo secolo. 

Eruzione del 1832. — Preannunziato da tremuoti vio- 
lenti, lo scoppio di questa conflagrasi HOC ebbe luogo 
nella sera del 31 ottobre. Due squarciature avvennero 
contemporanee una ad est ed una ad ovest della base 
del gran cratere. 

Dalle bocche delta prima squarcimi™ le lave colarono 
nella Valle del Bove; dalle nitri: bocche, (ormatesi presso 
il teatro eruttivo del 1653, l'eruzione di lave si man- 
tenne attivissima per 15 giorni, durante i quali le cor- 
renti, dopo avere distrutto una grande quantità di boschi 



Sull' crnyoM dell' Bitta del 1S86. 



si diressero verso Bronte che minacciarono da vicino. 

Eruzione del 1838. — Singolarissima di questa eruzio- 
ne fu la placidità dei fenomeni che 1* accompagnarono. 
Le lave uscenti da uno dei crateri interni del cratere 
principale cominciarono a scendere, l'8 di agosto, senza 
le solite esplosioni di scorie, senza detonazioni e senza 
tremuoti, sulla base del gran cono, di poi si precipita- 
rono nella Valle del Bove. Durò sei mesi e mezzo. 

Eruzione del 1842. — Anche questa eruzione scop- 
piata il 27 novembre ne!P interno del cratere principale, 
sebbene accompagnata da violenti fenomeni dinamici, fu 
di poco danno agli abitanti dell' Etna. Le lave fuse gra- 
datamente innalzandosi traboccarono dai margine meri- 
dionale del cono, colarono sul piano sottoposto e si 
precipitarono nella Valle del Bove che copersero per 
una lunghezza di tre chilometri fino a Monte S. Simone. 
Degna veramente di nota in questo periodo di grande 
attività fu la trasformazione subita dalla cima dell' Etna 
che per 1' innalzarsi della parte meridionale , perdendo 
la forma bicorne, prese il profilo che ha ora. 

Eruzione del 1843. Ben altrimenti disastrosa riuscì la 
eruzione del 1845 avvenuta in mezzo a fenomeni dina- 
mici di una spaventevole violenza. La squamatura eb- 
be luogo nel dorso occidente della montagna in una re- 
gione alquanto più alta di quella del teatro eruttivo del 
1832 e l'emissione d'ogni sorta di materiate vulcanico, so- 
lido e fluido, accadde attraverso a 15 bocche di dejezione. 



tmrìoni rfrf secolo aiutale. 



il 



Le correnti di lava in poche ore percorsero ire chi- 
lometri : al terzo giorno, la maggiore di essa era a soli 
4 chilometri da Brente: e la cittadinanza atterrita si 
affrettava ad emigrare, quando la corrente, investendo 
Poggio Vittorio, fu deviata dalla primitiva direzione. Bron- 
te fu salva, ma i danni prodotti alle campagne dallo e- 
spandersi delie colate non per questo furono pochi ne 



Eruzione del 1852. — Ne meno fatale alle campagne 
di Zaffarana Etnea, di Milo e di Giarre fu la conflagra- 
zione del 1852-53. — Preceduto da ima breve eruzione 
centrale , lo scoppio si verificò il 22 agosto sotto la 
Balza di Giannicola nella Valle del Bove, e le lave in 
sul principio corsero così veloci che al quarto giorno 
le colate si affacciarono alla portella di Calanna presso 
Zaffarana. Il terrore degli abitanti di questo povero pae- 
se minacciato di rovina cosi da vicino fu allora senza 
limite , né poteva dirsi ingiustificato se si tiene conto 
delle condizioni alti metri che dei luoghi. 

Tuttavia, né Zaffarana, né Milo, ne S. Alfio, né altre 
borgate di quel ridente versante furono investite dal tor- 
rente di lava, che rallentato di velociti si allargò sulle 
campagne circostanti e si arrestò del tutto il 27 Mag- 
gio 1853 dopo aver dato origine ai due crateri chiamati 
Monti Cctitenarii e aver occupato una estensione di ter- 
reno che fu stimato di circa 8 chilometri quadrati. 

Eruzione del 1863. —Dal 1852 al 1S63 non fu 05- 



3» 



Stili' emione cidi' Etna del 1SS6. 



servato lidia fenomeno molto importante sull'Etna e si 
può dire che questa sì sia mantenuta durante il decennio 
in uno stato di quiete relativa. Ma dai primi di Maggio 
in poi si manifestò dnl cratere una grande attiviti e ad 
intermittenze incominciarono a seguirsi varie eruzioni dì 
materie incandescenti, di scorie, di lapilli e di arene: 
fino a che non vennero fuori, 1' 8 di luglio, le prime 
lave fuse: dall'orlo del gran cratere traboccarono verso la 
casa degl'Inglesi che senza investire oltrepassarono, fer- 
mandosi sul Piano del Lago, in vicinanza alla Torre del 
Filosofo. Il fenomeno accompagnalo, al solito, da tre- 
muotì e da detonazioni e rombi, toccò il suo massimo 
d' intensità la notte del 24 Luglio: di poi gradatamen- 
te andò diminuendo per cessare colla fine del mese. 

Eruzione del 1865. — La breve eruzione precedente ed 
i successivi fenomeni del 1864, facevano presagire pros- 
sima una maggiore manifestazione della cresciuta attivi- 
ti dell'Etna, quando la notte del 30 Gennaro scoppiò 
la temuta eruzione. 

Lo squarcio ebbe luogo in una regione alta del fian- 
co N. E. e precisamente alla base di Monte Frumento, 
all' altitudine cioè di 2200 metri sul mare. Lungo una 
fenditura di 800 metri si formarono sette bocche di de- 
iezione, dalle quali venne fuori coi consueii fenome- 
ni dinamici, oltre alla materia solida che diede nasci- 
mento ai coni avventizi], un vero torrente di fuoco che 
nelle prime 24 ore percorse cinque chilometri di cara- 



Eruzioni del secolo attuale. 



39 



mino per giungere alla Valle di Co Ingranile, tra Monte 
Stornello e Serra Buffa. Le lave continuarono ad erom- 
pere con grande violenza per altri due giorni , durante 
i quali, precipitandosi attraverso ad una stretta gola da 
un" altezza di 60 metri, arrivarono, dopo aver colmato 
una valle, fino ai Monti Ani: finalmente al decimo gior- 
no raggiunsero il torrente di Mascali e si arrestarono 
all' incontro delle antiche lave di Scorciavacca. L' eru- 
zione durò tuttavia con varie fasi di diminuzione e di 
incremento per altri 143 giorni, cioè fino a tutto Giu- 
gno; in generale si mantenne con una intensità piutto- 
sto debole : ma vi furono dei periodi di inaspettata ri- 
presa ed in taluni giorni l'eruzione assunse la primitiva 
violenza, onde in Linguaglossa, paese più da vicino mi- 
nacciato, il terrore dell' investimento fu grandissimo. I 
danni materiali arrecati da questa eruzione furono mol- 
to gravi: basii dire che, oltre a molti altri boschi mi- 
nori, fu distrutto in gran parte il famoso bosco di pini 
detto della Cerrita. La estensione delle colate fu dav- 
vero straordinaria: certamente la maggiore del secolo. 
Con larghezza variabile da 1 a 2 chilometri la corrente 
si estese circa 9 chilometri quadrali e la massa delle 
materie eruttate fu calcolata di circa 100 milioni di me- 
tri cubi. Il gruppo cr.itereiforme dei nuovi coni porta 
ora il nome, impostole dal Prof. Silvestri che assistè lun- 
gamente e studio questa eruzione, di Monte Sartorio, in 
omaggio all' Illustre W. Sartorius di Waltershausen. 



40 Smir ttvpot dfir FjuM au. 



Il violento terremoto che al 19 Loglio beerà crollar* 
intieramente il villaggio di Macchia, quDCmqae avve- 
nuto una vernina di giorni dopo la fine dell* eruzione, 
e considerato come mt imamente conoes s o con qod pa- 
rossismo eruttivo. 

Eruzione del I8S8. — Le due erazioni arrenate sa! 
finire di qucit" anno furono di poca importanza. Tutù- 
via quella dell'8 dicembre appartiene al novero di quelle 
maggiormente conosciute , essendosi presentato con un 
apparato scenico singolarissimo. Dal cratere centrale, co- 
perto interamente dì neve, fu visto nelle prime ore della 
sera, innalzarsi una colonna di fuoco di dimensioni ma- 
ravigliose. Le scorie ed i massi incandescenti baciati 
all'altezza di due chilometri, si vedevano rotolare at- 
torno al cono fin da Catania e lo spettacolo, durato solo 
parecchie ore, fu visibile anche da Malta. 

Eruzione del 1869. — DÌ questa eruzione, scoppiata il 
26 settembre, si ha una esatta descrizione dal Barone di 
Waltershausen, che trovanti nella Valle del Bove quando 
essa avvenne. — La squarciatura si verificò alle ore ; 
del mattino, alla base Est del cratere massimo vicino 
all' orlo della Valle del Bove, nella quale le lave preci- 
pitarono. La corrente suddivisa in 7 bracci corse velo- 
cissima e raggiunse l.i lunghezza di oltre tre chilome- 
tri in sole sette ore. 

Alle ore 2 p. m. tutto era finito, meno il succedersi 
di terremoti che si ripeterono frequenti per parecchi 



lìru^ioni ili secolo attillile. 



4* 



giorni. Un banco di lave di oltre 7 milioni di Di. e. 
rimase testimonio di sì breve ma potente eruzione. 

Eruzione del 1878.— La storia dell'Etna non ba forse 
altro esempio di un impianto eruttivo cosi grandioso 
seguito da un corso di lave così modesto come quello 
i questa singolare eruzione scoppiata il 29 Agosto e 
durata tre soli giorni. La squarcìatura ebbe luogo nel- 
r alta regione del versante settentrionale, in una dire- 
zione tra Randazzo e Castiglione, ed il parossismo vulca- 
nico, manifestatosi di una spaventevole energia con la 
lormnzione di non meno di 35 bocche eruttive , dopo 
sette ore di violente ejezionì di detriti incandescenti e 
di lave, si affievolì grado a grado per cessare comple- 
tamente al terzo giorno. 

Il Silvestri considera questa conflagrazione come il 
tentativo di una grande eruzione abortita e, fin d'allora, 
pubblicò ritenere molto probabile che una futura eruzione 
dell'Etna si compisse in questo lato della montagna ri- 
masto aperto..,. 

Eruzione del 1879. — Ed i fatti gli diedero ragione : 
:' eruzione del 1879 essendo avvenuta, senza fenomeni 
allarmanti , attraverso all' adito preparato dalla prece- 
dente eruzione. Anzi, caso piuttosto raro , la squarcia- 
la interessò 1 due fianchi della montagna , essendosi 
jrolungata anche dal lato sud-ovest fino alla base di 
Monte Frumento, sicché contemporaneamente le lave co- 



■\ì 



Sull'eruzioni à(W Etna del iSSé. 



miociarono a colare verso Bianca villa e verso Mojo. Ma 
dopo un giorno e mezzo dal Imo di Biancavitla lo sgorgo 
venne meno e le lave si arrestarono a due chilometri 
dalle bocche, mentre dai lato opposto l'eruzione con- 
tinuò con straordinaria energia dando luogo alla forma- 
zione di due distìnti crateri, cui più tardi fu dal Prof. 
Silvestri dato il nome dì Umberto-Marghtrita. Però 
contrariamente a quanto si era previsto, questa eruzio- 
ne, che aveva un apparecchio eruttivo tanto grandiosa- 
mente formidabile, fu anch' essa di breve durata, essen- 
dosi esaurita dopo n giorni di corso, il 5 di Giugno. — 
Tuttavia, risulta dai calcoli fatti che la colata delle lave 
del solo lato settentrionale si avanzò n chilometri fi- 
no a 400 metri dall' Alcantara ed occupò una estensio- 
ne di circa 3 chilometri quadrati con un volume di lave 
di 40 milioni di metri cubi, mentre i lapilli e l'arena 
piovuti sulla regione Etnea avrebbero raggiunto il vo- 
lume doppio a quanto ce scrissero i Prof. Mantovani e 
Gregori nel Bollettino del Club Alpino, 1879. 

Questa eruzione anch' essa fu cagione di allarme e dì 
paura, specialmente per gli abitanti di Mojo , ma in 
realta i danni si limitarono alla distruzione di terreni 
boschivi. 

Eruzione del 1883. — Come l'eruzione del 1874 pre- 
parò il terreno a quella del 1879 così questa del 1883 
fu una vera preparazione all'eruzione recentissima. 

Lo scoppio, preceduto da un lungo periodo di attivila 



Unisoni del secolo attuale. 



4! 



Stromboli.! n.i dal cratere teatrale b di attività sismici in 
tutta li regione etnei, avvenne il 22 Marzo col solito 
accompagnamento di treniuoti, di rombi e dì detonazio- 
ni formidabili; e la spaccatura ebbe luogo nella parte 
meridionale del monte, ad oriente dì Monte Concìlio, se- 
condo una linea il cui prolungamento coincide appunto 
colla squarciatura dell' eruzione dì quest* anno. 

L' energia dei fenomeni geodinamici, specialmente nel 
primo giorno, fu spaventevole. Dapprima sulla linea della 
frattura le bocche si disposero in tre gruppi: di poi, 
per la prevalenza di alcune sulle altre, attorno a quelle 
su cui si concentrò dippiù il parossismo vulcanico, s't 
andarono formando i due crateri principali, nel tempo 
stesso che da un'altra bocca cominciò a venir fuori una 
massa di lave scoriacee sciolte. Ma, mentre questo im- 
pianto eruttivo faceva supporre si trattasse di una lun- 
ga e forte eruzione, di un tratto venne meno la primi- 
tiva violenza e al terzo giorno ogni cosa era ritornata 
in calma. 

Nello interesse della Scienza, però, questa breve e- 
ruzione fu d' importanza non piccola, avendo lasciato il 
maestoso apparecchio dei crateri quale si presenta nel 
primo periodo di una conflagrazione violenta di cui si 
può considerare come un vero tentativo fallito. 

Il Prof. Silvestri ha pubblicato sopra questo avveni- 
mento un lavoro molto accurato eh' egli chiama Sag- 
gio di nuovi Stttdii. É la storia non solo di questa crii- 



Sull' milione dell' Etna àtl 1SS6. 



zione ma dei fenomeni di vulcanìcità che l'avevano 
preceduto nel triennio, e questa storia è di molto in- 
teresse per il profilo sotto cui venne presentata. 

Infatti, mercè il preventivo impianto di una rete dì 
stazioni sismiche etnee, i fenomeni geodinamici potero- 
no essere osservati e studiati nel loro complesso , e st 
potè tenere conto anche dei micromovinienti del suolo: 
studio che credo sia nuovo nella Scienza ed è certo 
nuovo come applicazione ai fenomeni dell' Etna. 

Il Prof. Silvestri fu pertanto molto preoccupato del- 
la prematura fine di questa eruzione incominciata tanto 
violentemente, e però pubblicando la sua relazione scri- 
veva cosi : 

« Ma ia scoperta è pur troppo turbata da un funesto 
« pensiero che in via di domanda si riflette ncll' animo 
o e non lo lascia tranquillo. Che sia stato tuttociò un 
« preparativo per una violenta futura eruzione in questo 
« basso fianco meridionale dell' Etna rimasto aperto? — 
«Non interroghiamo ia storia moderna dei fenomeni 
« Etnei, per tenerci lontani da qualunque previsione di 
«danni incalcolabili, di una immensa sciagura!». 

L'eruzione di questo maggio gli ha dato, pur troppo, 
completa ragione. 



- Epilogo storico. 



Nel compilare questo cenno sulle eruzioni storiche 
dell' Etna io mi sono giovato principalmente dei lavo- 



Epilogo storico. 



43 



ri pubblicati, sulle tracce del Recupero, del Ferrara e 
dell' Alessi, dal Gemmellaro e dal Waltctshausen. Per- 
tanto ho tolto da loro i fatti principali, tralasciandone 
la parte descrittiva ed anedottica , che se riesce diver- 
tente o interessante come indice della coltura , dei co- 
stumi e delle credenze di altri tempi, ha però una se- 
condaria importanza nella cronologia storica degl'incen- 
dii del vulcano. 

Leggendo questo compendio non vi si trovano, quin- 
di, le molte esagerazioni e le inesattezze che si riscon- 
trano sovente in quelli: non gii perchè abbia potuto ret- 
tificarle , ma perchè nell' obbligo impostomi di esser 
breve ho trovato ragione sufficiente per scartare quelle 
particolarità che mi parevano poco verosimili o addi- 
rittura impossìbili. Tuttavia, anch'io ho dovuto tolle- 
rare un vizio quasi organico in questa storia delle eru- 
zioni ed è il vizio dì esagerazione nella stima della e- 
stensione dei corsi di lava: ciò che è scusabile se si 
pensa che un'idea esatta della topografia dell'Etna si 
è avuta soltanto dopo la pubblicazione della carta del 
Waltershauseu e dell' Istituto Topografico Militare I- 
taliano. 

Ad ogni modo, quand* anche non si voglia ritenere 
come accettabile in ogni sua parte questo riassunto, es- 
so ha però la utilità di far sapere i principali avveni- 
menti storici del nostro vulcano, o almeno quel tanto 
che basta per far conoscere in qual modo siasi mani- 



5WJ* eruzione dell' Etna del iS,%. 



festara la sua attività negli ultimi trentaquattro secoli 
di un' esistenza mai sempre irrequieta. 



Le eruzioni storiche di cui ho fatto parola ascendo- 
no in totale a 76: di esse 12 appartengono alle epoche 
greca e romana, 12 all'epoca mediovaie, 54 all'epoca 
moderna e 18 a questo secolo. 

Si capisce però come questo numero non rappresenti 
che quello delle eruzioni di cui si è trovato cenno nelle 
storie e nelle cronache dei tempi. E questo stesso nu- 
mero è causa di controversia tra gli scrittori delle cose 
etnee, essendoci autori che hanno accettato nel novero 
delle eruzioni avvenute alcune di cui non è abbastanza 
dimostrata 1' esistenza storica. 

Delle epoche greca e romana, infatti, mentre non ab- 
biamo notato che sole 12 eruzioni, l' Alessi ne mette 
43, perché di tante egli ha trovato traccia negli scrit- 
tori dell'antichità. Ma non ci vuol molto a persuadersi 
come anche questo numero sia inferiore di molto al 
vero, non essendo verosimile che in 19 secoli siano ac- 
cadute tanto poche eruzioni quando negli ultimi tre 
secoli se ne sono potute contare ^6 ! 

E similmente anche volendo ammettere elle siano state 
non 12, quante ne lia notate il Gemniellaro , ma 26, 
quanto ne segna l'Ai essi, le eruzioni del periodo medio- 
evale, io credo che anche questo numero sia minore del 



Epìlogo storico. 



vero, parendomi inolio lungo il periodo medio di 40 
.nini tra un'eruzione ed un'altra. 

Mentre, d'altra parte, non si ha indizio che in que- 
sti 50 secoli l'attività del vulcano siasi mostrata meno 
violenta che ai nostri giorni. Anzi ci sarebbe d'argo- 
mentare il contrario mettendo ni paragone la prontezza 
colla quale nell'epoca moderna gli etnicoli hanno ri- 
fabbricato Ì paesi distrutti dalle lave col tatto della tra- 
smigrazione dei Sicanì dalla costa orientale alla occiden- 
tale dell' isola, resa necessaria dai parossismi dell'Etna. 
E che le eruzioni antiche e medioevali in fatto di vio- 
lenza non siano state inferiori a quelle odierne, si può 
rilevare anche gettando uno sguardo sulla Tav. 1* dove 
si vede la enorme estensione delle varie colate di lave 
appartenenti a quelle epoche. E del resto abbiamo ve- 
duto come la stessa storia delle eruzioni parli di ben 
cinque correnti arrivate fino al mare prima dell' epoca 
moderna (Eruzioni del 396 a. C. e degli anni 1169, 
1329, 1381, 1470). 

Nulla adunque fa supporre che 1' Etna sìa stata più 
calma nei tempi antichi e mediocvali; eppcrò se è scarso 
il numero delle eruzioni di questi periodi storici ciò 
deve attribuirsi piuttosto alla circostanza che scarse sono 
le notizie pervenuteci di esse, non mai gli avvenimenti 
stessi frequenti allora come lo sono adesso. 



Dell'epoca moderna e contemporanea, invece, trovia- 



Sul!' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



mo ricordate 52 eruzioni di cui, se al secolo XVI ap- 
partengono solamente 5, non sono meno di 18 quelle 
scoppiate negli ultimi 86 anni. 

La storia etnea di questi 4 secoli è abbastanza par- 
ticolareggiata e quella parte che tratta delle eruzioni 
del secolo XIX riesce di molto interesse ; ho creduto, 
pertanto, non fuor di luogo compilare la seguente ta- 
bella nella quale di ogni eruzione moderna ho specifi- 
cato ìl punto di sgorgo delle lave , la estensione delle 
colate, i paesi e le regioni coperti dalle varie correnti 
e qualche particolaritA più spiccata. 



Tabella Belle (razioni dell 



enoene maina e contempr. 



oJ 


Ubicazione 


ESTKN, 


Paesi e regioni 


Durata 


e 1 


dei crateri 


delle 


occupati 


particolarità 


<« 


il elio sgorgo 


colate 


dalle lave 


dell'eruzione 


1536 


fianco moridioii. 


Brando 


(or. Nift e Pater. 


duro un «ano 


1537 


fianco meiidion. 


-mulo 


Icrrit. Nicolosì 


«profondò il crai. 


1566 


presso M. Forte 


grande 


teirit. Randa j.zo 


— 


1579 


— 


— 


-. 


— 


1580 


presso M. Ilici 


grande 


territ. Aei Reale 


- 


1GU3 


cratere centralo 


_ 


_ 


li ani me sul craL 


1G07 


fianco oceiilotit. 


pio col a 


territ. Adernù 


colmò Iago crai,! 


l'in'.) 


fianco settentr. 


i: ra in li'. 


territ Randazzo 


durò 11)5 giornii 


1610 


fianco Sud-ovest 


p rande 


adiacen. A derno 


durò 10 anni 


161 3 


i-i-. M. S. Maria 


enorme 


territ, Raodajm 


- 


1633 


- 


- 


- 


crollò il Piano 1 



Epilogo storico. 



a % 


Ubicazione 


Estens. 


l'.u.-i 1 BBOIOH1 


DtTRAT* 


il 


dei crateri 


delle 


occupati 


e particolarità 


< « 


n ilr.'lln s^rpr^ri 


colate dallo lave 


dell' eruzione 


1634 


p. Serra Più, C. 


,„,„■„„■ 


ad.Fl.TrecPed. 


durò 18 mesi 


1640 


Salico set leu Ir. 


piccola 


itdiac di Castel. 


— 


I64C 


fianco setteutr. 


enorme 


territ di Castigl. 


forno M. Nero 


1651 


fian. orien. e occ. 


enorme 


ter. Masco Bron. 


durò 3 anni 


vm 


presso Nìcolosi 


enorme 


Momp.Mnlp.Cat. 


formò i M, Rossi 


1683 


fianco orientale 


grande 


Valle «lei Bove 


— 


1688 


cratere centrale 


glande 


Valle del Bove 


- 


Itw.i 


fianco o rie ti tuie 


grand. 


ii-r. M.isi-, e Mar, 


Nel 93 crollò Cat. 


i:iw 


p. Il Trtfogliello 


«no,,» 


Valle di Calami» 


durò 2 mesi 


1727 


cratere centrale 


grande 


adiac. di Dronte 


durò 6 mesi 


1732 


cratere centrale 


grande 


adiac di Pater. 


durò 20 giorni 


1735 


bau se IL e ritte re 


grande 


ter.Br.Liiig.Mas. 


durò 9 mesi 


1744 


baso merid. crai, 


piccola 


adìae. cratere 


— 


1747 


cratere centralo 


piccola 


Valle del Bove 


— 


1752 


cratere centrale 


piccola 


Vallo del Bove 


durò 2 anni 


1755 


cr.ceR.Mu.sar. 


grande 


Valle del Bove 


piogg. conchiglie 


1758 


base occid. crat. 


grar.de 


bosco di Castigl. 


a prof, il cratere 


1759 


base S. e N. crat. 


grande 


p.cral.eTrifogl. 


sprof, la cima 


1763 


a SE Montagnola 


grande 


p.Piat.oS.Pis.C. 


formò M. Rosso 


1766 


a S. Montagnola 


enorme 


,.. Piatto a& Iv.. 


distr. bosco Cat. 


1780 


p.M.Ncrod.Zap. 


grande 


bosco di Paterno 


tram. Calabr. 83 


1787 


cratere centrale 


ptl.'L'1'llÌS. 


base set. del crat. 


- 


1792 


cratere centrale 


non». 


terr. Zaflarnna 


colò d. V. Bove 


1802 


pr. R. Musami 


grande 


Valle del Bove 


durò 3 giorni 


1805 


dentro il elatere 


piccola 


l'ondo del crat. 


- 


1809 


fianco Httentr. 


grande 


ad. Liiigusglos. 


durò 14 giorni 



jo Sali' eruzione dell' Etna ilei 1SS6. 




°J 


Ubicazione 


Rstens. 


PAfcSI E REGIONI 


Dorata 






= t 


doi crateri 


della 


occupati 


o particolarità 






*4 


o dello Egorgo 


colate 


dalle lave 


doli' eruzione 




1811 


BftOCd "ìi'';it;i!" 


(■rande 


Valle del Bove 


duro 6 mesi 




1810 


a S e S.E cr. e 


enorme 


Val. di Calanti» 


durò 2 mesi 






1832 


baso E. o 0. crai 'grande 


tor.Br.flV.1tow 


dura 23 giorni 






1836 


interno del crat. 


grande 


Valle del Dove 


fu placidissima 






1842 


btfwoc d-i\ ani. 


grande 


Vitti M Uovo 


trasfor. il crat, 






1843 


fianco occidont. 


enorme 


adiac. di fironte 


durò 11 giorni 






1852 


Amico orientale 


enorme 


adiac. di Zaffar. 


f. M. Centenario 






1863 


base E. del crat. 


piccola 


PUjw lei Lago 


Surt 28 perni 






1805 


pr. M. Frumento 


enorme 


bosco della Ccit. 


li ir. M. Sartorio 






1868 


cratere centrale 


— 


— 


— 






1869 


baie Est cratere 


piccola 


Valle del Bovo 


iato 7 ore 






1874 


fianco set tenie. 


piccola 


— 


— 






187!) 


pres. M. Frumcii. 


grande 


tenit. Randa zzo 


for.M.Um.eMar. 






1883 


pr, M. Concilio 


— 


— 


— 






1886 


pr. M. Pinitello 


grande 


adiac. Niculusi 


i'ir. M. Semmai. 




Esaminando questa tabella si può avere una idea ge- 


nerale e sommaria delle varie eruzioni posteriori al ij" 


secolo e valutarne la importanza; ma perché ciò riesca 


ancora più agevole ho pensato d'i aggiungere il se- 


guente specchietto nel quale ho classificato per secolo, 


il numero delle vane eruzioni, il periodo della loro suc- 


cessione, la indicazione se avvenute dal cratere centrale 


o da coni avventizi! e se abbiano dato luogo a piccole 


emissioni di lave o a colate di grande estensione. 



Epilogo sierico. 



Numero, periodo, crateri d'eruzione 
ed estensione delle coluta 




_* 


*5 




1- 

52 


II 

a -- 
_l 


Numero delle eruzioni. . . . 


5 


14 


15 


18 


Periodo medio della loro success. 


20 


7 


6 


5 


- 


s 


Eruzioni centr. o dal crat. princ. 


- 


3 


4 


4 


11 


3 


Eruzioni eccentriche o Intonili . 


4 


10 


10 


14 


38 


9 


Eruzioni con colale molto eslese 


4 


10 


11 


18 


37 


9 


Eruzioni senza o con picc. colato 


- 


4 


4 


fi 


14 


■1 



Questo specchietto non ha, invero, valore scientifico, 
perchè le varie eruzioni non sono state osservate con 
uguale oculatezza né studiate con criterio unico, né di 
tutte abbiamo notizie sufficienti o accertate. Però, la 
natura di questo scritto mi consente dì inserirvelo quale 
esso sia, potendo servire a far vedere come siasi manife- 
stata 1* energìa vulcanica in questi ultimi secoli nei quali 
i fenomeni dell'Etna, per quanto non siano stati studiati 
in modo ugualmente razionale , sono certamente stati 
osservati con maggiore accuratezza che per lo innanzi. 

Ed in primo luogo si vede come per le eruzioni del 
nostro vulcano esista realmente un certo periodo , che 
si può dire di preparazione. I vari! incendi!, infatti, non 
si succedono disordinatamente, mi passando attraverso 
differenti fasi che nel loro complesso ed ordine si ras- 
somigliano. Al parossismo vulcanico segue, per lo più, 



p 



Smir emione àclV Em del tOé. 




un periodo di attivili itiomhiJJMii, indi n quitte re- 
lativa, di poi un riivcgiio di attiriti e ftulmniri , pre- 
ceduto da fenomeni geodinamici. Io scoppio ddl* eru- 
zione ebe , dopo ma dorati che pare abbia relazione 
con quella del periodo di gestazione e colla intensità e 
abbondanza dello sgorgo, si chiude eoa obi recrude- 
scenza di manifestazioni sismiche. 

Questi periodi non si ripetono ad agitali intervalli: 
□è i fenomeni dell'energia vulcanica si se ggono colla 
stessa interniti : ma se tatto ciò rende, nello stato at- 
tuale della Scienza, assai difficile il potere formulare una 
legge delle eruzioni di no vulcano, io credo debba di 
ciò incolparsi piunosto la mancanza di quelle numerose 
osservazioni che costituiscono la vera base di ogni sta- 
tistica razionale, anziché la irregolarità nella successio- 
ne, nel periodo e nella energia dei vani fenomeni vai- 



Questa legge oggi manca : ma verri tempo in cut, 
potendo irar profitto di no numero maggiore di osser- 
vazioni scientifiche, la Vulcanologìa riuscirà a scoprirla: 
riuscirà a trovare quel nesso che lega i vani fitti che 
apparentemente se m br an o ora non ubbidire a regola al- 
cuna : sapri separare le cause efficienti dalle cause oc- 
casionali e determinare il periodo ciclico. 

È s'ero ebe le osservazioni dirette ancor 
fermano pienamen'e la esistenza dì uni tale legge; i 
questo non facci u a nt^ 



Epilogo Storico. 



si 



riorì della vulcaniciti ili una data regione debbono, ne- 
cessariamente, corrispondere altrettanti fatti interni, dirò 
cosi, organici e costituzionali. Perchè avvenga un'eru- 
zione occorre che passi il tempo richiesto per la mani- 
polazione delle lave nel focolare interno: occorre che la 
forza impellente abbia riacquistato quella intensità senza 
la quale non possono essere vinte la forza della gra- 
vità e le resistenze passive. Se un' eruzione ritarda il 
suo scoppio, al di là del termine del periodo medio 
d'intermittenza, se ne ricerchi la causa perturbatrice 
nelle circostanze che accompagnarono la precedente e- 
ruzione; la eruzione sarà in questo caso più violenta e 
più grande sarà la massa delle lave fluenti : la diversa 
altitudine delle bocche di emissione farà variare la in- 
tensità delle manifestazioni dinamiche: lo stato diffe- 
rente di fluidità della materia darà la prevalenza ora al 
getto dei materiali solidi, ora allo sgorgo delle lave: 
ma per quanto apparentemente possano manifestarsi in 
modo differente le fasi ed i fenomeni, nella realtà deve 
esistere una ragione regolatrice delle eruzioni, generale 
per tutti i vulcani, e speciale per ciascuno dì essi. For- 
se non è lontano il tempo in cui una mente superiore 
riuscirà a scoprire questo filo arcano che lega i vari fatti 
delle eruzioni e potrà formulare la legge della conser- 
vazione e della trasformazione della energia vulcanica. 
E per quanto imperfetta, la statistica delle eruzioni 
dell' Etna degli ultimi tre secoli c'insegna già qualche 



Suiì' tettntm ihìV Ehm cìr! 1SS6. 



cosa, Da essa possiamo vedere infatti come nei secoli 
XVII, XVIII e XIX si ebbero rispettivamente 14, 15 e 
18 eruzioni, con un intervallo medio di circa 7 anni; e 
se portiamo lo esame, non su tutte le eruzioni perche 
alcune di esse hanno avuto il carattere stromboliano e 
tali altre si debbono considerare come abortite, ma so- 
lamente su quelle che barino dato luogo a grandi cor- 
renti di lave noi vediamo die il numero delle eruzioni 
sì riduce nei tre secoli a io, Il e 12 ed i periodi medii 
d'intermittenza a 9 anni circa. 

Sopra questo argomento ci sarebbero da fare molte 
altre osservazioni; però la tirannia dello spazio e del 
tempo mi costringono a tagliare corto, onde mi limito 
3 fare osservare come quasi tutte queste eruzioni sì 
rassomiglino nei fenomeni tra loro, potendo perfino la 
descrizione di una di esse adattarsi senza grave errore 
.1 moltissime altre, 

Prima di finire mi piace soltanto far notare tre latti: 

È accaduto qualche volta che, dopo la esplosione di 
una eruzione violenta, questa si sia arrestata forse pre- 
maturamente. — L' eruzione successiva in tal caso ha 
usufruito della spaccatura dell' eruzione precedente, co- 
me lo dimostrano le eruzioni del 1536 e IJ37, del 
1579 (?) e 1580, del 1640 e 1646.de! 1763 e 1766, del 
1874 e 1879, del 1883 e 1886. 

Meno eccezioni piuttosto rare, le eruzioni moderne si 
sono verificate ad un'altitudine molto elevata: spesso 



Epilogo storico. 



superiore ai 1800 metri, e di esse non meno di 20 in- 
teressarono il cratere principale. Sopra 15 eruzioni del 
XVIII secolo, 4 sole non toccarono il gran cratere, le 
loro fenditure avvennero tuttavia ad elevatissime alti- 
tudini. 

Infine, esaminando con attenzione la carta delle eru- 
zioni dell'Etna e consultando la cronologia dei vari in- 
cendi, si vede come meno qualche eccezione rarissima, 
(la eruzione del 1 699) la estensione delle grandi colate 
di lave, non differisce molto da un'eruzione all'altra. 
Per quanto possa sembrare strano lo stabilire una media 
sul volume del materiale prodotto da queste eruzioni , 
trovo ragioni clic m' incoraggiano a farlo. Mettendo a 
calcolo la estensione delle 20 colate più nettamente 
delincate sulla carta, ho trovato che la loro superficie 
media è di io chilometri quadrati circa onde, contando 
sopra uno spessore medio di io metri.il volume delle 
sole lave sarebbe di 100 milioni dì m. e. 

Ammesso, ciò che si è verificato nelle ultime eruzio- 
ni, che dell' enorme volume dei materiali solidi proiet- 
tati 20 milioni di me. siano caduti sulla regione etnea, 
ogni eruzione avrebbe lasciato un cubo di 120 milioni 
di metri, e le io grandi eruzioni dì ogni secolo un vo- 
lume di 1200 milioni di ni. e. 

Se adunque le eruzioni antichissime e preistoriche 
dell' Etna sì sono susseguite collo stesso intervallo me- 
dio di tempo e hanno lasciato un prodotto vulcanico 



5< 



Sul? eruzione deli' Bina del iSSé. 



quasi uguale a quello delle eruzioni moderne: o, con 
altre parole, se lo stato di attiviti de! vulcano ed il tri- 
buto secolare delle sue lave non hanno subito una va- 
riazione notevole dalla nascita della montagna sino ;ii 
nostri giorni, si potrebbe determinare con ciò 1' età pro- 
babile dell' Etna. 

Essa ha una superficia di circa 1428 chilometri qua- 
drati ad un" altezza di 3312 metri. Togliendo dal com- 
puto i 312 m. che rappresenterebbero l'altezza media del 
terreno sedimentario, la massa del vulcano avrebbe, se- 
condo le calcolazioni del Prof. Sduto-Patti, un volume 
di circa 725 chilometri cubi. Ora per formare un tale 
volume con Ì 1200 milioni di metri cubi di materiale 
emesso dall'Etna nelle eruzioni di ogni secolo, sarebbero 
bastati solamente 580 secoli : età che, sebbene sia dieci 
volte maggiore di quella calcolata, con criterio diverso, 
dallo Sciuto-Patti nella sua memoria sul!' Età probabile 
della massa stibaerea dell'Etna, si deve tuttavia conside- 
rare come giovanissima nella storia della formazione 
geologica dell' orbe terraqueo. 




PARTE SECONDA 



L'eruzione del 1886. 



1. — Eruzione centrale del 18 maggio. 

Non preceduta da manifestazioni sensibili di straor- 
dinaria o accresciuta attività intema, la conflagrazione 
dell' Etna di cui siamo stati testimonii in questi giorni 
scoppiò improvvisa alle 1 1 a. ni. del 18 maggio. Men- 
tre infatti fino a pochi momenti prima la cima del mon- 
te erasi mantenuta apparentemente priva del consueto 
pennacchio di vapori, fu di un tratto veduto innalzarsi 
dal cratere una colonna di fumo densissimo che, dopo 
essersi tenuta dritta per 1' enorme altezza di circa due 
chilometri, vedi la Tav. Ili*, si allargava in alto da tutti 
i lati prendendo la forma , ormai caratteristica , di un 
pino colossale. 

La colonna di fumo, formata di globi vorticosi e ag- 



Stili 1 truffane dell'Etna ad j$S6. 



glomerati di un colore oscuro molto intenso, conservò 
per alcun tempo questa forma : di poi, essendosi levato 
un venticello, si diffuse nella parte superiore verso oc- 
cidente. Ma non venne meno, per questo, lo incalzarsi 
continuato di altri globi roteanti di fumo, che per pa- 
recchie ore si conserva persistente, quasi volesse av- 
vertire le popolazioni stabilite sui fianchi della monta- 
gna che alcunché di più attivo e di straordinario si an- 
dava preparando nelle sue viscere ed era forse immi- 
nente ad erompere. 

E l'avviso fu compreso, poiché nelle regioni etnee 
oramai anche il popolo minuto sa intendere il muto 
linguaggio del suo vulcano, ed aveva capito che quel 
fumo caratteristico, se destava l'entusiasta ammirazione 
del curioso della natura e del iouristc, era nondimeno 
una vera ed autentica eruzione centrale di minuti la- 
pilli e di arena vulcanica, che come si sa, sono lanciati 
ad un' altezza prodigiosa del tumultuoso sprigionarsi 
di una massa veramente enorme di vapori acquosi. Ed 
in quella eruzione, dirò cosi, pacifica il popolino aveva 
presentito i prodromi di una più violenta manifestazio- 
ne della cresciuta attività dell'Etna, di cui aspettava tre* 
pidante lo scoppio. 

Anzi, quasi ad avvalorare questa opinione ed a \ 
stificare le apprensioni degli Etnicoli, furono intese con- 
temporanee al manifestarsi della eruzione centrale e per 
tutta quella giornata moltissime scosse dì tremuoto che 



Bftmont unitali del iS i 



ft 



agitarono quasi tutta la regione Etnea, ma specialmente 
quella dei versanti meridionale ed orientale. 

Dalle notizie pubblicate dal Prof. O. Sivestri in una 
sua relazione sul primo periodo dell* eruzione si rile- 
va, infatti, clic il {variometro — strumento delicatissimo 
per osservare Ì movimenti microsismici del suolo— im- 
piantato, come si sa, in Catania, in un locale della R. 
Università degli Studi, appena cominciata l'eruzione e 
per tutto quel giorno, accusò perturbazioni incessanti. 
SÌ sa, inoltre, che dalle ore io, 50 a. m. alla mezza- 
notte del 18 le scosse di tremuoto, specialmente sussul- 
torie, non furono né poche né isolate in tutte le su- 
zioni sismiche dell'Etna. Infine, io stesso posso atte- 
stare di averne sentito moltissime nella giornata , e 
stando seduto sopra un muricciuolo, in aperta campa- 
gna presso Fieri , di averne contato ben cinque nello 
spazio di sola mezz' ora. 

Verso sera l" emissione di fumo andò gradatamente 
diminuendo e si ridusse affatto insignificante dopo le 
otto; diminuirono altresì di numero e d'intensità le 
scosse iXi tremuoto e prima della mtMBBMt ogni cosa 
parve sull'Etna ritornata allo stato primiero di calmi e 
dì tranquillità. 

2. — Conflagrazione del 19 maggio. 



La mezzanotte era suonata da poco quando un terre- 



SuW eruzione dell' Etna del i 



moto fortissimo svegliò e fece balzare dal letto gli a- 
bitanti della regione più alta dell' Etna. 

La scossa, sussultoria ed ondulatoria , era stata vio- 
lentissima ed il panico prodotto fu generale. Vero è che 
per la frequenza dei tremuoti quelle popolazioni vi sono 
ormai avvezze , ma le tradizioni del passato non sono 
tali in quei luoghi da infondere coraggio alle masse 
quando siano oltrepassati certi limiti, al di la dei quali 
più die del pericolo reale si è sotto l'influenza di quello 
creato della fantasia esaltata. E la fantasia degli etnicoli 
ha pur troppo di che esaltarsi, durando ancora nelle tra- 
dizioni popolari la memoria degli sconvolgimenti del 
suolo per cui andarono distrutti in varii tempi moltis- 
simi paesi dell' Etna , e Nicolosi , e Catania stessa per 
due volte di seguito : e la fantasia degli etnicoli ha di 
che esaltarsi pensando alla miseranda fine del villaggio 
di Macchia nel 1865, ed alle catastrofe di S. Venerlna 
e Bongiardo nel 1879 ed infine ai tremuoti recentissimi 
per cui Nicolosi fu ridotto, otto mesi addietro, in pes- 
sime condizioni di stabilità. 

Quel tremuoto, quindi, tanto per la sua violenza che 
per lo stato di allarme causato dai fenomeni straor- 
dinari della giornata doveva spaventare , come di fat- 
to spaventò, gli abitanti della regione meridionale ed 
orientale dell' Etna, che nel cuore stesso della notte sì 
slanciarono all'aperto chi in cerca di scampo, chi per as- 
sicurarsi che nulla di anormale fosse accaduto sul vulcano. 






Gmfldgriijìoiu: dtì ly maggio. 



Ma costoro furono testimoni, allora, d'uno spettacolo 
spaventevole. Il fianco meridionale dell' Etna erasi spac- 
cato quasi a mezza altezza del monte , in una regione 
che diffìcilmente poteva essere determinata di notte, 
ma che secondo i vari! punti di veduta appariva non 
molto lontana da Bclpasso, da Nicolosi e da Pedara. 

Non ostante il chiarore del plenilunio, l'immenso 
incendio si mostrava brillantissimo in mezzo alle nere 
colonne di fumo illuminate dal bagliore dì quella gi- 
gantesca sorgente di fuoco. Non erano fiamme, nel ri- 
gore della parola, erano esplosioni di materie incande- 
scenti, erano piogge di fuoco, ma cosi vìve, così copio- 
se, cosi incessanti che la massa dì vapori ne restava 
spendìdamente illuminata in mezzo allo sprigionarsi dei 
globi dì fumo che ne riflettevano la luce. E ciò tra il 
cupo ed il forte rimbombo delle esplosioni e tra le scos- 
se, poco rassicuranti, del suolo. 

In Nicolosi la paura fu grandissima, non tanto pel pe- 
ricolo dell'eruzione quanto per quella dei terremoti; in 
Pedara, invece, lo spavento assunse le proporzioni d'un 
terrore irresistìbile. Per la speciale topografia del paese 
quella conflagrazione appariva così bassa e cosi vicina, 
che per tutta la notte si durò nella persuasione che la 
squarciatila del monte fosse avvenuta dietro la chie- 
suola dell'Annunziata a qualche chilometro dall'abita- 
to; onde, nella stessa notte, i più paurosi facero i pre- 
parativi per abbandonare il paese. 



Siili' mi-jonc dell' Etna dd 1SS6. 



Alle ore 4, 15 del mattino una nuova scossa di ter- 
remoto più formidabile (ielle altre svegliò anche me, che 
informato dell'avvenimento delia notte dai contadini che 
1' avevano passata all' aperto, mi levai a precipizio on- 
de non perdere le primizie dell'insolito spettacolo. — E 
per rendermi conto, tra le notizie cont radinone , del 
sito e delle proporzioni dell' eruzione , tn' avviai attra- 
verso ai vigneti in cerca di un'altura dominante la cam- 
pagna. Fu dalla sommità dì Monte 5. Nicola, volgar- 
mente detto Monte Cava, che per la prima volta mi si 
mostrò completo in tutta la sua tenibile maestà il pa- 
norama di un' eruzione dell' Etna. Il focolare dell' in- 
cendio appariva da quel punto distintissimo a sinistra 
di Serra Piatila Cali/armo, ed al di qua di Monte Nero. 
Le esplosioni si susseguivano al brevissimo intervallo di 
304 secondi, ed apparentemente sembravano proveni- 
re da due bocche o da due gruppi dì bocche posti a 
breve distanza tra loro da nord a sud. Non ostante la 
luce del sole, lo splendore delie fiamme si vedeva ri- 
saltare sul fondo nero di due enormi colonne di iumo 
vorticoso, densissimo, e ad occhio nudo si vedevano i 
massi ^slanciati in aria ad altezza prodigiosa. Le deto- 
nazioni, simili allo scoppio di lontane cannonate , ora 
erano cupe, ora fragorose: distintissime sempre non ostan- 
te la lontananza di otto chilometri, e non ostante spi- 
rasse vento di levante. Verso le sei ai due gruppi di 
bocche se ne aggiunse un terzo e parve crescere la in- 



Conflagrazione del ip maggio. 63 

tensità delle esplosioni e delle detonazioni, mentre i ter- 
remoti si succedevano più frequenti e più forti. 

Quando alle ore 8 lasciai la cima di Monte S. Ni- 
cola, V eruzione era senza dubbio in un periodo d' in- 
cremento : formidabili, infatti, erano i tre centri del pa- 
rossismo dinamico posti verso nord: intense e volumi- 
nose le tre colonne di fumo nerissimo: violentissime le 
scosse di terremoto e sempre progrediente verso sud il 
corso delle lave reso manifesto dalla grande massa di 
vapori bianchi che si sprigionavano dalla superficie del- 
le colate. 

Vedere, però, un' eruzione a distanza così grande non 
è certo il miglior mezzo per averne un' idea completa: 
soddisfatta perciò la prima curiositi fui dominato dal 
desiderio di vedere meglio e più da vicino, e fatti i pre- 
parativi della partenza , eccomi di nuovo in cammino 
alla ricerca di emozioni più vive. 

In Pedara raccolgo i primi particolari dell' eruzione 
e riesco a conoscere con esattezza il punto di partenza 
ed il cammino delle lave. 

Al panico notturno era succeduto, collo spuntare del 
sole, il rincoramento degli animi e la popolazione era 
ritornata relativamente calma. 

Nicolosi, invece, era in grande movimento per il via- 
vai incessante di persone, di cavalli e di muli ; ma la 
nota triste della prima paura e la preoccupazione gravis- 



Sull' eruzione dell' Etna del 1886. 



sima degli abitanti erano evidentemente dominate dalla 
nota allegra di centinaja di curiosi che si recavano spen- 
sierati a godere lo spettacolo eccezionale. 

Alla sede del Club Alpino il socio signor Gesualdo 
Amato dirigeva con grande pazienza e squisitezza di 
modi il servizio delle guide e dei muli: non era age- 
vole cosa approntai a tutti, ì mezzi di trasporto, e ci 
voleva gran fatica e molta arte per mantenere 1' ordine 
in quella sproporzione tra la richiesta crescente e 1* of- 
ferta possibile. 

Anche le Autorità corse a Nicolosi di buon mattino 
onde essere al caso di prendere, con cognizione, quei 
provvedimenti che senza scoraggiare la popolazione la 
preparassero a lasciare ordinatamente il paese quando 
se ne presentasse la necessità, si erano recate a vedere 
da vicino l'avanzarsi delle lave: incontrai infatti, l' Il- 
lusi. Prefetto della Provincia signor Comm. Conte Gu- 
stavo Millo, il Comandante del Presidio (signor Maggior 
Generale Comm. Scala), il Sindaco ff. di Catania (signor 
cav. Giuseppe Pizzarelli), il Maggiore dei RR. Carabi- 
nieri (signor cav. Luigi Caprino), il Direttore del Ge- 
nio Civile (signor cav. Gerosa) e molti altri funzio- 
nari! minori e molte notabilità tra le quali gli onore- 
voli ex-deputati signori Marchese di Sangiuliano , cav. 
Bonajulo Paterno Castello e Prof. Carnazza Amari. 

Finalmente anch'io riuscii ad avere il mio mulo, e 
con una guida m' incamminai verso ì crateri, 



- 11. CAMPO DELI.' ERUZIONE. 



La strada che da Nicolosi conduce ai nuovi crateri è 
naturalmente quella stessa che, per più ampia larghezza 
ed in senso opposto, hanno percorso le correnti di lava 
per arrivare dalle bocche fino al caseggiato del paese. 
Lo spendervi, quindi, qualche parola a delincarla non è 
fatica sciupata perchè serve a dare un'idea generale della 
regione occupata dalle lave. 

Per più di metà la via è la mulattiera stessa che 
conduce alla conosciutìssima Casa degli Inglesi. Essa co- 
mincia con un rettifilo lunghissimo, in prolungamento 
alla principale strada di Nicolosi, il quale termina appa- 
rentemente al piede d'una piccola prominenza su cui si 
eleva una rozza tettoja destinata a riparare dalle intem- 
perie tre dipìnti a tresco e tre altari innalzati ai santi 
protettori del paese. Questa costruzione religiosa-cam- 
pestre, è quella che col nome dì AltarrUÌ ha fatto tanto 
parlare di se per essere stata rispettata dalla corrente 
di lave. 

Il paesaggio di questo primo tratto è singolare, me- 
lanconico e triste; ha qualche cosa che ricorda l'orien- 
te, pare una fantastica via che conduca alle piramidi dei 
Faraoni. Diritta e larga, tracciata sopra un deserto di 
sabbia nerissima e fiancheggiata da due filari di ginestre 
arboree, essa si jascia alla sua sinistra la mole quasi 



Sé 



Sui!' milione dell' Rina del 1SS6. 



piramidale dei Monti Rossi ( Vedi la Tav. II" ) ed alla 
destra Ì coni di Monti 5. Niccolò, di Monte Peloso, e di 
Serraporta. 

Ma I* orgogliosa pietà dei Faraoni impiegava 30 anni 
di tempo e io mila schiavi per coprire la salma di un 
solo monarca: mentre, monumento eterno della distru- 
zione di boschi secolari e d'intieri villaggi, sono nati, 
in pochi giorni, questi gruppi di monti avventizi, di cui 
forse ignoriamo 1' origine e 1" età, non già la missione 
compiuta. 

Eppure tre secoli e mezzo addietro quel triste paese 
era ben altrimenti ridente. Il castagno e la quercia ave- 
vano nel detrito di lave antichissime trovato il succo 
provvidenziale di che crescere e di che mantenersi ed 
erano venuti su, alteri e rigogliosi, quasi inviati a far 
dimenticare sotto il verde ammanto delle frondi loro 
la storia lugubre di precedenti distruzioni. Ma arrivò 
l'ora della nuova rovina ed — eterno Saturno — l'Etna 
tornò a divorare il frutto della sua stessa fecondità. 
Squarciosst il monte a Sud della Montagnola e le lave 
dell'eruzione del 1537, in soli quattro giorni, seppel- 
liscono per sempre enormi estensioni di terreni boschi- 
vi, porzione di Nicolosi e Mompilieri. 

Tuttavia, l'industria e l'amore al lavoro di questo 
popolo dal dolce far niente, di questi neghittosi della gle- 
ba, non sono vinti ; ricomincia la lotta tra la violenza 
che distrugge e 1' agricoltura che fa produrre, e nuovi 



Il lampa i,W , 



«5 



arbusti tornano a spuntare attraverso alle lave ed alle 
arene, finché inaspettata non arrivi la catastrofe del 1669. 
Crolla Nicotosi , spariscono sotto hi lava campagne s 
paesi e 1' arena dei Monterossi seppellisce le nascenti 
colture: ma non viene meno per questo la fede degli 
abitatori dell'Etna, e risorge Nicolosì , rinascono Bcl- 
passo e M'isterbianco , si amplia Catania , e passato i! 
tempo del lutto rimetteranno anche il verde le desolate 
campagne. Quand' ecco sopravvenire un'altra catastrofe: 
— l'eruzione del 1786 — e 11 bosco di Catania, famoso per 
i suoi castagni giganti ed esteso per miglia e per miglia, 
è coperto anch' esso dalle nuove lave che distruggono 
ogni cosa; Però l'affetto per ii suolo nativo e 1' amore 
al lavoro ed ai campiello soppravvivono ancora alla 
rovina e da e inqtian l'anni il contadino di Nicolosì sfida 
le nevi dell' inverno, sopporta la canicola di luglio, e 
curvo lavora, lavora sempre questo suolo, finche vede, 
nuovo ramoscello d'ulivo, fiorirvi la ginestra, vede cre- 
scervi il primo castagno ed, espressione di un'agricoltura 
più progredita, vede germogliarvi ì.t vite, sogno della sua 
giovinezza, premio dei suoi sacrifizii. Ma no.... sono 
queste le tenere viti, che verdeggianti appena avevamo 
veduto tra il nero dell'arena, prima della eruzione, quel- 
le stesse che abbiamo visto sparire sotto il nero strato 
delle nuove Lue. Un altro ciclo è compiuto, ricomincia 
il nuovo 1 



Sull' graffa»! dell' Etna del i$&6. 



Oltrepassati gli Altarellì, la via piega alquanto a si- 
nistra, lasciando a destra 1' antico monastero di S. Nic- 
colò l' Arena. La campagna si fa, sempre più, aspra e 
brulla; dì tratto in tratto, oasi in quel deserto, si tra- 
versano alcuni dagalolli, o terreni coltivati , reliquie di 
lave più antiche non coperte dalle lave del 1786; ma, 
eccetto queste, non si vedono poi che lave con poche 
ginestre e lave sempre, sulle quali si scorgono verdeg- 
gianti le enormi masse dì altri crateri avventizi. Arri- 
vati alla latitudine di Monte S. Leo bisogna lasciare la 
via che conduce all' Etna e ripiegare a destra verso 
Monte Guardiola. E dal vertice di questo nionticello che 
la folla di curiosi assiste attonita allo arrivo della pri- 
ma corrente di lava che scende tra Monte Grosso e Mon- 
te Pitiitello. La veduta dei crateri di eruzione rimane 
mascherata in quel punto da Monte Grosso. 



Chi per la prima volta vede da vicino e di giorno 
t' avanzarsi di una colata di lave prova un vero senso 
di disillusione. Ha inteso parlare di mare di fuoco e si 
trova di fronte ad una scogliera di massi : ha inteso 
parlare di correnti che si avanzano velocemente e non 
vede che terrapieni che sì rovesciano con lentezza : è 
venuto per vedere le fiamme che inceneriscono e non 
assiste che ad un interramento volgare: cercava emo- 
zioni non trova che tristezza! 

Ma fermati alcun poco, touriste dissilluso, ed osserva. 



// campo dell' eruqont. 



«9 



Quella scogliera che tì sembra dì massi è in realtà 
un vero fiume di fuoco che se è coperto alla superficie 
dal detrito di una sua parte già pietrificata, scorre dì 
sotto, forse liquido, certamente allo stato pastoso. Quel 
terrapieno che tu credi ferino, o quasi, si avanza sem- 
pre e velocemente, perchè se in un minuto non fa che 
un metro, e ti par poco, pensa che ciò ti rappresenta 
già un percorso di 60 metri in un'ora e che in un gior- 
no potrebbe avanzarsi cosi di un chilometro e mezzo, 
percorso enorme se si considera che dove passa divora. 

Tu non vedi divampare le fiamme, ma tutto quanto 
è toccato da questa materia infuocata inesorabilmente e 
distrutto. A te pare insignificante la potenza di questo 
argine che cammina: ma dietro questa prima fronte tu 
vedi quella di un' altra corrente , e più lontano quella 
di una terza e cosi di altre che s'incalzano come le 
creste dei cavalloni. 

Avvicinati curioso disilluso, se 1' osi e se il puoi , e 
prova come sia scottante il calore che ne irradia. Ascolta 
lo strano scricchiolio dei massi che si fendono, il rumo- 
re delle pietre che rotolano, il sibilo dei vapori che si 
sprigionano: osserva la massa incandescente che si di- 
lata, che gonfia e che schizza da ogni crepatura e, guar- 
dando tutta quella immensità di aspro e di nero che 
trema, che si agita, che cammina, che inghiottisce, che 
divora e che cresce sempre , cresce sempre e non si 
arresta, dimmi, se anche il tuo animo non si senta do- 



Sutr i-nirjoiie dell' Etna del 1SS6. 



minato dalla emozione, dimmi se Io spettacolo ti sei 
bri mecca privo d'interesse ed insignificante! 



4. — I CRATERI LA SERA DEL 19. 



Lasciata la Guardiola e vinte le esitanze della guida, 
ni' incamminai verso Moti te Grosso, che da lontano pa- 
reva incluso nel campo di projezione dei nuovi crateri. 
Grado a grado clic mi accostavo al monte, il rimbombo 
delle esplosioni andava sempre crescendo, finché diven- 
ne addirittura assordante quando trafelato potei toccar- 
ne la sommità. 

Quel che mi si presentò allora dinanzi allo sguardo 
è addirittura indescrivibile. A soli 400 metri di distanza 
verso settentrione , io vedevo distintamente spalancato 
sotto i miei piedi il focolare gigantesco dell' eruzione. 
Io vedevo, con molta chiarezza, riunite in ira gruppo tre 
principali bocche di dejczioni, quelle tre in cui maggior- 
mente pareva concentrato il parossismo dinamico. Una 
quarta più piccola stava alquanto più a destra e poi, in 
fila e vicine tra loro, altre tre bocche, da cui in mezzo 
a nembi di vapori acquosi erompeva la massa delle lave 
fuse: la quale per un buon tratto di terreno correva giù 
pel pendio tra Monte Grosso e Monte Tinitello divisa in 
due correnti da una Ìspida cresta di lava già solidifi- 
cata. Sebbene non fosse ancor notte la massa delle due 
correnti traspariva incandescente attraverso ai crepacci 



I crattri la sera del i<). 



7i 



del manto nerìssimo delle scorie: e si vedeva fluidissima 
e brillante dove era lo sgorgo e dove per l'accidentali tA 
del terreno crasi formata una vera cascateli» di fuoco. 

Commosso da uno spettacolo così meraviglioso, stor- 
dito dal fragore delle detonazioni incessanti, rimasi lun- 
gamente assorto in quella contemplazione e quasi impie- 
trito .... Finalmente profittando dell' ultima luce del 
crepuscolo, tentai di fissare sulla carta quel panorama 
die mi sfuggiva. 

Lo schizzo riprodotto dalla Tavola XIV 1 rappresenta 
appunto, e con abbastanza verità , le linee principali dì 
quel quadro; ma naturalmente non può darne lo effetto. 
A parte l'imperfezione del disegno, vi mancano il con- 
trasto dei colori, ed il giuoco delle varie luci, requisiti 
essenzialissimi in un panorama di siffatto genere. 

Né l'idea di quello spettacolo, quand'anche vi fossero 
Ì colori e gli effetti di luce, potrebbe essere resa bene e 
completa dallo schizzo, mancandovi l'accompagnamento 
formidabile di ogni sorta di fragore: quel soffio impetuoso 
di fornace ardente: quel sibilo dei vapori che sì sprigio- 
nano dai crateri e dalle lave: quello scroscio secco del- 
le esplosioni; quel rimbombo cupo delle detonazioni : 
quei boati lunghi e lamentevoli; mancandovi ogni idea 
di movimento, dai getto abbondante di massi incande- 
scenti alla pioggia dì pietre e dì faville, dall' agitarsi 
dei gas infiammati allo incalzarsi dei globi di denso 
fumo, dallo sgorgo delle lave fuse, al loro precipitarsi 



r- 



SuW impone dell' Ehm del 1886. 



sulle rocce sottostami; mancandovi , infine, il concetto 
delle dimensioni reali assai diverse delle ordinarie, es- 
sendo in ogni loro parte colossali ed immense : gran- 
diose perfino nello sfondo del quadro costituito dalla 
enorme massa dell' Etna nevosa e tranquilla in tanto 
fuoco ed in tanta battaglia. 



Eppure V effetto scenico non era ancora giunto al suo 
punto culminante: gradatamente che veniva a mancare 
la luce del giorno cresceva lo splendore del grande in- 
cendio onde, in breve, il suo riflesso tra le colonne di 
fumo assunse proporzioni addirittura favolose. 

Dalle bocche dei crateri non erompono più massi , 
pietre o lave , ma vien fuori fuoco e fuoco e sempre 
fuoco: fuoco che scorre, fuoco che vola, fuoco che ca- 
de: e quasi a mantenere una certa armonìa nelle pro- 
porzioni, cresce la veemenza degli scoppii, crescono le 
detonazioni e più assordante diventa queli' inferno men- 
tre trema il terreno , si scuote e traballa , sicché lo 
stesso monte sul quale mi trovo seduto, già spaccato , 
si apre maggiormente e si squarcia. 

E mentre ancora attonito rimiro lungamente quella 
scena infernale, l'oriente si va a poco a poco rischia- 
rando, e dallo specchio tranquillo del mare sorge ma- 
gnifica ed in tutto il suo splendore la luna. Oramai è 
tardi e conviene ch'io lasci la sommità dì Monte Gros- 
so : me ne allontanano ma a malincuore, collo sguardo 



ì àtì 19. 



73 



rivolto a quello spettacolo meraviglioso che non rive- 
drò più , e dominato tuttavia dalla commozione pro- 
fonda d' avere assistito da vicino a tanto lavorio della 
natura , in un momento in cui questa sì manifestava 
cosi potente e gigante. 

5. — Eruzioni e prodotti vulcanici 



Cosa sia una eruzione nei suoi fenomeni noi 1' abbia- 
mo veduto. È il succedersi di cupi boati, di rombi sot- 
terranei, di frequenti e violenti terremoti: è lo squar- 
ciarsi dei fianchi della montagna: l'esplodere d'infuo- 
cata mitraglia : lo sprigionarsi di nembi roteanti dì 
vapori e di fumo: il tuonare formidabile degli scoppi : 
è lo erompere incessante di un torrente di liquido fuo- 
co che viene fuori a larghi fiotti e si espandere si avan- 
za ed incalza. 

Ma qual* è 1' intima sua natura ? Qua!' e la causa 
che determina la conflagrazione d' incendi! così colos- 
sali ? Quale misteriosa potenza è capace di liquefare 
nelle profonde viscere della terra la materia e d' innal- 
zarla dagli abissi alla sommità delle montagne, dalle ca- 
verne sotterranee all' altezza delle nuvole ? 

Il mondo antico, nella ignoranza delle cose della Na- 
tura, per spiegare le eruzioni ricorre alla immaginazione. 
La favola di Tifeo, figlio del Tartaro e della Terra, 



74 



Sul? emione dell' Etna del iSSé. 



il mostro che aveva osato ribellarsi a Giove e per ca- 
stigo era stato sepolto sotto l'Etna, è molto ingegno- 
sa: e' è della fantasia in questo Titano soggiogato che 
quando si muove fa tremare la montagna e quando 
respira lancia cogli aneliti fumo, fuoco e materie in- 
candescenti. É immaginoso , altresì , il mito del Dio 
Vulcano, che ha stabilito la sua fucina sotto l'Etna e che 
quando è intento a preparare le folgori del sommo Gio- 
ve ne fa uscire dalla cima abbondanti sprazzi di fuoco. 

Il mondo dell'Evo medio, nelle tenebri di una igno- 
ranza più crassa, ricorre alla superstizione e 1' Etna di- 
venta il vestibolo dell' Inferno e le fiamme ed il fuoco 
sono emanazioni diaboliche. «In Sicilia— scrive un Pe- 
trus Blasense, autore del XII secolo — Montcs igneni in- 
fernalem semper evomunc et focrorem sulpluireum eva- 
porarti: nani ibi procul dubio est porta inferni ... su- 
specta sit vobis Aetnae vicinitas , ne vos moricmes vi- 
deat Regio infernalis ». Ed un Goffredo da Viterbo canta: 

Mons ibi flammarum, quas evomit, Aetna vocatur. 
Hoc ibi Tartareura dicit esse caput. 



Il mondo dell' Evo moderno per un gran tratto di 
tempo risente l' influenza delle idee medioevali e fino a 
tutto il XVII secolo la storia e le cronache delle eru- 
zioni dell'Etna sono piene zeppe di descrizioni fantasti 
che di streghe, di folletti, di spiriti maligni e d'inviati 
del diavolo che presiedono e fanno ridda intorno alle 



Ènt^ioni e prodotti vulcanici. 



w 



bocche dì eruzione o che assistono a questi manife- 
stazione d'una potenza infernale. Di poi la scienza co- 
mincia a studiare i varii fenomeni vulcanici e nelle 
eruzioni la Geologia non ritrova che le conseguenze di 
un processo di combustione, sia di banchi di carbon 
fossile, sia di altre sostanze combustibili del sottosuolo, 
che accesi ìn condizioni favorevoli bruciano per tutto 
il tempo necessario alla completa consumazione della 
materia accesa. 

A questo sistema del Werner succede il sistema geo- 
logico de! « Plutonismo » che, partendo dalla ipotesi 
trovarsi la terra in principio in uno stato di fluidità in- 
candescente, la suppone intenta a raffreddarsi ed a so- 
lidificarsi esternamente e la considera come costituita di 
una parte interna ancora fluida e di una crosta solida. 
Nel raffreddarsi la parte interna fluida verrebbe a depo- 
sitarsi sulla faccia interiore della crosta, restringendo !o 
spazio lasciato alla massa in fusione, onde questa, tro- 
vandosi maggiormente compressa e premendo sull' in- 
volucro, tenterebbe di uscirne o attraverso ai canali dei 
vulcani o squarciandone Ì fianchi: producendo in ogni 
modo una eruzione vulcanica che durerebbe fino al ri- 
stabilirsi dell'equilibrio tra la pressione della scorza e 
la contropressione del fluido igneo. 

Però, anche questa ipotesi, sfumata col cadere della 
teoria del Plutonismo, e la ipotesi più recente che tra 
la scorza solida esterna ed un nocciolo solido interno 



7« 



Sul? eruzione dell' Etna dei iSSé. 



esista un interstizio di rocce impregnate di acque allo 
stato di dissoluzione acquosa , nel quale sarebbe a ri- 
cercarsi 1' origine delle lave, non sono naturalmente il 
risultato di ricerche scientifiche: ma soltanto 1' opera di 
ragionamenti speculativi: onde nello stato attuale della 
scienza dobbiamo confessare che ci è completamente 
ignota con l'origine dei vulcani anche l'essenza delle 
loro eruzioni. 

Noi, infatti, ignoriamo se esista nelle viscere della 
terra una materia Ìgnea liquida in comunicazione col- 
Pesterno per mezzo dei vulcani, o se la liquefazione del- 
le lave avvenga per 1' intervento dì speciali processi 
chimici temporanei: ignoriamo a quale profondita abbia 
sede il vulcanismo e quale sia la temperatura sufficien- 
te a ridurre fluida la materia lavica pietrificata. Sappia- 
mo solo, ed in modo certo perchè confermato da mol- 
teplici osservazioni scientifiche, che la causa delle eru- 
zioni è la lotta tra i vapori rinchiusi nella terra vul- 
canica e le masse dì lave liquide recenti che loro im- 
pediscono 1' uscita. 

Le lave fuse hanno la proprietà di assorbire e trat- 
tenere una quantità grande di vapori. Ma se questa 
quantità eccede o diminuisce la pressione dell'ambien- 
te una porzione di questi vapori impregnati nelle lave 
si sprigiona e tenta di arrivare alla superficie. E quanto 
più elevata e la temperatura interna tanto più potente 
è la tensione dei vapori e questa cresce coli' aumen- 



Emioni e prodotti vulcanici. 



77 



tarsi della resistenza che deve vincere per sollevare la 
lava e farsi strada attraverso di essa. Nei primordi! di 
una eruzione , trovandosi i canali del vulcano ostruiti 
dalle lave mitiche solidificate , la resistenza all'uscita 
dei vapori é maggiore; più ione è di conseguenza la 
loro tensione e però il principio di una eruzione è ca- 
ratterizzata dal parossismo più energico e più violento. 
Ma dopoché la montagna, incapace di più resistere al- 
l'urto intestino e ripetuto dei vapori e delle lave, si e 
squarciata in un fianco ed ha permesso I' uscita alla e- 
norme massa di vapori acquosi e ad ogni sorta di de- 
trito vulcanico, la serie delle esplosioni successive va 
gradatamente diminuendo di violenza, pur mantenendo- 
si energica per tutto il tempo in cui dura l'eiezione 
delle scorie e delle arene. Quando poi le lave fuse co- 
minciano ad erompere, i canali che conducono al cra- 
tere diventano più liberi e mentre dalla sommità di 
esso si prigionano dense nubi di vapori pregne di are- 
ne e di ceneri, continua 1' uscita delle lave senza feno- 
meni molto violenti. — E se per avventura diminuisce 
nel corso dell'eruzione la temperatura delle lave, onde 
queste diventano vischiose e parzialmente sì solidi- 
ficano, l'uscita dei vapori è intercettata, ed esternamen- 
te alla attiviti succede un periodo dì tranquillità rela- 
tiva che dura finché i vapori accumulati nell" interno 
non abbiano riacquistata quella tensione che vincendo 
ogni ostacolo sia sufficiente a far loro strada tra le lave 



78 



Siili' milione dell' Etna del 1SS6. 



ed a ricominciare una nuova serie di esplosioni violenti. 

Da ciò si rileva come la varietà dei fenomeni dina- 
mici di una eruzione sia dipendente dalle seguenti con- 
dizioni ; dalla diversa temperatura del focolare vulcani- 
co : dal rapporto quantitativo diverso tra la lava ed i 
vapori : dalla composizione chimica diversa della lava , 
dalla quale dipende la sua maggiore o minore sensibi- 
lità: e dall'altezza diversa del monte vulcanico o pro- 
fondità diversa del focolare vulcanico sotto la superficie. 

E dopo ciò si trova facilmente la spiegazione a mol- 
tissimi fatti delle eruzioni caratteristici per alcuni vul- 
cani : si capisce come possa avvenire che lo Stromboli 
ed il Vesuvio siano io continue o frequenti eruzioni, meli 
tre moltissimi vulcani dell' America del Sud e dell'Asia 
orientale non danno più di un'eruzione in uu secolo, e 
qualcuno anche in un maggiore intervallo di tempo : si 
capisce come essendo più lungo in un vulcano l'inter- 
vallo tra un'eruzione ed un'altra, più formidabile ne 
debba essere lo scoppio e più lunga la durata: si ca- 
pisce infine come possano succedere i varii periodi di 
attività di ogni singola eruzione e come questi riescano 
a modificare il rapporto tra i detriti eie lave ed anche 
la espansione delle colate e la loro estensione. 



E qui non mi sembra inopportuno dire anche qualche 
parola sulla natura e sulla composizione dei prodotti 
vulcanici. 



Eruzioni e prodotti vulcanici. 



79 



Sebbene la scienza non sia riuscita, fino ad oggi, a 
studiare le lave quando si trovano ancora allo stato 
fluido o pastoso, tuttavia è arrivata ad assodare certi 
fatti importanti della loro formazione. 

Pare accertato che la temperatura interna del focolare 
vulcanico non riesca a fondere ogni parte della lava in 
modo da ridurla ad una pasta omogenea. Invece al mo- 
mento dello sgorgo la lava erompe parte quasi fusa e 
parte in forma di cristalli e di frammenti cristallini 
disseminati nella parte semifusa. Il rapporto tra queste 
parti è in relazione colla temperatura : epperò e diverso 
non solo tra le lave di un vulcano e quelle di un altro, 
ma tra quelle di una e quelle di un'altra eruzione dello 
stesso vulcano e tra le varie lave provenienti da una 
sola eruzione; poiché l' insieme complicatissimo dei fe- 
nomeni chimici che accompagnano la solidificazione 
della materia ignea varia col variare della temperatura 
e delle condizioni diverse con cui avviene il raffredda- 
mento, ed è capace persino di aggiungervi sostanze nuo- 
ve o di togliervene altre che vi si trovavano. 

Segue da ciò che la composizione della lava è molto 
varia, tanto per la diversa aggregazione meccanica delle 
sue parti quanto per la varietà e proporzione dei mi- 
nerali e delle sostanze chimiche che la costituiscono. Un 
pezzo di lava, già raffreddata, in generale, presenta l'a- 
spetto d' un porfido grigio più o meno oscuro, costi- 
tuito di una pasta a grana fina e di cristalli neri, bian- 



Snlì' eruzione dell' Etna del 1886. 




chi e verdastri disseminali nella massa. Ciò si scorge 
benissimo ad occhio nudo, ma sì vede meglio al micro- 
scopio e meglio .incora se con questo si osserva per 
trasparenza un pezzo di lava ridotta in lamina sottile. 
Il disegno posto qui accanto e ap- 
punto quello di un pezzo di lava 
della penultima eruzione guardalo 
per trasparenza sotto un ingrandi- 
mento di quattro diametri. 

Lo studio mineralogico ci fa 
sapere inoltre che la maggior parte dei componenti una 
lava sono minerali della classe dei Silicati. Le lave del- 
l' Etna sono formate, infatti, di feldspato ( labradorite ), 
di pirosseno (augitc), e di peridoto ( olivina ): conten- 
gono altresì la magnetite, ['apatite, lo zplfo, la nigrina ed 
altri minerali in proporzione minima. 

Chimicamente poi sono un composto di silice, di al- 
lumina, di protossido di ferro, di protossido di manganese, 
di calce, di magnesia, di soda, di potassa e di tracce di 
altre sostanze. 

Ma se invece di esaminare una lava già raffreddata 
fosse possibile esaminarla quando ancora è pastosa ed 
incandescente , noi vi troveremmo un grandissimo 1 
mero di altre sostanze: le sostanze volatili che scappano 
fuori insieme alla massa dei vapori acquosi , e che 
trovano, invece, analizzando il prodotto dei fumajoli. 
Tali sono i cloruri di sodio, di potassio, di rame, di am- 



Eruzioni e prodotti vulcani 



monto e di ferro, lo xplfo, la soda, il carbonato ed ìt sol- 
fato di sodio, l'ossido dì furo, V osskiontro di rami ecc. 

Poiché l'acqua dei serbatoi naturali, clie per la mas- 
sima parte dei vulcani è poi l'acqua dei mare, come 
si scorge dallo esame chimico dei prodotti dei fumaiuo- 
li , portata allo stato di vapore nel focolaio vulcani- 
co ed alla tensione di parecchie migliaja di atmostere, 
(il Waltershausen opina che per l'Etna le cui lave pro- 
verrebbero dalla profondità di 124 (?) chilometri, si trat- 
terebbe di 36 mila (?) atmosfere), s' immedesima nella 
massa della lava che è in uno stato d'imperfetta fusione 
e s'impasta con essa insieme alle altre sostanze volatili: 
di guisa che il tutto diventa un aggregato di particelle 
fisiche capaci di muoversi le une sulle altre. Ma dopo 
che le lave sono venute alla superficie della terra, tro- 
vandosi diminuite di un tratto la pressione e la tem- 
peratura, il vapor d'acqua e le sostanze volatili si di- 
sperdono, le particelle si avvicinano, si uniscono per forza 
di coesione, onde la lava s' indurisce e si pietrifica. 

E cosi riesce facile spiegare il modo di avanzarsi 
delle lave. Presso le bocche di eruzione la massa erom- 
pe a fiotti di una consistenza semiliquida e si muove , 
e si agita, e si rigonfia continuamente per dare adito 
all' uscita dei vapori e dei gas che si sprigionano sotto 
forma di fumi bianchi. Ma gradatamente che la cor- 
rente si allontana dai crateri , contenendo nel suo in- 
terno una minore quantità di vapori, diventa vischiosa, 



82 Stili' fruitone deli' Etna ilei 1SS6. 

si avanza con maggiore difficolti e finisce coll'arrestar- 
si, quando la spinta delie lave, a monte, non ha più la 
forza di vincere la enorme resistenza che ostacola lo 
espandersi delle colate. 

Segue da ciò che una corrente lavica non ubbidisce 
nel modo di progredire alla sola legge generale di gra- 
viti, né modifica sempre il suo cammino secondo le ac- 
cìdentaliti del terreno, ma dovendo vincere la enorme 
ed irregolare resistenza del manto di lave già raffred- 
date che 1' avvolge, è costretto ad espandersi irregolar- 
mente, onde senza ragione apparentemente "plausibile ora 
si distende con prontezza, ora inaspettatamente rallenta 
la sua corsa, o si accumula a più strati o si arresta. 

Le lave per le loro somiglierà coi basalti e colle 
trackili sono state divise dai mineralogia in due grup- 
pi principali: delle lave basaltiche e delle lave trachili- 
che. Le prime hanno generalmente un colore molto oscu- 
ro e vi si possono riconoscere l' augite ed il feldspato 
che ne costituiscono la parte principale, o 1' augite e 
1' altro minerale che prende il posto del feldspato nelle 
diverse varietà delle lave basaltiche. Le seconde, invece, 
per lo più hanno un colore più chiaro e splendente e 
sono composte principalmente dei due feldspati, oìicogla- 
sìo ed ortose. Tra questi due gruppi è compreso un 
terzo, quello delle iracbidokriti che sono lave che con- 
tengono 1' augite caratteristico dei basalti ed i due fel- 



Eruzioni e prodotti vulcanici. 



83 



disputi propri! delle tracimi. Ognuno poi di questi grup- 
pi presenta molte varietà dovute alla prevalenza di uno 
o d' altro dei minerali che compongono le lave. 

La composizione delle lave, è come si vede varia e 
complicata, ma volendo dare un' idea sulla differenza di 
composizione delle lave dei vari t gruppi si può dire 
che le basaltiche sono le più povere di acido silicico, le 
trachiiiche le più ricche, le trachidoleriti intermedie. 



Le lave anche appartenenti ad una sola eruzione e ad 
uno stesso banco si presentano sotto aspetti fisici dìffe- 
remissimi per la forma, pel colore, pel peso, e per la 
struttura. Un frammento dì lava appartenente alla parie 
superficiale di una corrente ha un aspetto molto oscuro, 
ha una struttura amorfa, scoriacea, spungosa, è relativa- 
mente leggiero ed è fragile : un frammento della parte 
interna, invece, ha una struttura cristallina forforoìdka 
di un grigio azzurro, è molto pesante ed è cosi compatto 
da poter prendere nella lavorazione un magnifico pulimen- 
to. E questa differenza è dovuta soltanto alle condizio- 
ni differenti con cui si effettua la solidificazione della 
materia ignea che alla superficie è disturbata dal gor- 
goglio dei gas che si sprigionano, mentre nell' interno 
della massa si pietrifica lentamente sotto la pressione 
degli strati superiori ed in quella calma relativa che 
permette l'orientamento delle particelle intorno ai nu- 
clei cristallini, e l' ingrossamento dei cristalli stessi. 



Si 



: dell' Etna del 1SS6. 



Ma oltre alle lave che si solidificano dopo essersi 
espanse, le eruzioni danno altri prodotti vulcanici. Dan- 
no i prodotti solidi disaggregati che altro non sono che 
frammenti di lava staccati nell'interno del focolare dal- 
l' impeto dei vapori d'acqua e slanciati fuori sotto di- 
verse forme e grandezze. Danno ìe cosiddette bombe, 
o pezzi dì lava compatta projettati allo stato di fusione 
dura, che prendono una forma arrotondata: danuo le 
scorie o frammenti di lava spungosa che formano Ì < 
ni awentizii : danno i lapilli o pezzetti di scorie picco- 
li e arrotondati: danno la sabbia o frammenti a grani più 
fini che trasportati dall' impeto dei vapori si espandono 
sopra enormi estensioni di terreno: danno, infine, le ce- 
neri che non sono altro che arene pulvirulenti e fari- 
nacee per essere state prodotte da una specie di polve- 
rizzazione allo stato liquido della materia ignea. 

Alcuni vulcani, poi , emettono prodotti speciali : tali 
sono P ossidiana e la pomice lave a massa vitrea , com- 
patta o spungosa, che si formano nei vulcani che danno 
lave trachìtiche. 

Dei prodotti aereformi, dopo l'enumerazione fallai 
avanti, non mi rimane ad aggiungere altro che non tut- 
ti si manifestano nello stesso periodo di una eruzione. 
Infatti nei periodi del parossismo si manifestano le com- 
binazioni del cloro col sodio, col potassio, col ferro, e 
col rame : nei periodi di diminuita attività, l'acido clo- 
ridrico , l' idrogeno e P acido solforoso , e nei periodi 



Eruzioni e prodotti vulcani 



di progredita decrescenza l'acido solfìdrico e l'acido 
carbonico ultime manifestazioni dell'attività vulcanica. 



L' ERUZIONE DAL IO Al. 21 MAGGIO. 



Scendendo da Monte Grosso ritrovo la strada mulattiera 
clie conduce a Nicolosi ingombra, alla lettera , dì una 
processione di curiosi che si recano a vedere la cor- 
rente di lava. Mite è la temperatura, splendida la sera 
per essere appena al domani del plenilunio e lo spettacolo, 
del tutto straordinario, è assai grandioso perchè non deb- 
ba attirare a quelle contrade una vera folla di persone. 
Le quali, appartenenti a tutte le classi sociali, d'ogni ses- 
so, d' ogni età, a piedi ed a cavallo, nelle fogge le più 
diverse, vanno e vengono in lunghe file, a frotte, incal- 
zandosi, urtandosi, sollevando coi piedi densi turbini di 
polvere, inghiottendola allegramente. E per tutta la not- 
te fino al mattino e un arrivare di gente spensierata e 
chiassona. 

Dalle bocche d' eruzione, intanto , la materia fusa e 
venuta fuori a fiotti abbondanti onde il progredire del- 
la corrente è molto veloce, sìa per la ricchezza della 
sorgente che pel rìpido declivio del terreno. In poco 
più di 24 ore, infatti , il fronte delle lave ha percorso 
due chilometri di cammino , scendendo dall' altitudine 
di 1450 metri .1 iroo metri circa. Questa prima cor- 
rente è passata tra Monti Grosso e Monte Tinitelb, col- 



Stili' eruzione dell' Etna dei 1SS6. 



mando it fondo della gola per una larghezza di ijo 
metri e tenendosi quasi nel mezzo tra Monte Concilio e 
Monte dell'Albano nella direzione di Monte Guardiola. 



Gioverei) 20 maggio. — L' eruzione quantunque formi- 
dabile non è tuttavia arrivata al suo maximum d'inten- 
sità, clie raggiunge, però, verso mezzogiorno, dopo un 
crescendo di esplosioni e di detonazioni davvero spaven- 
tevole. Il bombardamento diventa cosi violento che tut- 
ta la regione Etnea fino a Catania ne rintrona, mentre 
1' energia esplosiva spinge la mitraglia dei massi e del- 
le scorie a grandissima altezza: pare addirittura che il 
monte vada in frantumi. Tuttavia , tale stato di cose 
continua colla stessa violenza fino a sera, otid'io riten- 
go sia questo il periodo culminante del parossismo di- 
namico, tanto per i fenomeni della cresciuta forzi esplo- 
siva, che per l'impeto e per la quantità delle lave dejette. 

Quali furono intanto le conseguenze di un tale pa- 
rossismo ? 

Trovandomi lontano dal teatro di eruzione , io non 
potrei riferire cosa vista da me : però sono riuscito a 
procurarmi il racconto di due persone intelligenti e me- 
ritevoli di fede. Il signor Ing. Giuseppe D'Amico Mauro, 
professore del R. Istituto Nautico di Riposto, trovavast 
presente allo spettacolo verso l' una p. m. Da Monte Ar- 
ditaci, cioè da un punto distante circa un chilometro dalla 
squarciami, egli vedeva tutto il teatro eruttivo, costimi- 



■unione dal J<? al 21 maggio. 



to di un monte già molto alto, dove pareva concentrata 
dippìù la forza esplosiva, e di tre altri piccoli crateri: due 
a nord ed uno a sud del principale, che emettevano ad 
intervalli più lunghi turno e mitraglia. Le lave sgorga- 
vano da una serie di bocche allineate lungo la squarcia- 
timi, e questo sgorgo era reso manifesto, al solito, dal- 
ia violenta emissione di vapori. 

Ora, da questo cenno, si scorge quanto s' era dovu- 
ta mutare la topografia dei crateri da quando 1' avevo 
lasciato io: cioè in sole ij ore. Si era formato un ve- 
ro centro esplosivo che prevalendo sugli altri crateri , 
aveva dato luogo alla formazione di un monte alto cir- 
ca cento metri, mentre quelli che avevo visto io, e eli» 
si trovano disegnati nella tav. IV , avevano un' altezza 
tutto al più di 20 metri. 

Il Sig. Dottore Stefano Reitano di Pedara, osserva- 
tore attento ed oculato delle varie fasi dell' eruzione, 
nou aveva avuto agio di vedere nel meriggio del 20 i 
crateri, da vicino. Però, mentre la sera del 19 dalla 
piazzetta di S. Biagio in Pedata aveva contato tre di- 
stìnti coni, la sera del 20 al loro posto trovò innalzato 
un monte solo e già molto alto: cambiamento che pos- 
so confermare io stesso per averlo constatato contempo- 
raneamente dalla Piazza di S. Alfio presso Trecastagni. 

É quindi accertato che dalla sera del 19 a quella del 
20 uno dei crateri, essendo divenuto più attivo , andò 
gradatamente ingrandendosi, mentre gli altri, che con- 



Siili* (MKpwW dell* Etna tiri iSi 



servarono un' attitudine affatto secondaria, rimasero pic- 
coli. É probabile poi che tale concentrazione di a 
vita e lo innalzamento rapidissimo del cratere princi- 
pale, siano avvenuti dopo le II a. m., ora in cui i fe- 
nomeni dinamici cominciarono a crescere in modo straor- 
dinario. 

E tale furia aveva avuto anche riscontro nello impe- 
to col quale erano venute fuori le lave fuse, che nelle 
ore pomeridiane si erano avanzate, minacciose per Ni- 
colosi , colla velocita di oltre jo metri all' ora. Infatti 
correndo parallelamente alle lave dell' eruzione del 1883 
che avevano lasciato poco discoste ad ovest, avevano in- 
vestito Monte Guardiola che avevano circondato per tre 
quarti, e calate giù per oltre un chilometro erano arri- 
vate in contrada dei Rinazzi, fino a tagliare la via che 
conduce alla casa Inglese a oltre tre chilometri e mez- 
zo di distanza dai crateri. 



Il cresciuto parossismo dell' energia eruttiva ed il pro- 
cedere veloce delle lave che in due soli giorni avevano 
accorciato di metà la distanza tra le bocche ed il pae- 
se, non potevano intanto lasciare indifferenti gli abitan- 
ti di Nicolosi. L'allarme cangiossi presto in terrore ed 
i preparativi per 1' abbandono dell' abitato divennero ge- 
nerali. 

Fu appunto in questo periodo di maggiore allarme 
che l'Ili, signor Sindaco di Catania trovandosi sul luo- 



V eruzione dal 19 al 21 1 



go col Vice Direttore di quest'Ufficio Tecnico sig. Civ. 
Filadelfo Fichera, disponeva quel servizio di osservazioni 
locali che ha dato origine a questa relazione. 



Venerdì 21 maggio. La cronaca di questo giorno è 
mollo semplice: 1* eruzione continua attivissima; però 
con una relativa diminuzione d'intensità nei fenomeni di- 
namici che sono divenuti meno irregolari. 

La colata delle lave si espande abbondante in quasi 
tutte le diramazioni, che si avanzano con rapidità; ma 

le ore pomeridiane succede un rallentamento note- 
vole nel procedere del fronte che è diretto verso Monti 
Nocìlla , e che minaccia Nicolosi e Belpasso , mentre 
dal corpo principale della corrente si stacca, presso Mon- 
te dell'Albano, una nuova diramazione che richiama l'af- 
fluenza delle lave. I terremoti sono divenuti più rari e 
meno forti ed allorché, verso sera , arrivo a Nicolosi 
per iniziare il servizio di osservazioni, trovo la popo- 
lazione molto rincorata per 1' arresto quasi completo 
dei rami più minacciosi a circa settecento metri di di- 
stanza da Monte Nocìlla. Però il panico del mattino a- 
vendo fatto emigrare perfino 1 materassi delle locande, 
siamo costretti, io ed il mio assistente tecnico signor 
Antonino Tempio, ad aspettare il giorno coricati sopra 
due orribili giacigli. 



Siili' eruzione dell' Etna del iSSé. 



7. — Dal 22 a tutto il 24 maggio. 



Quando il mattino del 22 mi levai per tempissimo , 
onde raccogliere in paese notizie più fresche di quelle 
della sera da poter telegrafare a Catania , durai molta 
fatica a trovare persone che avessero nella notte visto da 
vicino il fuoco. 

Nella stessa sede del Club Alpino, aperta giorno 
notte, si sapeva molto poco di veramente preciso, ne: 
suna delle guide essendo arrivata fino ai crateri ed es- 
sendo tuttavia assai diffusa la notizia che si fossero a- 
perte altre due bocche a nord-est delle prime sette. 
A furia di ricerche e di interrogazioni potei tuttavia 
essere certo che tale diceria era poggiata sopra notizie 
vaghe e sopra induzioni ancora meno serie e che di si- 
curo non c'era altro che il rallentamento, quasi gene- 
rale, nella velociti colla quale si avanzavano le lave. 

Pertanto, dopo aver consegnato all'ufficiale telegra- 
fico il telegramma per l'Ili. Sindaco di Catania ed avere 
soddisfatto cosi alle disposizioni contenute nel mio ordi- 
ne di servizio, mi determinai di visitare tutto il campo 
occupato dalle lave onde rendermi conto della situazione. 

Ed in breve potei accertarmi che questa era realmente 
alquanto migliorata. L'eruzione mamenevasi senza dub- 
bio molto attiva , ma le manifestazioni sensibili cioè 
1' emissione di fumo, il getto deli* arena , le esplosioni 



thl 22 a tulio ìl 24 maggio. 



9» 



di materie solide e gassose, i rombi sotterranei, le de- 
tonazioni ed i tremuoci , erano notevolmente diminuiti 
di energia. E, quasi a conferma di ciò, le lave arresta- 
tesi la sera avanti a nord di Monte Nocìlla , erano tut- 
tora ferme e progredivano lentissimamente le dirama- 
zione dirette verso le dagale dei Celsi e dell'Ascino, 
mentre mostrava» attivo il solo braccio, il più occiden- 
tale di tutti, che scorreva accanto a Monte dell'Albano. 
Qual'era la causa di questa provvidenziale diversio- 
ne? Era venuta meno qualcuna delle bocche per effetto 
dell'apertura di altre, o e' era qualche altra ragione più 
plausibile ? L' enigma poteva forse essere spiegato av- 
vicinandomi ai crateri: decìsi quindi di portarmi colà. 
Ma, mentre il mio compagno di escursione , il sim- 
patico Avvocato Antonio Ursino segretario della sezione 
catanese del Club Alpino, preparava il suo apparecchio 
fotografico , e le guide si accingevano a togliere dai 
muli quella parte di bagaglio che dovevamo portare 
con noi , iummo colpiti da un curioso spettacolo. Di- 
nanzi a noi, posti sulla cima di Monte dell' Albano, si 
ergeva a 300 metri di distanza il gruppo craterìforme 
di Monte Tinilelìo costituito di una serie di antichi cra- 
teri addossati gli unì agli altri, da nord a sud. La cor- 
rente di lava, dopo averne lambito i fianchi dal lato 
d'ovest, giunta al piede meridionale, si era espansa verso 
est fino a Menti Ilici ed a Monte dell' Albano — vedi la 
Tav. II* — e noi osservavamo appunto 1' espansione di 



9 2 



Sull' eruzione dell' Etna del 1886. 



questa colata quando sulla cresta di Monte Tiniteìlo ve- 
demmo fumare ed accendersi una pianta di ginestra, poi 
una seconda , poi una terza e poi altre ancora. Ecco 
cosa era accaduto. Nel tempo che le lave scorrenti tra 
Monte Grosso e Monte Pinilello erano discese verso il pia- 
no , una corrente più poderosa si era sovrapposta alla 
prima: onde gradatamente tutta la massa era cresciuta 
di spessore , innalzandosi poco a poco fino all' orlo di 
una piccola sella tra due crateri consecutivi e l'aveva 
scavalcata , incendiandone le ginestre e cominciando a 
precipitarsi sul piano sottoposto dal fianco sud-est. 

Avevamo lette le descrizioni di altre cascate di lave 
non nuove sull'Etna e specialmente nella Valle del Bove: 
però quello spettacolo ci apparve così inatteso e cosi 
diverso dalle descrizioni conosciute che rimanemmo lun- 
gamente meravigliati a contemplarlo. Vista in pieno sole 
quella caterratta di lave fuse era [un'altro che spaven- 
tevole, eppure era larga più di 60 metri ed alta non 
meno di 50. Quello che colpiva dippiù era il singo- 
lare effetto fantastico del quadro. Sopra la scabra su- 
perficie mobile della corrente di lave si avanzavano gal- 
legiantì grossi frammenti dì rocce e massi enormi, dalle 
punte aguzze e taglienti e dalle fogge te più immagi- 
nose, i quali soprastando colla loro mole alla massa 
della corrente si avanzavano fino all'orlo del monte da 
cui precipitavano giù nella valle. 

Pareva di assistere all'immane sacrificio di un pò- 



Dal 22 a lutto il 24 maggio. 



93 



polo intero di esseri soprannaturali, di mostri e di gi- 
ganti, che negii atteggiamenti i più strani si lanciasse- 
ro nel vuoto per scomparire inghiottiti dal nero tor- 
rente della lava sottoposta. E perchè la illusione fosse 
più completa, questo quadro era avvolto nel misterioso 
velo di densi vapori , tra il fumo e le fiamme dei li- 
cheni e delle ginestre che s'incendiavano e tra i riflessi 
della massa incandescente attraverso ai crepacci , men- 
tre crescevano il fragore delle pietre che si rovesciava- 
no, ed il formidabile tuonare delle esplosioni. 

Finalmente abbandonammo anche la cima di Monte 
dell' dibatto per avvicinarci dipptù alle bocche di eru- 
zione: traversammo una prima corrente di lave antiche, 
poi salimmo Monte Ilici, ne discendemmo dal lato op- 
posto e dopo avere traversato un altro banco dì anti- 
che lave, cominciammo l'erta di Monte Pinitelh, un poco 
più a nord della cascata di lave. 

Il monte non è più alto di un centinaio di metri : 
però da quel lato 1' inclinazione è così erta ed il ter- 
reno cosi mobile che a gran fatica potevamo salire. Ma 
grado a grado che c'innalzavamo, lo strepito delle e- 
spiosioni cresceva sempre e le detonazioni divenivano 
più assordanti, mentre la pioggia dì arena si faceva 
pioggia di lapilli, poi di scorie minute e finalmente di 
scorie più grosse delle noci. Sudati, trafelati, ansanti, ci 
riparavamo cogli ombrelli da quel fitto grandinare, ma 
salivamo, sempre, dominati dalla smania di vedere dippiù. 



n 



Sul? milione dell' Etna del 1SS6. 



Oramai nessuno d: noi parlava , preoccupati solo di 
evitare Ì proiettili, ni 1' animo nostro era perfettamen- 
te tranquillo; ma tra la emozione di un pericolo cre- 
scente e la risoluzione di una saggia ritirata, la nostra 
vanita vinceva ancora. Quando però, superata 1' ultima 
erta noi ci trovammo di fronte al nuovo monte a soli 
400 metri di distanza e credevamo di potere cogliere 
il frutto della nostra pertinacia , la pioggia dì pietre 
prese tali proporzioni e crebbe così il tuonare delle e- 
splosioni che, storditi dal fracasso e colle mani con- 
tuse dai projettili , fummo costretti a lasciare disordi- 
natamente una posizione che ci era costata tanta fatica. 
Questa volta la forza bruta aveva vinto il nostro or- 
goglio. 

Tuttavia, riordinato il drappello, c'innoltrammo anco- 
ra verso nord ed a tatti di distanza tra il nuovo mon- 
te e la casa dei Cervi, cioè a soli 250 metri dai cra- 
teri, profittando che in quel punto non grandinasse, ci 
arrestammo per prendere riposo ed osservare. 



Visto dalle Sciare dei Cervi il teatro di eruzione era 
in quei giorno proprio imponente: 1' attività dei diver- 
si crateri, essendosi concentrata in un solo gruppo at- 
torno cui si era formato ima specie di anfiteatro. Però 
il recinto, forse per la diversa inclinazione delle varie boc- 
che, chiuso con ahi e ripidi argini dai lati dì sud-ovest, 
di ovest, di nord e di est era aperto solo dal l».to di 



Dal 22 a lutto U 24 maggio. 



95 



;ud donde le lave scorrevano fuori. Né dì ciò si può 
dubitare, poiché se ora no» c'è più traccia della topo- 
grafia dei crateri come si trovava aitata, ci sono fortu- 
natamente rimasti e la fotografia fattane dall' Avv. Ursino 
: lo schizzo che contemporaneamente ne presi io e che 
1 testimonianza dì quanto vidi inserisco qui appresso. 




Criteri d'eruzione visti dalle sciare dei e 



vi a : 



Maggia 



Il tuonare dei crateri era, intanto, addirittura spaven- 
ivole: le esplosioni si seguivano ad intervalli di tre a 
quattro secondi, ma il muggito era continuo quasiché 
provenisse da altre bocche minori: ed in certi momen- 
il parossismo della energia esplosiva era tale che 
l'avremmo giudicato superiore a quello dei giorni pre- 
cedenti se non avessimo avuto palpabili prove del con- 
tano. 



Siili' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



Per comprender* 



violenza delle esplosioni basti di- 



re che la durata media della caduta delle pietre slan- 
ciate più in alto era dì 12 secondi: ma ce ne erano di 
quelle che ne impiegavano 22, tocchi dimostrerebbe che, 
tenuto conto anche d' una eccezionale resistenza del- 
l' aria, queste pietre arrivavano ad un' altezza variabile da 
600 a 1500 metri. Eppure dove eravamo seduti noi, posti 
fuori del campo di proiezione dei crateri , si trovava- 
no massi grossissimì che erano stati slanciati dai cra- 
teri nei giorni precedenti: e nel [ornare trovammo pres- 
so Monte Pinilello, a 600 metri dalle bocche, una enor- 
me lastra di lava, ancora incandescente nella massa, che 
pesava più di 15 quintali. 

Quando lasciammo il Piano dei Cervi, sulla cima di 
Mùnte P'miteìlo grandinava furiosamente, ma non si trat- 
tava più di lapilli , erano vere bombe più grosse della 
lesta di un uomo: onde fummo lieti di aver lasciato, 
proprio in tempo, un posto così poco comodo per 
osservazioni. 



Tornando incontrammo sopra Monti dell'Albano l'In- 
gegnere Direttore del Genio Civile cogli Ingegneri si- 
gnori Gi.trrusso e Rapisardi che prendevano nota del 
progresso delle lave; la corrente che avevamo visto pre 
cìpitare da Monte Pinilello correva velocissima ed ave- 
va già investito la falda del monte su cui noi 1 
vavamo. Larga più dì 250 metri, alta più di 15 in me- 



Dal 22 a tatto il 24 maggi 



97 



dia, era proprio spaventevole a vedersi, correndo fino a 
60 metri all' ora. Gli altri bracci della colata progre- 
divano invece con molta lentezza ed il braccio occiden- 
tale che aveva tanto allarmato Nicolosi era affatto im- 
mobile. 



Domenica 23 maggio. Le emozioni provate il giorno 
avanti erano state troppo vìve perchè non dovessi sen- 
tire la tentazione di rinnovarle, almeno in parte: e di 
fatto, di buon mattino, eccomi di nuovo in cammino col 
mio instancabile assistente signor Tempio. 

Il braccio più occidentale della corrente , fermo da 
due giorni in contrada S. Leo , continuava a non dar 
segno di attività; ancora lentissimi procedevano i due 
bracci ìntermedìi che si espandevano sulle dagale dei 
Celsi e dell' Ascino, mentre il braccio orientale, rove- 
sciate le ultime pendici di Monte dell' Albano, si diri- 
geva verso le Timpe di Camtrcia con fronte poderosis- 
simo. Dopo avere assistito alla distruzione di un gio- 
vane castagneto e di un campiello alberato che scom- 
parvero sotto un enorme banco di lava alto circa 25 
metri , ascendiamo Monte dell' Albano ed è di là che 
torniamo ad osservare il teatro dell' eruzione. 

Come era cambiato dal giorno avanti ! 

Noi non vedevamo più il gruppo delle bocche d' c- 
splosioni posto in mezzo ad una specie di anfiteatro, 
perchè I' argine che costituiva il lato orientale del re- 



98 



Sull'eruzione dell'Etna del 18S6. 



cìnto era stato messo fuori del campo d' azione : e tra 
esso ed i due argini crasi innalzato un altro argine più 
alto e ripidissimo, dietro al quale uu gruppo di bocche 
eruttive lanciava mitraglia di massi e di scorie e tuo- 
nava furiosamente. — Come spiegare un tale cambiamen- 
to ? Eransi aperte altre bocche dalla parte occiden- 
tale ed erano queste che col materiale eruttato aveva- 
no ostruito quelle del giorno avanti , oppure quelle 
avevano soltanto cambiato inclinazione e trasformata dì 
conseguenza tutta la topografìa del gruppo craterìfor- 
me pel solo effetto del diverso accumularsi dei detriti ? 
Il giorno opportuno per sciogliere il problema non era 
certamente quello. Gìa, per 1' avvenuta mutazione dì 
vento, la pioggia di arena era oltremodo copiosa anche 
su Monte dell' Albano ; ma da due ore pioveva altresì 
acqua e dirottamente, e prima di mezzogiorno sopravve- 
niva persino la grandine. Né la triplice pioggia, dovuta 
esclusivamente all' eruzione perchè il cielo era dovun- 
que all' orizzonte senza nuvole , sarebbe riuscita ad ar- 
restarci nelle nostre osservazioni. Erano, invece, le con- 
seguenze di essa quelle che ci rendevano impossibile 
risolvere lo strano cambiamento: poiché 1' evaporazione 
della pioggia d'acqua che veniva a contatto colla super- 
6cie rovente delle lave era cosi copiosa e tanto densa 
che dovunque volgessimo lo sguardo non vedevamo al- 
tro che fumi bianchi. 
Tuttavia, se i particolari del quadro sparivano nel fitto 



Dal 21 a Mio il 24 maggio. 



velo dei vapori e del fumo, le grandi linee non avevano 
più mistero per noi. Che scena orrida e grandiosa e 
quanto diversa dalle altre scene vedute fino allora! Dal 
nostro monte a Monte P'uiitello, i Monte Grosso, al Pog- 
gio delia Guardiola, a Monte Nocìlla, a Serra Pinnla, alle 
Timpe di Camercia, cioè per tutta un'estensione di ter- 
reno addirittura enorme non vedevamo che un vero mare 
di asprissime lave nere e fumanti. La cascata di Monte 
Pinitello seguitava a dare senza posa il suo abbondante 
tributo di rocce spezzate e di lave incandescenti : però 
il punto del salto non era neppure esso quello del gior- 
no avanti, ma un altro più a sud-ovest : di guisa che 
il nuovo torrente scendeva quasi incassato tra i due 
primi corsi di lave che erano discesi nei giorni prece- 
denti, lambendo Monte Grosso e Monte dell' Albano. Ma 
se le irte creste laterali di queste tre correnti parallele 
delineavano così nettamente il loro cammino che sarebbe 
stato possibile individuarne il corso fino alla distanza 
dì qualche chilometro, non potevamo d' altra parte sco- 
prire, attraverso alla nebbia dei vapori lontani, quale 
braccio delle colate andasse ad alimentare questa terza 
corrente. Onde tornando a Nicolosi telegrafavo così : 
a Domani avviserò se corrente, di cui mi riusci impos- 
ti si bile scoprire direzione, scenda, come temo, rinvigo- 
« rire conente occidentale ». 

La popolazione di Nicolosi, intanto, aveva con pron- 



ai aon 



Siili' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



rezza pari a quella con cui l'aveva perduto, riacquistato 
ÌI coraggio, e la calma era ormai cosi generale che, ri- 
correndo in quel giorno le elezioni politiche, andarono 
all'urna la quasi totalità degli elettori iscritti. Ma verso 
sera ecco arrivare in paese la triste notìzia che sulla 
colata di S. Leo, ternia da due giorni, si avanzava ra- 
pidissimo e potente un nuovo torrente di lave. E la 
notizia si propaga repentina e si diffonde dovunque esa- 
gerata e molto ingrandita ; la popolazione si riversa 
nelle vie, agitata, costcrnarìssima , corre alle chiese e 
levatene le statue dei santi protettori del paese le porta 
in processione fino agli Altuidlì. 






Vivessi mille anni io non potrò dimenticare mai quella 
lugubre scena. Centinaja e centinaja dì persone, forse 
migliaja , strette attorno ai simulacri, si vedevano al 
chiarore dei ceri e delle fiaccole agitarsi in mezzo alla 
oscurità. Non si udivano grida o schiamazzi , ma s 
ghiozzi, pianto mal trattenuto , sommesso e commosso 
mormorio di fervide preghiere : ed a vedere tutto quel 
popolo, in preda allo sgomento, affranto dal dolore, col- 
la disperazione sul volto , eppure cosi pieno di fede 
nell' intervento di un essere supremo è scosso anche 
l'animo nostro e invidiamo a quella gente semplice e 
rozza la fede « che crede e non ragiona », quella fede 
che manca a noi, 



Dal 22 a tulio il 24 magi 



Nella notte ìl Consiglio Comunale , radunato d' ur- 
genza , delibera di domandare aiuti al Governo ed ai 
Sindaci dei Comuni vicini per lo sgombro immediato 
del paese: mentre il Delegato della questura (signor Be- 
nedetto Fazio), l'Ingegnere Capo delle Miniere (signor 
C.tv. Cesare Conti) ed io, informiamo le rispettive nostre 
Autorità superiori del nuovo pericolo che minaccia Ni- 
colosi e della opportunità di provvedere ai mezzi di 
trasporto e ad altro. 



Lunedì 24 Maggio. Un chiaro di luna, il levarsi del 
sole, il muggire della tempesta, la stessa eruzione di un 
vulcano sono spettacoli della natura la cui grandiosità 
non può lasciare 1' uomo indifferente. Ma qual diversità 
di commozione tra questa che proviene dalla maravi- 
glia o dall'ammirazione di ciò che fisicamente è bello, 
o terrìbile, o immenso, e la commozione che ci fa pal- 
pitare di dolore o di gioja per le vicende di un essere 
umano. La maestà o L' incanto della scena soggiocano 
Ì nostri sensi , ma quello che veramente ci può fare 
battere il cuore è l'attore: è l'uomo: è il dramma. Ed 
io che da diversi giorni avevo provato emozioni sem- 
pre nuove, assistendo alle manifestazioni più svariate 
del parossismo vulcanico, di questo fenomeno davvero 
gigantesco delle forze della natura , mi sentii assai di- 
versamente commosso quando sulle aride ed aspre lave 
di contrada S. Leo presso Monte Nocìlla vidi raggrup- 



5h/J' fruitone dell' Etna del 1886. 



paia una vera moltitudine di uomini e di donne attor- 
no alla sacra immagine di una Madonna.-Era la popo- 
lazione di Borrello , borgo di Belpasso anch'esso mi- 
nacciato dalle correnti di lave , che spinta dalla paura 
e dalla fede tentava porre argine al fuoco devastatore, 
contrapponendogli il simulacro della Vergine: ed in que- 
sta scena singolare c'era tanta solennità, c'era cosi 
schietta la manifestazione di un dolore immenso e pro- 
fondo che la commozione era universale e le lagrime 
scorrevano anche sui volti delle persone più refrattarie 
ad ogni sorta di sentimentalismo. 

Ma il fuoco devastatore, sebbene con lentezza, pro- 
grediva sempre. Ormai aveva raggiunto il limite della 
colata precedente sulla quale si era sovrapposto , e di- 
viso in tre bracci veniva avanti verso Monte NocìIIa , 
quasi lo volesse circondare. Cogli ingegneri del Corpo 
delle Miniere procediamo alle consuete misurazioni. Le 
fronti dei tre bracci sono tutte poderose : larghe più di 
100 metri sono alte circa ij e si espandono, a contorno 
frastagliato, colla velocità media di 18 metri all'ora. 

Certamente il pericolo per Nicolosi e per Belpasso 
non è imminente, ma la minaccia è grave e sui crateri 
non si scorge nulla che accenni diminuzione nel processo 
eruttivo: la eruzione continua, anzi, violentissima e, per 
la prima e sola volta , vedo la cupa ed alta massa di 



Dal 22 a lutto il 24 maggio. 



ióJ 



fumo che sovrasta i crateri squarciata dallo scoppio del- 
la folgore. 

Verso le io a. m. l'estremo braccio occidentale mo- 
strasi più attivo : sì riversa sopra una dagala fidentissi- 
ma di contrada Sette Danari, ed in breve non ne lascia 
vestigia. Vedo tra gli spettatori di questa lugubre di- 
struzione pallida ed affranta la simpatica figura del Sin- 
daco dì Nicolosi signor Cav. Pietro Pappalardo. È la 
personificazione del dolore : otto mesi addietro anche 
egli ebbe la sua casa sconquassata dai tremuoti, ed as- 
siste ora allo annientamento delle proprietà rurali, or- 
mai preparato a vedere, forse nel corso del domani, la 
rovina completa del suo disgraziato Nicolosi. 



Intanto la notizia delle peggiorate condizioni si era 
sparsa per tutta la regione etnea. Nel meriggio ar- 
riva una gran parte della popolazione di Massa Annun- 
ziata portando in processione la statua di un S. Miche- 
le Arcangelo; più tardi arrivano gli onorevoli sigg. Bo- 
najuto, dì Sangìuliano e Carnazza Amari, già rieletti de- 
putati: verso sera Monsignor Caff col leggendario velo 
dì S. Agata e le Autorità principali della Provincia. È 
una continua offerta di ajuti, una manifestazione di so- 
lidarietà e di fratellanza che conforta, un prevenire af- 
fettuoso perchè neh" ora del pericolo tutto sia pronto 
per l' abbandono del paese. 



i<>4 



Stili" frugone dell' Bina del i$86. 



Alle otto p. ni. , essendo venuto per sostituirmi il 
mio egregio collega Ing. Cav. Salvatore Giuffrida col- 
l'assistente sig. Eugenio Barcellona, lascio Nicolosi con 
1' animo molto contristato. Ma era destino dovessi an- 
cora trovarmi presente ad un'ultima scena commovente. 
A due chilometri dal paese raggiungo una folla di per- 
sone che, tra un denso turbine di polvere e nel bujo 
mal rischiarato da alquante fiaccole, si abbraccia con 
effusione e grida e piange e fa profferte di ajuti e rin- 
grazia. Sono due popolazioni legate da un pericolo co- 
mune. Sono quei di Nicolosi che accompagnano e rin- 
graziano gli abitanti di Massa Annunziata là venuti per 
portare.il loro santo protettore ed offrire ospitalità agli 
emigranti. 

Certamente anche voi, popolo di agricoltori, uon po- 
tete essere immuni dei vizi che ammorbano le città, 
poiché la demoralizzazione è dovunque: ma quelle of- 
ferte erano almeno offerte spontanee e sincere, era vero 
quel pianto: ed io v'invidiavo la vostra semplicità, io 
v' invidiavo la vostra lontananza dalla città, che vi con- 
sentiva dì fare una dimostrazione di affetto cosi gentile 
e cosi affettuosa , al riparo dei reporter* dei giornali , 
senza secondi fini e senza l' intervento dei soliti dema- 



ìoy 



8, — Dai, 25 a tutto ii. 27 maggio. 

Martedì 25 maggio. Lo espandersi delle colate dì lave 

durante l.i notte fu meno violento: non cosi l'attività 
dei crateri che manilcstossi imponente, anche con con- 
tinui boati , durante le prime ore della sera e verso le 
4 a. m. La pioggia di arene, abbondantissima su tutta 
la regione meridionale, lo fu principalmente sulle cam- 
pagne di Pedara che ne rimasero danneggiate stante l'a- 
zione caustica dei sali contenuti nelle arene e disciolti 
dalla rugiada e dai vapori condensati in forma di co- 
piose piogge d' acqua. 

Nel corso della giornata , però , in conseguenza di 
questa cresciuta attività dei crateri anche la espansio- 
ne delle lave si riattivò in tutti i bracci della corren- 
- Alle io a. m. il braccio più occidentale, in con- 
trada S. Leo , investiva il vigneto dei fratelli Bruno e 
raggiungeva !a stradella divisoria dei territori! comu- 
nali di Nicolosi e Belpasso, Un secondo braccio, parti- 
tosi dal corso principale a 400 metri da Monte Nudila, 
procedeva con lentezza. Un terzo scendeva impetuosa- 
mente, con un fronte largo 150 metri, quasi ad inve- 
stire questo monte. Un quarto si avanzava , tra Monte 
Nociila e Serrapìi^iita , verso S. Niccolò l'Arena e co- 
priva i terreni Carbonaro ed il pometo Nicolosi; ed un 



io£> 



Stili' emione <M/' £/miì del 1SS6. 



ultimo braccio, il più orientale di quelli in moto, con- 
tinuava ad espandersi sulla dagala dell' Ascino. 

E la situazione andò peggiorando, ancora più nelle 
ore pomeridiane, per il progredire veloce del terzo e del 
quarto braccio minacciami specialmente Nicolosi. Verso 
le 8 p, m. la corrente investiva Monte Nocilìa e dal lato 
settentrionale penetrava nel vecchio cratere; di poi lam- 
bendone il fianco orientale si dirigeva verso Monlt Fu- 
sata, avanzandosi con straordinario fragore. 

In paese intanto cresce l'agitazione: comincia il tra- 
sporto delle masserizie e delle derrate e durante il gior- 
no è un continuo arrivare di funzionari, dì truppa e di 
agenti della pubblica forza. La paura cresce sempre e, 
di conseguenza, aumentano ancora le manifestazioni di 
pietà e le processioni dei Santi lungo le strade di Ni- 
colosi e per le campagne sino agli Altarelli. 



Mercoledì 26 maggio. L'attività dei crateri, alquanto 
diminuita nel corso della notte, ringagliardì nelle prime 
ore del mattino in cui le esplosioni e le detonazioni si 
fecero più violente e più intense, mentre il teatro del- 
l' eruzione restava avvolto in un nembo densissimo di 
vapori e di arene. 

I bracci orientali delle lave, che nei giorni precedenti 
si erano avanzati sulle dagale di Camera.-!, dell'Ascino e 
dei Celsi, davano qualche segno di attività, ma si espan- 



Dal 25 a lutto il 27 maggio. 



107 



devauo piuttosto lateralmente anziché sulle fronti appa- 
rentemente ferme, 

Non era cosi dei bracci occidentali su cui princi- 
palmente rifluiva la massa liquida della colata di lave : 
anzi i varìi bracci, quale più quale meno, si avanzavano 
tutti velocemente, nel modo seguente: 

Il braccio estremo occidentale, partitosi come abbia- 
mo veduto dal corpo principale della corrente .1 600 
metri dì distanza da Monte Nocilla, scendeva verso Bor- 
rello, tra Monte Segreta e Monte Fusata, ed alle 12 avea 
già seppellito il vigneto Sabatino. 

Il braccio che aveva urtato, dalla parte di settentrio- 
ne, Monte Nocilla , ne aveva circuita la base anche dai 
lati orientale e meridionale, ed alle 11 a. m. attraversava 
la via di S. Leone, dirìgendosi anch'esso verso Borrello. 

Altre due diramazioni si avanzavano impetuose e con 
largo ed alto fronte ad oriente di Monte Nocilla, tra 
I Fusara e Monte Pagano, minacciando direttamente 
. E la velocita con la quale progredivano que- 
due correnti era davvero allarmante; verso mezzo- 
giorno quella diretta agli Altaidli avea già sorpassato una 
vecchia tettoja denominata Caseddaqp: sì trovava cioè 
a due soli chilometri dallo abitato: alle ore 4 p. m. di- 
stava dagli filarelli meno di 200 metri e, considerando 
il ripido declivio del terreno da questo punto a Nìco- 
losi, la catastrofe sì annunziava quasi inevitabile pel 
giorno appresso. 



Siili' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



Quando arrivai a Nicolosi erano appena le 3 poni.; 
eppure, da Pedara a Nicolosi, in soli 35 minuti di cam- 
mino, avevo potuto contare rSo carri oltre ad un nu- 
mero stragrande di gente a piedi, di muli e dì asini ca- 
richi d'ogni sorta di masserizie. In paese l'agitazio- 
ne era al colmo: la circolazione era ridotta dovunque dif- 
ficilissima per 1' enorme affluenza di carri da trasporto 
e gli agenti della forza pubblica duravano fatica a por- 
re ordine in tanta confusione. 

La piazza principale del paese, ordinariamente cosi 
calma e deserta, era addirittura irriconoscibile per l'af- 
follamento e pel fracasso. Davanti alla chiesa, disposti in 
unica fila sì vedevano le statue dei santi colla faccia ri- 
volta all'Etna quasi dovessero collo sguardo scongiurare 
il perìcolo. Di fronte, sparsi nel casino di conversazione, 
nell'ufficio telegrafico, nella casa comunale e nelle banchi- 
ne era un affacendarsi di funzionarli: c'erano il Prefetto, il 
Generale, il Maggiore dei Carabinieri, gli ingegneri del 
Genio Civile, del Distretto Minerario e del Municipio di 
Catania, un gran numero di ufficiali dell' esercito e di 
forza pubblica, e carabinieri, soldati di fanteria e militi 
di pubblica sicurezza a cavallo: e da ogni sbocco dì via 
un affluire continuato di cavalli, di carri e di persone 
che si spingevano, che si urtavano e che si accalcavano 
per entrare o per uscire da quel pandemonio. 

E questo movimento straordinario, questa attività feb- 
brile andò sempre più crescendo coli' avvicinarsi della 



Dal 25 a tulio il 27 maggio. 



105 



sera. Da Cattata, da Pedara, da Trecastagne, da Aci Rea- 
le, da Mascalucìa è un arrivare incessante di carri e di 
cavalcature approntati da quei municipiì per facilitare lo 
sgombro del paese. Moltissimi proprietarii dei comuni 
etnei offrono gratis le botti per conservare il vino di 
cui disgraziatamente sono ancora piene le cantine di Ni- 
colosi, piazza esclusivamente vinicola, e tali offerte ar- 
rivano ad ogni istante desiderate e gradite. 

Il Municipio di Catania, intanto, oltre ad un primo 
invio di L. 1000 votate dalla Giunta il 24, aveva deli- 
berato nuovi soccorsi. Verso sera arriva un numeroso 
drappello di guardie di cìttA che, guidate dal Coman- 
dante Cav. Niccolò Ajello, vengono con varie pompe da 
incendio per esaurire l'acqua delle cisterne. 

Il Direttore di Polizia urbana signor Cav. Uff. Fran- 
cesco Corsaro dirige, per la parte che riguarda Catania, 
la distribuzione dei carri, delle cavalcature e delle fiac- 
cole; né soltanto e' e da lodare l'intervento ufficiale del 
Municipio di Catania in questa gara affettuosa tra i varii 
comuni della regione Etnea, ma altresì la iniziativa pri- 
vata che procura con tutti i mezzi di alleviare i danni 
di una partenza precipitata e disastrosa. Per non ferire 
la modestia delle moltissime persone accorse a dare 
aiuti, e con danaro e con lavoro personale e con con- 
forti morali, io non fo nomi: mi limito solo a dire che, 
costituiti in corpo di assistenza, furono di gran giova- 
mento la squadra democratica di giovani catanesi guì- 



Su!l' eruzione dell' Etna del rSS6. 



data d.ii Sigg. De Felice Giuffrida e Pasquale Distefano, 
C le due squadre di sodi del Club Alpino. 

E mentre pubblici funzionarli e cittadini facevano del 
loro meglio perchè meno amaro riuscisse alla popola- 
zione l' abbandono del paese, il clero , continuando ad 
esercitare queir ascendente che in realtà ha sulle masse 
del popolo, lo confortava amorevolmente e lo andava 
preparando al nuovo dolore, adoperando tutti quei mez- 
zi morali di cui può e si disporre questa potente isti- 
tuzione che è fondata sulla tede in una vita extra ter- 
rena, e che possiede ancora quell'ideale di cui manca- 
no ormai le istituzioni civili. Ed in questo, l'opera del 
Preposi to reverendo P. Mario Tomaselli e degli altri 
sacerdoti del paese riceveva un validissimo aiuto dal- 
l'azione personale di Monsignor Benedetto Dusmet Ar- 
civescovo di Catania che, come sempre in ogni pubbli- 
ca calamità della diocesi , si trovava sul posto a con- 
fortare colla parola e colla borsa i poveri più colpiti 



dalla 



Quella sera il panorama delle correnti di lava che si 
avanzavano verso l'abitato era spaventevole, specialmente 
nei bracci diretti ad investire i Monte Ressi. La notte 
era calata oscurissima e quelle correnti incandescenti 
che progredivano colla velocità di 50 metri ali' ora e 
con fronti altissime, susseguite da altre correnti che si 
accavalcavano sulle prime, incutevano proprio terrore. I 



Dal 2; a lutto il 27 maggio. 






curiosi, i louristes, gli amatori di emozioni vive erano la 
in grande numero: vedevano i vigneti sparire sotto banchi 
di Live alti più di dieci metri, vedevano sparire alberi e 
muri, ed ormai !e due prime casette rurali erano pur esse 
scomparse senza lasciare traccia della loro esistenza. Al 
chiarore delle fiaccole, al riflesso delle lave incandescenti, 
si vedevano tutti questi gruppi di gente accorsa per am- 
mirare lo spettacolo: ma non c'era più la nota allegra 
dei giorni passati: questa volta la nota triste aveva preso 
il sopravvento ed invano si sarebbe cercato anche un 
accenno a quella spensieratezza che era regnata sovrana 
nella sera del 19. — Pur troppo la catastrofe pareva im- 
minente e la popolazione risentiva ormai l'influenza di 
quel lugubre spettacolo. 

Che notte triste ! Presso ai Monti Rossi avevo subito 
la commozione di chi assiste, senza poter dare riparo, 
allo svolgimento di un dramma ; rientrando a Nicolosi 
provavo invece l'emozione più viva di chi cominci,! a 
valutare le conseguenze del dramma stesso. Dovunque 
per le strade del paese c'è bufo orribile, bujo che centu- 
plica lo sconforto e la confusione. Dinanzi ad ogni casa 
c'è un carro, c'è della gente che ansante è intenta a 
caricare masserizie. Ma la luce dell' interno delle case, 
se abbaglia i passanti non illumina per questo le vie 
che rimangono nella più completa oscuriti, non ostante 



Stili' eruzione dell' Etna del 1886. 



ci siano in paese non meno di 1000 fiaccole inviate dal 
Municipio di Catania. 

Però se i carri vuoti arrivano a centinaia in lunghe e 
non interrotte file, se i carri carichi traversano e lascia- 
no il paese senza interruzione, se ad ogni tratto i con- 
vogli si urtano, si arrestano e si distrigano a mala pena, 
non sì sentono tuttavia, allo infuori delle voci dei mu- 
lattieri che avvisano la folla dì scarnarsi, altre grida; 
non si odono vani schiamazzi. Nicolosì ha dato in que- 
sta triste congiuntura un forte esempio di coraggio e 
di dignità : non una sola casa è chiusa, tutta la popo- 
lazione veglia e lavora, ma non si sentono lamenti, non 
pianti, non si assiste a scene rumorose per attirare gen- 
te e speculare sull'altrui commozione. 

Solo di tratto in tratto, nelP interno dei cortili ed in 
qualche angolo remoto delle vie, si sente sommesso il 
lamento di qualche vecchia, il singhiozzo dei bambini : 
le manifestazioni più infrenabili, ma non chiassose, dì un 
immenso dolore e di una grande paura. E perchè nulla 
manchi di lugubre a questa scena triste e di proporzioni 
colossali si sente dovunque un martellare continuato: è 
il martellare di quei poveretti che schiantano dai muri 
perfino le imposte delle porte e delle finestre; ed il fra- 
casso dei martelli sul legname, in quell'ambiente cosi 
tetro e funereo , ha qualche cosa in se che ci fa pen- 
sare nostro malgrado al coperchio della bara mortuaria 
che cì tolse per sempre le sembianze d' una cara persona. 



Dal 2} a lutto il 27 maggio. 



n? 



Giovedì 27 Maggio. Già nella ser.i precedente era scita 
avvertita una diminuzione nell'attività esplosiva dei cra- 
teri, che aveva fatto supporre una corrispondente dimi- 
nuzione anche nello sgorgo delle Live. Nel mattino si 
potè constatare, infatti, che tale supposizione non era 
stata senza fondamento, [' espandersi delle colate essen- 
dosi in realtà rallentato in tutti Ì bracci della corrente. 

Allo spuntare del sole il braccio diretto agli Atta- 
relli aveva quasi raggiunto l'oratorio, ma lo scanzava 
di pochi metri passandogli a ponente. Invece, una di- 
ramazione a ironie strettissima, partitasi dal tronco prin- 
cipale una cinquantina dì passi a nord del fabbricato, lo 
minacciava direttamente ed ormai cosi da vicino che 
nessuno più si faceva illusione che I* investimento non 
fosse inevitabile ed imminente. E la popolazione ne a- 
spettava trepidante l'annunzio in preda ad un'esaltazio- 
ne indescrivibile , che trovava la sua ragione ed il suo 
alimento nelle circostanze che erano valse ad esage- 
rare l'importanza data a questa meschina costruzione. 

Gli AUarelli inlatti, altro non sono, come ho detto 
prima, che Ire affreschi e tre altari innalzati ai Santi 
protettori di Nicolosi , in aperta campagna e sotto un 
rozzo porticato che li difende dalle intemperie. I dipinti 
non hanno ne valore storico, né valore artistico: hanno 
il solo valore morale dei soggetti sacri che raffigurano, 
il quale, nel sentimentalismo dì quella popolazione cam- 
pestre ed in quei momenti di pericolo, appariva loro 



II., 



Sul? i 



ancora più grande che ordinariamente, Oramai negli Al- 
tarelli non vedevano essi soltanto la costruzione saera: ci 
vedevamo anche il simbolo civile del loro paese, la loro 
casa, il loro palladio; meta d'ogni processione religiosa, 
meta dei pellegrinaggi dei giorni precedenti, era stato 
perfino il luogo di esposizione del velo leggendario di 
S. Agata : implicitamente dunque era stato proclamato 
intangibile, e se le lave devastatrici venivano a distrug- 
gerlo, uclla fantasia popolare ciò equivaleva ad un vero 
decreto di distruzione di tutto Nicolosi , irremissibil- 
mente perduto se uon era riuscito a preservarlo nemme- 
no la intercessione potentissima della Vergine Catancsc. 

Ma anche per le persone più fredde, anche per le Au- 
torità non era senza significato lo investimento degli Al- 
tarelli. Trovandosi costrutti quasi all' orlo dì un alti- 
piano , pareva che le lave arrivate 1A dovessero preci- 
pitarsi lungo il ripido declivio della campagna verso 
Nicolosi e raggiungerlo prontamente: infine temevansi 
le conseguenze dello scoraggiamento che avrebbe pro- 
dotto sull'animo della popolazione il vedere comparire 
soprastante al paese il temuto nemico , il fuoco deva- 
statore. 

Però, contro ogni previsione, il braccio di lave mi- 
nacciante gli Aitarteli, arrivato a pochi metri di distanza 
da essi, rallentò ancora il suo cammino già poco veloce, 
e crebbe di altezza quasiché si preparasse a superare l.i 
piccola prominenza su cui è posto 1' oratorio : di poi , 



Dal 2; a lutto ti 27 waggb, 1 1 5 

quando i presenti si aspettavano l'investi mento, fu visto 
partirsi dal fianco il principio di una diramazione late- 
rale che per le condizioni altimetriche favorevoli co- 
minciò a scorrere verso est, chiamandovi !a massa delle 
lave fluenti, la quale cambiata di fronte si diresse verso 
la valle di S. Nicolò l'Arena, lasciando incolume del tut- 
to l'oratorio. 

La tavola Vili è la riproduzione eliotipica di una 
delle fotografie latte tare da Monsignor 1' Arcivescovo 
dì Catania per illustrare questo avvenimento. Quelle alte 
scogliere che sovrastano il piccolo edificio sono i due 
bracci di lave, che fatto angolo a nord-est del fabbri- 
cato, si diressero senza toccarlo verso Nìcolosi e verso 
S. Niccolò 1' Arena, e fa realmente uno strano effetto 
vedere la piccola mole di quei fabbricato risparmiata 
dalla enorme massa di lave che lo lambirono senza an- 
nientarlo. 

La popolazione di Nicolosi, già predisposta a vedere 
rispettati dalle lave gli Altarelli dove era stato esposto 
il velo dì S, Agata, ha creduto di trovare dimostrato 
in questo fatto lo intervento divino ed ha gridato al 
miracolo! » La Curia Arcivescovile, però, non avendo 
riscontrato in tutto questo gli estremi che caratterizza- 
no il miracolo, si è limitato a chiamare prodigiosa la 
preservazione dell' oratorio, dando in tal maniera nuova 
prova di gran tatto, poiché mentre ha tolto agli avver- 
sarli il pretesto di altri attacchi , ha detto abbastanza 




n6 



Sull' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



perchè possano Ì più zelanti trovare nelle parole della 
Curia accettata la idea dell' intervento divino. Da mia 
parte io ho creduto obbligo di cronista imparziale nar- 
rare lo accaduto senza commenti, soltanto ho pensato 
di aggiungere la fotografia del paesaggio, perchè, astra- 
zion fatta d'ogni intendimento, mi è parsa meritasse, 
del lato pittoresco, di far parte della piccola raccolta di 
vedute, che ho riunito e fatto riprodurre in fototipia , 
come la migliore illustrazione al recente incendio etneo. 



L'agitazione, il viavai dei carri, il trasporto delle 
derrate e delle masserizie e la quasi devastazione delle 
case per asportarne porte, finestre, inferriate, e perfino 
i tetti, continuarono attivissimi fino a sera. Nel corso 
del giorno, altresì, fu completato il trasporto a Pedara 
delle suppellettili delle chiese, e fatti partire per l'o- 
spedale Vittorio Emmanuele di Catania i pochi amma- 
lati che vollero usufruire di questa offerta, si cominciò 
la distribuzione di piccoli soccorsi pecuniarii alle fami- 
glie più bisognose che erano rimaste ancora in paese, o 
per non avere in pronto una destinazione di rifugio, o 
per difetto di mezzi per partire. 

Tra le cose meritevoli di nota accorse in questo gior- 
no, è bene eh' io dica qui qualche parola sull' infelice 
tentativo fatto per essiccare le cisterne del paese, ed il 
cui insuccesso fu cagione nei giorni successivi dell' ab- 
bandono forzato di Nicolosi, 



Dal 2j a tulio il 27 maggio. 



li? 



Durante la violenta eruzione del 1843, e precisamen- 
te il 25 novembre, accadde presso Bronte una esplosio- 
ne formidabile rimasta senza confronti nella Storia delle 
eruzioni dell'Etna. Carlo Gemmelhro la racconta cosi: 
a Un avvenimento, ancor più funesto però, sopraggiun- 
geva agli abitanti di Bronte nel giorno 2J poco dopo 
mezzodì , ove vengono a limitare tra loro il fondo di 
Fili-m' e di Basile, e precisamente in una chiusa dell'a- 
romatario D. Ignazio Zappia. Molta era la gente che 
presso al Pianano trovavasi ad osservare il progresso 
della lava , ed a lavorar con ardore a mettere in salvo 
quanto poteva di que' terreni coltivati. La lava lenta- 
mente avanzavasi, e dava tempo a quei miseri di riu- 
scire nelle opere loro : quando di un colpo, inaspetta- 
tamente una violentissima esplosione ebbe luogo nel 
fronte della corrente; la quale con immensurabì! forza 
scoppiando, ridusse in frantumi, in lapillo ed in minuta 
arena la lava rovente; densa ed estosa nebbia di fumo 
sparse all'intorno, carica dì minuta rovente arena, e 
spinse con tal Ìmpeto questi materiali, che non solo gli 
alberi e gli uomini che vi stavan presso ne furono col- 
piti e disfatti, ma a distanza di ben trenta canne quali 
morti, quali semivivi, quali feriti, sessantanove persone 
del solo comune di Bronte, con altri non pochi di al- 
tri comuni ivi tratti dalla curiosità di vedere il corso 
della lava ». 

Quale si fosse stato Io spavento dello popolazione 



Sul? eruzione deli' Ulna tid i 



di Bronte a quel lagrimevole avvenimento, è facile più 
ad imaginarlo che a descriverlo qui in poche parole. Le 
relazioni che se ne scrissero ne conserveranno la trista 
memoria ». 

Il Geni mei laro non da la spiegazione della catastrofe; 
ma dalla inchiesta fatta dalle Autoriti del tempo se non 
si potè sapere di che genere di serbatojo d' acqua si 
trattasse, se di cisterna, o se di un tratto di acquedot- 
to, o se di una semplice fossa, fu però dimostrato es- 
sere stata causa della esplosione una certa quantità dì 
acqua rimasta coperta dalle lave fluenti e convertita ra- 
pidamente in vapore ad altissima tensione. 

Dopo questo avvenimento, che costò la vita a circa 
50 persone, in ogni eruzione che ha minacciato casola- 
ri e paesi, sì è parlato sempre di far vuotare le cister- 
ne, e lo si tentò alle Caselle del Milo ed a Zafferana , 
quando lo investimento pareva inevitabile. Perciò, allor- 
ché crebbe il pericolo pcrNicolosi, fu con insistenza che 
da ogni parte arrivarono sollecitazioni alle Autorità per- 
che, tra gli altri provvedimenti d'urgenza, si pensasse 
a vuotare d'acqua le cisterne dello abitato e, come ac- 
cade quando li voglia ottenere uno scopo, si esagerò 
siffattamente 1' esplosione presso Bronte che le stessi 
Autorità, della storia Etnea non meglio informate degli 
ctnicoli, ne rimasero fortemente preoccupate. 

E poiché chi ordina non è mai chi eseguisce, 
eseguisce non deve giudicare gli ordini di chi coniati- 



Diti 25 ti luiio il 27 maggi 



no 



da, accadde che la sera del 26 si trovarono gii sul po- 
sto venti guardie civiche di Catania con le due sole 
pompe di cui dispone questo Municipio, e nel giorno 
appresso anche alcuni vigili di Messina con altre due 
pompe. Ma naturalmente, dopo parecchie ore di lavoro, 
essendosi riuscito a vuotare appena due cisterne, si pen- 
sò, un po' tardi, se non fosse il caso di sospendere la 
improba fatica: e si smise del tutto, quando tirati Ì con- 
ti si toccò con mano che con 4 pompe e 30 uomini sa- 
rebbero occorsi almeno 40 giorni di lavoro per asciugare 
le 300 cisterne che si trovano nell'abitato di Nicolosi, il 
quale, privato cosi dell'acqua potabile, sarebbe diventato 
inabitabile e avrebbe dovuto essere abbandonato anche 
nel caso che le lave non lo avessero, come era possi- 
bile, investito. E così ad evitare che la paura di un pe- 
ricolo probabile fosse cagione di un danno maggiore, fu 
deciso di lasciar 1' acqua nelle cisterne e di fare sgom- 
brare il paese forzosamente quando !e lave fossero ar- 
rivate a 500 metri di distanza dallo abitato. 



Durante la giornata non fu avvertita nessuna varia- 
zione notevole nello espandersi delle colate. lì braccio 
che avrebbe dovuto distruggere gli Altarelli continuò 
ad avanzarsi lentamente verso sud-est; quello passato ad 
ovest del fabbricato seguitò la sua via verso sud, co- 
prendo porzione delle due strade campestri che condii 
cono al paese, e mentre tutti gli altri bracci prosegui- 



Sull'eruzione dell'Etna del 1SS6. 



vano con molta lentezza , prese maggiore velocità sol- 
tanto il braccio diretto ad investire ì Monti Rossi. 

Dal bollettino municipale di quel periodo stralcio un; 
parte del telegramma col quale 1* Ing. signor Giuffrida, 
prima di cedere ìl turno di servizio al nostro egregio 
collega signor Ing. Domenico Nicotra Doviila , dava i 
particolari della ispezione locale tana al teatro dell'eri: 
zione. Leggendo quel telegramma ed esaminando la ta- 
vola II, si può avere facilmente l' idea esatta della to- 
pografìa delle correnti quale si trovava nel pomeriggi 
del 27. 

a Asse eruttivo diretto da nord a sud; parte dal cratere 
principale base monte Nero, dirìgesi fino pendici orien- 
tali monti Rossi, formando larga lunata ovest e lamben- 
do monti Grosso, Albano, Guardiola, Nocilla. Da que- 
sta corrente diramassi dieci bracci, così disposti 1. Brac- 
cio orientale, avanzantesi con direzione est-sud, da est 
lungo timpe Camera s, minaccia lontanamente Pedani— 
Braccio discendente Dagala Ascino diretto gola Nocilla 
Serra Pizzuta — 3. Braccio diretto sud est verso Serr 
Pizzuta, minacciante S. Nicola vecchio — 4. Braccio 1 
ridionale verso valle Aharellr, avanzatesi due lingue mi- 
nacciami quartieri orientali Nicolosì — 5. Braccio meri- 
dionale, diretto levante Monti Rossi, minacciante quar- 
tieri occidentali Nicolosi— 6. Braccio sud monte Fusata, 
tendente avanzarsi ovest monti Rossi— 7. Braccio nord 
Fusata, poco sviluppato — 8. Braccio contornante sud 



Dal 2} a tutto il 2j viaggio. 



monte Nocilla, avanzatosi verso ponente oltre due chi- 
lometri — 9. Braccio contornante nord suddetto monte, 
poco sviluppato — IO. Braccio estremo occidentale re- 
gione S. Leo , diretto est monte Segreta minacciante 
Belpasso. 

Tutti dieci bracci sono attivi, meno piccole intermit- 
tenze ». 



- Dal : 



A TUTTO IL ì 



Venerdì 28 Maggio. L'attività dei crateri continuò a 
decrescere per tutta la notte e nel mattino apparve re- 
lativamente molto debole. Alle 9 a. m., ora in cui ring, 
Nicotra coli' assistente tecnico signor Guglielmo Zeno 
aveva terminato d' ispezionare il contorno della cor- 
rente lavica, di tutte le diramazioni solamente quattro da- 
vano segno di movimento: le altre parevano fame. Il 
ramo ad est degli Altarelli li aveva oltrepassato di circa 
150 metri, seppellendo la stradeila a sud della valletta 
di S. Nicolò l'Arena: il ramo a mezzogiorno dell'ora- 
torio aveva percorso nelle 24 ore quasi 200 metri: il ra- 
mo diretto ai Monti Rossi li aveva investito da nord-est 
e scorreva lambendoli dal lato orientale; ed infine il 
braccio occidentale estremo continuava a discendere len- 
tamente verso Belpasso. 

In seguito a questa diminuizione generale di attività, 



122 Sull' eruzione dell' Etna del 1886. 



1 crateri parvero entrali 
Infatti , cessate le viol 
sgorgo delle lave , non 
zioni dei giorni passini, 



in una Lise quasi stromboliana. 
ani esplosioni e rallentato lo 
si udirono più le iorti detona- 
gli stessi rombi divennero de- 



bolissimi e rari, e l'energia eruttiva sembrò concentrata 
ad emettere vortici densissimi di fumo che avvolsero in 
un fitto nembo i crateri, e sparsero su tutta la regione 
meridionale della montagna una copiosa pioggia di are- 
na. Nelle ore pomeridiane, poi, si notò un incremento 
di attività nei fenomeni sismici , la qual cosa general- 
mente fu interpetrata come sintomo di non lontano ra- 
dicale miglioramento. 

Ma se la posizione era alquanto migliorala non era 
ancora molto rassicurante ; perdio di tutti i bracci in 
moto quello che realmente niostravasi più attivo era il 
braccio dei Monti Rossi, il cui fronte, molto largo e po- 
tente, non distava dalle prime case del paese che soli 
800 metri. Di conseguenza il trasporto delie derrate e 
delle masserizie continuò per tutto il giorno , mentre 
crebbe la emigrazione delle persone che oramai trova- 
vano inabitabili le loro case rimaste prive di ogni co- 
modità ed anche del necessario. 



Quando, verso le 2 poni., arrivai a Nicolosi il paese 
aveva già cominciato a prendere quell' aspetto d'i deso- 
lazione che più tardi doveva assumere proporzioni sin- 
golarissime. I carri da trasporto erano, per lo più, cari- 



bai 28 a lutto il )o maggia. 



m 



chi di vecchie botti, di legname e di tegole, perchè il 
grosso della mobilia e degli arnesi domestici era stato 
portato via, e si pensava già di salvare ciò a cui nel- 
la prima fretta si era rinunziato. E mentre le case ri- 
manevano senza porte uè imposte, epperó senza difesa 
e senza naturale custodia, diventava più rigorosa la vi- 
gilanza della pubblica forza che, divisa in numerose pat- 
tuglie, era intenta ad impedire che i malevoli, accorsi 
dalle vicinanze, profittassero del trambusto per dare ajuti 
mtt' altro che disinteressari. 



Eppure, se a pagarlo tant'oro non si sarebbe più tro- 
vato in paese un solo materasso, ed i funzionari d'ogni 
grado e le Autorità politiche e militari ed i giovani del- 
la squadra democratica catanese e circa 200 uomini di 
truppa erano costretti a dormire, tutti ugualmente, per 
terra e su poca paglia: e se a tutta questa gente riu- 
nita là per compiere in diversa sfera ed 111 diversa mi- 
sura il proprio dovere mancava spesso l' indispensabile, 
non dilettava in nessuno quello spirito di abnegazione e 
di umanità che sono la caratteristica del popolo nostro, 
buono e sobrio per abitudine, ammirevole sempre nei 
momenti di pericolo e nelle pubbliche sventure. 

E personificazione di questo spirito dì carità, tra tanti 
individui che compivano cosi bene il loro dovere, meri- 
tano una speciale parola di gratitudine le due persona- 
lità più elevate di grado: Monsignor I* Arcivescovo ed 



a* 



Stili' milione dell' Etna del j 



il Maggiore Caprino : quegli figura austera di monaco 
cassinese dai lineamenti aristocratici e severi , questi 
figura risoluta di soldato , dai tratti simpatici e dolci : 
entrambi esempio a tutti di instancabile attività, di ener- 
gia) di amorevolezza e di concordia nel procurar di 
ottenere il fine comune : rendere meno amara a tanta 
povera gente le conseguenze della catastroie vicina. 



Sabato 29 Maggio. La diminuzione dei fenomeni erut- 
tivi ed il rallentamento di velociti nello espandersi del- 
le colate continuarono per tutta la notte del 28 e nel 
mattino successivo. Verso mezzogiorno, però, la pioggia 
di arena che aveva tenuto nascosti ì crateri divenne me- 
no abbondante , 1' orizzonte verso la montagna si fece 
meno caliginoso, ed allora tornarono in vista Ì crateri; 
ma, ohimè, tutt' altro che in calma. 

Infatti, da H a poco, le varie correnti che parevano 
assopite diedero accenno di nuovo risveglio, e verso le 
4 p. m. quasi tutti gli estremi delle diramazioni furo- 
no in moto. La corrente occidentale estrema con un 
fronte dì circa 200 metri ed uno spessore medio di 8 
metri sì avanzò verso sud con una velociti di io metri 
all' ora : raggiunse la stradella divisoria , ed entrò nel 
territorio di Belpasso; i rami orientali ripresero anche 
loro il movimento di espansione; ma, tra tutti ì rami , 
quelli degli Altarelli e dei Monti Rossi erano i più mi- 
nacciosi, perchè erano essi che, per la loro vicinanza al 



Dal 28 a tulio il )o maggio 



caseggiato e per l'acclività del terreno, rendevano mol- 
to critici !a posizione di Nicolosi. 

Se il periodo di relativa quiete dei giorni preccden- 
»i era riuscito a far nascere un poco di speranza nel- 
l'animo sconfortato delia popolazione, l.i inattesa recai* 
descenz.i di attività ne abbatté di repente il coraggio, 
e questa volta in modo completo. L' emigrazione, per- 
tanto, riprese maggior vigore nelle stesse ore pomeridiane 
del sabato, ed anche quei pochi che fino allora avevano 
creduto loro dovere porre argine, coll'esempto, allo ab- 
bandono precipitato del paese, trovarono giunto il mo- 
mento di prepararsi alla partenza. 

Le processioni intanto andavano ripetendosi quasi sen- 
za interruzione 5 ed a unte le ore e per tutte le vie si 
incontrava una moltitudine di popolani che portavano 
sulle spalle e in fila le sette o otto statue dei Santi tolte 
dalle chiese del paese. 



Domenica 30 Maggio. Il mattino del 30 maggio tro- 
vò la posizione tutt' altro che migliorata , perchè se i 
bracci degli Altarelli e le diramazioni dirette a Belpasso 
non erano dal giorno precedente progrediti quanto ave- 
vano fatto temere, erasi invece accresciuta l'attività del 
braccio che scorreva lambendo i Monti Rossi, il quale si 
avanzava minaccioso con un fronte di circa 80 metri, 
damai nessuno più si faceva illusione sulla sorte t 



126 



Stili' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



Nicolosi e le Autorità stesse, che fino allora avevano 
procurato di dare speranze e d' infondere coraggio, si 
trovarono costrette ad esagerare l' imminenza del peri- 
colo , onde ottenere che lo sgombro dell' abitato , già 
per la ni.issima parte eseguito, si compisse piuttosto 
per opera della paura anziché per V intervento forzato 
dei funzionari! pubblici cui era stato affidato questo tri- 
ste compito. 

Ed, in conformili ai concerti stabiliti con precedenza, 
fu resa di pubblica ragione la ordinanza del Prefetto, 
che fissava il termine dello sgombro completo di Ni- 
colosi pel mezzogiorno del domani ed istituiva un cor- 
done militare per cingere il paese ed impedire che vi 
si avvicinassero persone non addette a quel servizio 
speciale di pubblica sicurezza. 



Le lave intanto continuavano il loro cammino so- 
vrapponendosi alle correnti gii superficialmente solidi- 
ficate: il ramo verso Belpasso era giunto a meno dì tre 
chilometri dallo abitato e, piegandosi verso sud, sì espan- 
deva piuttosto con lentezza: mentre dai rami presso gli 
Altarelli si erano partite dite nuove diramazioni: una 
ad invadere la valletta di S. Nicolò I' Arena , 1' altra a 
riunirsi col braccio che lambiva i Manli Rossi. 

La vista dei crateri, essendo ricominciala a cadere la 
fitta pioggia d'arena, restò nascosta per tutto ìl giorno, 
tanlo a quei di Nicolosi , quanto agli abitanti degli .il- 



Dui 2S a tulio U )0 viaggio. 



tri paesi meridionali dell'Etna; però l' Ing. Nicotra, 
spintosi fino a Monte Puntello , potè esaminare l' ap- 
parecchio eruttivo molto da vicino e constatare che , 
mentre la dejezione dei detriti vulcanici dal gruppo dei 
crateri principali si manteneva piuttosto debole, era in- 
vece divenuto molto copioso lo sgorgo delle lave fuse. 

E, profittando della favorevole circostanza che soffiava 
con forza vento di levante, riuscì ad attraversare la cor- 
rente dì lava che aveva lambito il Monte 'Pinitello e 
chi Lilla superficie erasi già raffreddata ed, insieme al- 
l' In g. Emilio Pi.izznli ed al lenente di Fanteria signor 
Nicolas}*, avanzatosi sino a soli sei metri dalla corren- 
te, ebbe agio dì osservarla e potere misurarne la velo- 
cità- La lava scorreva dentro un canale di sezione pres- 
soché rettangolare , largo poco più di 30 metri in 
media ; la superficie liquida era quasi intieramente co- 
perta da un strato dì scorie disaggregate che corre- 
vano trasportate dalla massa fluente sulla quale galleg- 
giavano ; ma attraverso ai crepacci ed ai vapori che si 
sprigionavano abbondantemente dalla superficie del tor- 
rente si vedeva molto bene la massa di fuoco liquido 
che si avanzava colla velocita d'un fiume d'acqua. 

Infatti, misurata questa velocità ripetutamente a circa 
250 metri di distanza dalle bneche dì eruzione, fu tro- 
vata di 50 metri al minuto nel mezzo del filone e di 
30 metri circa presso le sponde: velocità, come si ve- 
di-, non molto inferrare ;i india dei grandi fiumi, e 



128 



Sali' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



che avrei creduto esagerala se non fosse stata misu- 
rata da due osservatori così intelligenti e scrupolosi , 
come sono gli ingegneri Nìcotra e Pìazzolì. 



Pubblicata l'ordinanza prefettizia che fissava pel mez- 
zodì del domani lo sgombro di Nicolosi , volli andare 
a vedere, ancora una volta, il povero paese e le lave che 
gli soprastavano minacciose. Mi accompagnai perciò al 
mio egregio collega l' Ing. Fìchera che, coli' assistente 
signor Giuseppe Pistorio , si recava a dare il cambio 
ali* Ing. Nìcotra, ed a sera inoltrata tacevamo il nostro 
ingresso in Nicolosi. 

Che squallore indescrivibile.... che tristezza! Poche 
case sono ancora abitate: le altre sono completamente 
vuote ed abbandonate, e lo manifestano allo esterno per- 
chè prive di imposte, svaligiate, senza parapetti ai bal- 
coni e, pare inverosimile, alcune perfino senza stipiti di 
pietra alle aperture. C è del selvaggio, ma e' è anche 
del commovente in questa lotta accanita per contende- 
re alla distruzione ogni più piccola cosa del minaccia- 
to paese. 

In piazza si commenta con vivacità l' ordinanza pre- 
fettizia : generalmente si giudica come opportuna e sag- 
gia, c'è però chi la stima prematura e chi, parendogli 
affatto ingiustificata, minaccia di volervi resistere. 

Procurate alcune fiaccole e' incamminiamo verso il 
fronte delle correnti : troviamo la via che vi conduce 



Dal sS a tutto il jo maggio. 



1*5 



ffollata dal grande numero dei curiosi accorsi a vedere 
«r 1' ultima volta lo spettacolo: e fa un effetto stranis- 
simo vedere, al bagliore della lava incandescente o delle 
fiaccole, tanti gruppi di persone fermi a contemplare il 
procedere della corrente. 

Il sentiero che conduce alia cima dei Monti Rossi è 
già inaccessibile: perciò prendiamo l'erta del monte 
proprio di fronte e con gran fatica ci arrampichiamo. Ed 
a mezza altezza del cono ci fermiamo per osservare il 
panorama. 

ILe superficie delle colate non è incandescente che sol- 
tanto nei fronti di avanzamento: e la stessa incandescenza 
non è molto brillante. Vediamo chiaramente le dirama- 
zioni più progredite : quella estrema occidentale ha ri- 
flessi di luce vivaci ad intermittenza : meno vivi sem- 
brano da lontato i bracci degli Altarelli: piuttosto attivo 
apparisce il braccio intermedio tra questi e quello dei 
Monti Rosù; ma il più minaccioso di tutti sì mostra an- 
cora quest' ultimo che, addossato al monte, ne lambisce 
il piede con un fronte alto da 15 a 20 metri, e con 
una velocita di 12 metri all'ora. Alle ore 11 della notte, 
quando lascio i Monti Rossi, le lave sono già arrivate a 
1 metri dalla prima casa dell'abitato. 

10.— Dal 31 Maggio a tutto il 2 Giugno. 

Lunedi 31 maggio. Dalla mezzanotte del 30 all' alba 
l'attività dei crateri si mantenne piuttosto debole, creb- 



130 



Sali' emione dell' Etna del 1SS6. 



be, però, dopo spuntato il sole e verso ie io a. m. la 
corrente che lambiva i Monti Rossi e che nella notte a- 
veva percorso, con la velocità media di io metri al- 
l'ora, la distanza di circa 80 metri, prese a scorrere 
con maggiore velocità come se avesse ricevuto il man- 
dino di far comprendere la ragionevolezza di abbando- 
nare il paese e senza indugio. Tuttavia ci volle del bel- 
lo e del buono per persuadere i più ricalcitrami ad 
obbedire all'ordinanza prefettizia: per ottenere ciò fu 
mestieri di tutta la prudenza, dell' energia e della dol- 
cezza di modi adoperati da Monsignor l'Arcivescovo, 
dal Maggiore Caprino , dal Capitano Civaleri , dagli 
ufficiali civili e militari dei varii corpi, dall'onorevole Bo- 
najuto, dai componenti la squadra democratica catanese 
e da molti altri cittadini venuti a dare aiuto in tale do- 
lorosa circostanza. 

E se il tutto procedette con calma e con ordine , si 
deve, in modo speciale, al grande accordo tra le Au- 
torità militari e le ecclesiastiche. L' unione della spada 
al pastorale, uscita dal campo della rettorica, fu que- 
sta volta di reale e di notevole giovamento, perchè valse 
a fare raggiungere quello che da solo nessuno dei due 
poteri avrebbe ottenuto senza incontrare spiacevoli re- 
sistenze. 



A mezzogiorno preciso le campane delle sei chiese 
di Nicolosi cominciarono a dare il triste annunzio che 



Dal )i maggio a tulio il 2 ghigno. 



'ora del doloroso distacco era suonati] La popolazio- 
>e, quantunque preparata a quel suono, iu vinta allora 
da un infrenabile impeto di commozione e piangendo 
fluì in piazza dove trovavausi raccolti non solo gli a- 
bitanti dì Nicolosì, ma anche quelli di Pedata E di al- 
tri paesi circonvicini. E là, dinanzi ad un popolo sog- 
giocnto dalla solennità di quel momento supremo di do- 
, l'Arcivescovo rivolto alla folla pronunziò poche 
l opportune parole dì rassegnazione e di conforto, in- 
stando i fedeli a lasciare ordinatamente il paese sette* 
disperare dell' aiuto divino che commosso dalla fede del 
suo popolo, avrebbe potuto ancora impedire la distru- 
zione di Nicolosi. 

gi a due mesi d' intervallo, nella calma del mìo 
:udio, riandando col pensiero a quel giorno, sento di 
movo nelle vene scorrermi i brividi di freddo proprii 
Ielle grandi emozioni. Forse qualche lettore troverà e- 
tagerate te mie parole e vorrà sapere se non sia io af- 
illo da nevrosi; ma chi si trovò presente a quella 
scena, uomo o donna, curioso o interessato , popolano 
1 funzionario, sa che non esagero perché «Kb* egli fa 
vinto, come me, dalla commozione generale e pianse. 

Pianse ili pietà sulla rovina imminente di questo in- 
felice paese non nuovo alla sventura: pianse sull'avve- 
nire di questa industre popolazione di agricoltori anac- 
iata tenacemente alla terra che fu a lei maniglia e cac- 
ciata a viva forza fuori della propria casa: pianse sulla 



SuW eruzione dell' Etna del i386. 



sorte nemici a tanti poveretti che avevano tetto 
campicello e che sarebbero costretti dal domani a Bfc 
dicare in altro suolo ricetto ed alimento. 

E poco dopo, ai rintocchi lugubri di tutte le campa 
ne, il triste corteggio si mise lentamente in moto. Pro- 
cedeva a piedi 1' Arcivescovo col clero di Nicolosi e di 
Pcdara: venivano dopo, portate a spalla, le statue di un 
Gesù Crocifisso, di un Cristo alla colonna , d' una Im- 
macolata, di una Madonna delle Grazie, di un S. Gi 
seppe, di una S. Agata, di un S. Antonio Abate, d 
S. Francesco di Paola e del Santo patrono del paese 
S. Antonio di Padova: chiudeva ia processione un' on- 
da immensa di popolo derelitto e piangente, che lascia- 
vi dietro di sé ogni suo bene, tanto cumulo di affetti 
e tante memorie e che s' incamminava verso 1* ignoto. 



: 



A poco a poco la piazza , già gremita di più di 
mila persone , andò vuotandosi: a poco a poco anche 
andò affievolendosi il mormorio della folla che si al- 
lontanava: tacquero le campane: poi d* intorno fu tutto 
solitudine e silenzio. Nicolosi era completamente sgom- 
bro ! E quando, poco dopo , salito sui Manli Rossi 
volsi a guardare il teatro della eruzione, mi sì presen- 
tarono alla vista e di un solo sguardo potei abbraccia- 
re i protagonisti di quel dramma senza confronti : 
lontananza, perduto tra un nembo gigantesco di polvere, 
il popolo discacciato che, impotente a resistere, abbati- 



: 

iene 
i al- 
luno 

Olii- 

- 1 

:scn- 

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Dal p i 



i a lutto il 2 giugno. 



m 



donava forse per sempre la sua naturale dimora: ai mìei 
piedi il cieco strumento della rovina, la corrente di 
lava che calma, tranquilla , fatale, procedeva lentamente 
nel suo cammino di distruzione. 

La notizia dello sgombro compiuto venne nel corso 
del giorno annunziato alle popolazioni etnee coi due se- 
;uenti ultimi telegrammi datati da Nìcolosi , che rias- 
sumono la posizione: 

« Nicolosi 31 — ore 2 p. in.— Prefetto — Catania — 
Paese sgombrato tranquillamente fra scene desolantis- 
sime. Lava monti Rossi prosegue velocita consueta, riat- 
tivandosi sempre. TagUansì comunicazioni telegrafiche — 
Deleg. Cipparone lì. 

«Nicolosi 31 — ore 2, 30 p. 111.— Prefetto — Ca/fl- 
nia. — Addolorassimo annunzio che si tagliano comuni- 
cazioni telegrafiche per trasportare ufficio a Massa An- 
nunziata — Lava monti Rossi scende con rapidità da 
potere notte veniente investire Nicolosi— Cordone fun- 
ziona; nell'abitato rimane pochissima gente, che questa 
sera sari fatta partire — Io rimango al cordone con co- 
municazione con Massa Annunziata e Pedara. In Nicolosi 
rimarrà un posto di osservazione, da ritirarsi coll'avvi- 
cinarsi lava— Il MaggioreCaprino ». 



Marterdi 1° Giugno. Se per le misure sanitarie sì ado- 
rassero lo zelo ed il rigore con cui funzionò it cor- 



1Ì4 Siili* emione dell' Etna del i$S6. 

Jone militare di Nicolosi , inanellerebbe agli oppositori 
delle quarantene la ragione migliore per dimostrarne 
1' in elfi caci a. Proclamato per ragione d' ordine pubbli- 
co lo sgombro, l'accesso al paese venne negato indi- 
stintamente a tutti; non venne concesso ad una rappre- 
sentanza del Club Alpino che si proponevi di conti 
nuare il servizio delle osservazioni locali, e tu perf 
negato aU'Ill.mo Sig. Sindaco di Catania che Y avi 
domandato per gli ingegneri di questo Ufficio Tecnico, 
Ì quali, fin dai primi giorni e senza risparmio di fatiche, 
avevano fatto scrupolosamente un servizio, giudicato lo- 
devole. 

Fu perciò con molti stenti e con grave disagio 
V Ing. Ficheti, recatosi da Belpasso, dove si era ritirato 
il giorno prima, allo estremo delle colate, potè render- 
si conto dello stato generale della eruzione e del pro- 
gresso delle lave durante le ultime 24 ore, e comunicar- 
li al Sindaco col seguente telegramma; 

«Belpasso, t" Giugno — ore 4 p. ni. — Sindaco— Ca- 
tania— Cono eruttivo fuma molto, ma ha lasciato vede- 
re pochi materiali incandescenti durante la notte ; ere- 
desi siansi abbassate forze eruttive. — Braccio Nicolosi 
si è avanzato lentamente, dalle 7 a. m. di jeri alle 11 
a. in. di oggi, ha percorso 120 metri circa. Esso è 
composto di una colata lunga 130 metri circa, larga me- 
tri 2J circa, ed alta J metri. Il fronte della lava alle 2 
poni, di oggi era distante m. 42S, misurati direttamente 



indi- 
ippre- 
EOOti- 

lerfino 

aveva 

-lieo, 

che. 



Dal p maggio a lutto il 2 giugno. iJJ 

dalla casa più vìcin.i, e metri 470 dalla cisterna più im- 
mediata. Questa colata si avanza assai lentamente; ma con 
percorrenza variabile, la quale, esperimeniata per tre 
ore di seguito alla distanza di metri venti, cioè dalle 
ore it a. ni. alle 2. p. ni., ha dato tre metri di espan- 
sione laterale verso levante , tre metri di avanzamento 
frontale. Questo è un avanzamento lentissimo, ma nulla 
gaicotisoa, die restì lo stesso. —Questo braccio di Ni- 
eolosi ha invaso la proprietà di Antonino Amore, ma 
ancora non ha bruciato grosso pino. Trovasi distante 
metri 32 dalla casetta rurale di Salvatore Gemmellaro. 
É incanalato nella via Mulattiera più attigua al versante 
orientale monti Rossi.— Lava verso Altarellì meno atti- 
va.— Braccio Belpasso, fermo al posto di ieri a circa a 
chilometri dall' abitato di Borrello In contrada Musini 
Nardo, non di alcun segno d" attività. Braccio diretto 
verso Monticelli, che minacciava passare a mezzogiorno 
del casamento S. Nicolò l'Arena, fermo da 18 ore. — 
Domani visiterò bocche. — Ikg. Ficherà ». 



Ricevuta, intanto, dall' onorevole assessore dei Lavori 
Pubblici, Signor Barone Landolina, la comunicazione che 
l'I 11" Signor Sindaco aveva domandato a questo Ufficio 
Tecnico una breve istoria dell' eruzione, e che l' ìncom- 
bensa dì scriverla era stata affidata a me , mi determi- 
nai di anticipare di una giornata la mia partenza onde 



1 3 £ 



! dell' Etna del r8Sé. 



poter visitare, con più calma, i crateri che oramai davano 
accenno di prossimo assopimento. 

Epperó, non potendo pernottare in Nicolosi, la stessa 
sera del i. giugno mossi per Pedara. 



Mercoledì 2 Giugno. Alle ; del mattino I' assistente 
tecnico signor Tempio, la guida Pasquale Zammataro , 
il mulattiere ed io eravamo gii in cammino. La recente 
eruzione avendo tagliato ogni via di comunicazione di- 
retta tra Nìcolosi, Monte Grosso e Monte dell'Albano, ci 
è forza prendere la cosiddetta u via della neve», strada 
alpestre e pittoresca quanto altra mai, perchè tagliata tra 
vigneti e castagneti rigogliosissimi. Il sole indorava la 
vetta della Montagnola del gran cratere quando , usciti 
dal bosco, incominciammo l'erta che conduce al « ciap- 
parizzo dei Cervi » , altipiano immenso di lave dalla 
superfìcie asprissima ed ora trasformato, dalla pioggia di 
arena, in un vasto campo di morbida sabbia. Alle sei pre- 
cise arriviamo alla « casa dei cervi a e smontiamo da 
cavallo per prendere breve riposo ed incominciare le 
nostre osservazioni. 

La casa dei cervi e una delle più elevate dell' Etna, 
essendo posta all'altitudine di 1390 metri, tra le cosi- 
dette « sciare e le timpe dei cervi ». Tutto intorno è 
completa solitudine, poiché, ad eccezione di alcuni da- 
galotti coltivati a castagneti , non e' è altra vegetazione 
vicina. La flora locale si riduce a miseri licheni e la fan- 






Ùal }i maggio a lutto il 2 gitigtw. 137 

ai a qualche volpe-, e 3 poche specie di insetti e di 
rettili, tra cui la vipera. Da moki giorni la solitudine 
di quei deserto non era stata turbata da alcun essere 
umano e infatti sulla sabbia non si vedevano altre pe- 
ste che quelle delle volpi : ma l' energia esplosiva dei 
crateri non aveva risparmiato nemmeno quella casa che, 
sebbene posta a 700 metri di distanza dalle bocche, era 
stata maltrattata dai projettili che ne avevano iti più 
punti sfondato la copertura. 

Legati ì muli, e' incamminiamo verso il nuovo cono 
che in 14 giorni era diventato un monte alto assai. Il 
cammino si va facendo difficile col crescere del declivio 
del terreno e dello strato delle sabbie , il quale a roo 
metri dal monte raggiunge già lo spessore di tre metri 
e copre del tutto i tronchi di un giovane castagneto. 
Finalmente, arrivati ai piedi del cono e visto che il 
materiale che ne costituisce la superficie non è infuo- 
cato come ci eravamo immaginati, mi determino di ten- 
tarne l'ascensione, quantunque con poca speranza di 
riuscirvi. 

Ed in realtà l' ascensione è parecchio difficile , non 
tanto per 1' altezza del cono o per la ripidi tà dei fian- 
chi, quanto per la mobiliti delle scorie e delle sabbie, 
che non resistono al peso del nostro corpo e si affon- 
dano o precipitano in basso. Molli di sudore, trafelati, 
ansanti ci ajutiamo coi nostri bastoni per salire più in 



Sali' emione dell' Etna dei iSSé. 



alto , ma la fatica è ardua ed è con estrema lentezza 
che andiamo avanti. Inutilmente ì miei compagni mi 
fanno osservare che il moine ci freme dì sotto, fuma da 
ogni parte e brucia, e che i! salire un cratere ancora in 
eruzione è un tentare troppo la fortuna. Riconosco an- 
ch' io P imprudenza della nostra impresa: ma sono trop- 
po dominato dalla curiositi perchè possa arrendermi ai 
loro consigli. 

Ormai non ci rimane n fare che I* ultimo terzo di 
via : però la p ù difficile , perche il terreno scoscende 
dippiù, ogni scorie è infuocata, ed i vapori die scappano 
dai crepacci sono irrespirabili. Anch'io sono titubante., 
al fremito del monte si è aggiunto orribile fragore.... e 
se l'energia vulcanica, mezzo assopita, si ridestasse 
violenta? — E, d'altra parte, con quale animo retroce- 
dere quando si è cosi vicini alla meta? — 

Trovarsi sopra il vulcano in eruzione poterne 

vedere le bocche spalancate in basso assistere fon 

a fenomeni nuovi e cosi da vicino..,, non è in verit. 
occasione di tutti i giorni. — Dì (rome alla fortuna 
poter godere uno spettacolo cosi singolare , anzi unico 
nel suo genere, non si ha che un dovere solo : andari 
avanti I— -Avanti dunque, mio caro Tempio, avanti Z ani- 
matalo e che il dio degli imprudenti ci assista. 






Onde di mare in tempesta, soffii ardenti dì gigantesca 
fucina, masse di vapori sprigionantesi da una caldaia 



!)al }i maggio a tulio il 2 giugno. I$$ 



bollente, per quanto 1.1 fantasìa possa esagerare la in- 
tensità del vostro muggito, il fracasso che accompagna, 
le manifestazioni della vostra energia, voi non potete 
dare che una pallida immagine di ciò ch'io vidi, di ciò 
che intesi quando , raggiunta la sommità del cono , 
dominai collo sguardo la spalancata voragine del cra- 
tere. 

Quasi carponi siili* orlo, per non perdere l'equilibrio 
e precipitare nel!' abisso, mezzo soffocati dalle emana- 
zioni di acido solforoso, storditi dal fragore assordante, 
anche i miei compagni hanno dimenticato il pericolo 
che temevano : dominati dal fascino di quella scena 
Infernale non abbiamo tutti che un desiderio solo : 
vedere, scoprire ciò che avviene sotto l'impenetrabile 
mistero dei bianchi vapori che ci nascondono il preci- 
pizio. A poco a poco la massa di fumo va dilatandosi, 
per un momento cessa anche lo sprigionarsi di vortici 
nuovi ed allora vediamo in tutta la sua orrida maestà 
il fondo del cratere. 

Sotto quale aspetto singolare e fantastico si presen- 
tasse a noi, posti in alto, tutto quell' insieme di massi 
ciclopici accatastati in modo strano e gli unì agli altri 
sottoposti fino a raggiungere I' abisso , io non tenterò 
di descrivere : dovrei per far ciò possedere l' arte del 
Marini , dell' Achillini, del Poe e del Verne, di questi 
scrittori dell' esagerato e dell' inverosimile. 

Le bocche eruttive sono due, poste nel fondo quasi 



140 



ShW mr> dttt Etna del 1SS6. 



piatto del cratere, l'ima accanto all'altra, alta distanza di 
pochi metti e riunite da un immane crepaccio a forma 
dì S lui quale pare sia stato gettato ad arre un ponti- 
cello. Tutto intorno sono aspre scorie, massi dalla da- 
ta giallastra, o rosso cabla, o bruna, lapilli ed arene: nel 
"'-■:.'>' - V .---.:.• • • " ■ -_;.'■.■"-:._" 

uà so&o di aria anleate, end gtgwmsca, così ÌMperaara. 
cosi assordaste, che aoi. pani salì" orlo id cobo, tao 
«tetri etra ava «a afe» deììe b o cA e, sanaa* ammm ai 
«•ntì aiolà oahJbce 3 «ntw al 05 




Dal ji maggio a lutto il 2 giugno. 



141 



samente sotto il ponticello, vidi distintissima la fiamma 
dell' incendio. Le colonne di fuoco non erano né molto 
alte, né brillanti: se dovessi paragonarle ad altre fiamme 
|f paragonerei al soffio infiammato che esce dalla fucina 
del fabbro ferra jo quando la combustione è incompleta; 
però l'impeto del soffio era così potente e formidabile 
eh' io davvero non saprei a quale euergia conosciuta 
metterlo a paro. 

Ma mentre , sotto la emozione di quella sorpresa , 
stavo a contemplare estatico le fiamme , d' un tratto, 
nuovo fracasso e più intenso viene ad aggiungersi al 
muggito, già spaventevole da per sé, e repentina, rapida, 
tumultuosa, si sprigiona una massa dì fumo nero che tra- 
scina seco una quantità ingente di lapilli e di sabbia. 

Maravigliato, perplesso, non mi muovo ancora, anzi 
mi sporgo dippiù per scrutare meglio 1' abisso: quando 
un nuovo sbuffo di fumo scoppia fuori con maggiore 
violenza e con impeto tale clic a me d'intorno piovo- 
no Ì lapilli e le pietre, una delle quali mi colpisce 
nel braccio. Non attendo altro, oramai di eruzione mi 
pare di averne visto abbastanza e volte le spalle rag- 
giungo in pochi istanti la base del cono. L'assopita for- 
za eruttiva riprendeva nuova lena e rimanere più oltre 
sul cratere sarebbe stata temerità inutile e perciò imper- 
donabile. 

Raggiunto dai mici compagni, che dall'altro lato del 
1 moine erano discesi a precipizio anche loro, ne percor- 



142 



SuìV milioni deli' Etna del 1886. 



riamo tinto il Iato occidentale e ci accostiamo alle boc- 
che di eruzione delle lave, poste in fila a sud del monte. 
Ci è difficile precisare il loro numero, poiché alcune 
sono vere bocche isolate, altre coppie di bocche, altre 
fenditure: contiamo però ben distinti quattro coni alti 
una decina di metri che indicano l'origine di altrettanti 
torrenti di lava liquida, sgorgati nel periodo di maggio- 
re attiviti. 

In quel momento (ore 9 a. ni.) un solo cratere sì 
presentava in piena eruzione e la quantici delle lave che 
ne veniva fuori commista a vapori bianchi, era abbon- 
dantissima. Due altri coni emettevano fumo soltanto, il 
quarto non dava segno di vita. 

Non potendo attraversare la corrente di lave, non vo- 
lendo tornare indietro a rifare il giro faticosissimo 
del monte, tentiamo di attraversarlo sul davanti a mez- 
za costa, e ne imprendiamo l'ascensione. L'erta è più dol- 
ce da questo lato che dall' opposto e relativamente più 
facile perchè l'umiditi dei vapori, cementando i detriti, 
ha consolidato il suolo: ma il calore del terreno è scot- 
tante e l' aria e irrespirabile per la quantità di acido 
solforoso che viene fuori, insieme ad altri gas ed al va- 
por d' acqua , da quattro altre bocche o sfiatatoi posti 
in un avvallamento del monte, clic corrisponde alla squar- 
ciatura prodotta dal parossismo dinamico, e lungo la cui 
lìnea si sono formati i quattro coni eruttivi. 

Ridicendo il moine da sud-est, entro rtell' avvalla- 



Dal )i maggio a lutto il 2 giugno. 



M3 



mento per esanimarne le bocche, ili poi m'accosto al 
cratere che emette lava e, posto sull' orlo della corren- 
te a pochi metri dalla bocca, ho agio di osservare at- 
tentamente il movimento della materia fluida che sgor- 
ga sotto il solito manto di scorie disaggregate. Poi , 
mentre mi dispongo a raggiungere i miei compagni, dai 
crepacci della massa semovente vedo inaspettatamente 
sprigionarsi due fiammelle, due fiammelle autentiche. 

Ma erano proprio vere fiamme? I vulcanologi)! non 
ammettono in generale la presenza di fiamme , pro- 
priamente dette, tra le lave fuse e nei crateri ; il Sil- 
vestri dichiara di non averne mai osservato in nessuna 
delle eruzioni etnee; però per quanto io sia predisposto 
a ricredermi , non posso togliermi dalla niente la im- 
magine di quella visione, tanto fu per me viva e tanto 
mi pare impossibile che abbia potuto confonderla coi 
riflessi della sottostante materia incandescente. 



Dalla sommiti di Monte 'Piniltllo, dove verso mezzo- 
giorno bivacchiamo in faccia allo scottante sole di giu- 
gno, fo le mie ultime osservazioni per avere la misura 
approssimativa dell' altezza del nuovo monte , e poi 
prendo lo schizzo del panorama che è inserito nel pa- 
ragrafo 12. 

Come traspare dall' abbondanza e dalla intensità dì 
colore dei pennacchi di fumo, il cratere trovavasi in 
quel momento in un periodo di relativa attivili eruttiva 



ne ddl' Etna del 1SS6. 



che si mantenne invariato per tutto quel giorno e nel 
giorno appresso. 

Noi abbandonavamo la sommiti dì Monte Pmitelb, quan- 
do dalla casa dei Cervi vediamo partirsi diretta alle 
bocche di eruzione una comitiva di quattro persone a 
cavallo. Puntiamo reciprocamente i nostri cannocchiali 
e rimaniamo sorpresi dell'incontro; ho riconosciuto i 
essi il mio caro collega Fichera che coli' assistente Pi- 
storio e colle guide vengono da Belpasso a visitare il 
teatro eruttivo, e colla gioja di chi incontri un conna- 
zionale in paese straniero anche noi ci mandiamo un 
entusiastico saluto la cui eco si ripercuote stranamente 
nella solitudine di quel deserto. 



11, 



■ Ultimi giorni ueli/ eruzio.ne. 



Giovedì 3 Giugno, Munito di un salvacondotto gen- 
tilmente rilasciatomi dall'egregio Maggiore Caprili' 
alle ore sette di mattina posso penetrare in Nicolosi. E 
dico o posso penetrare n perche il cordone militare fun- 
ziona con tale esagerato rigore che non riescono ad en- 
trare in paese neppure alcuni alti Funzionari civili e mi- 
litari che avevano sperato, in grazia del loro grado, 
ricevere un trattamento speciale. 

Nicolosi, costruito in gran paite con lava nerastre* I 
sempre avuto una tinta particolare di tristezza e di 



Ultimi giorni dell' truffane. 145 

linconia: immagini quindi il lettore quale aspetto fune- 
reo dovesse presentare in quel giorno cosi abbandonato 
e cosi mal ridotto. Io non avevo provato una impressione 
tanto dolorosa, neppure quando per la prima volta visitai 
le rovine di Pompei.— Le case dirute ma ben decorali; 
ìiitertianience , le colonne maestose de! loro e di altri 
pubblici edifici monumentali, il paesaggio del Vesuvio, 
l' azzurro e ridente golfo di Napoli e le numerose co- 
mitive di visitatori che s'incontrano ad ogni passo, 
mitigano la desolazione e lo squallore della singolare 
necropoli. Il viaggiatore clic è già abituato a contem- 
plare le rovine di civiltà sparite, die ha veduto le reli- 
quie dell'Eterna città ed i monumenti del mondo Ro- 
mano ridotti in frantumi, dimentica facilmente a Pom- 
pei quale catastrofe si compisse ivi 18 secoli fa, e non 
prova altro interesse che di vedere le cose notevoli di 
quella città fossilizzata. 

Ma in Nicolosi nessun ricordo di perduta grandezza, 
nessuna cosa che ecciti la curiosità e che desti l'inte- 
resse, nulla, proprio nulla , che distragga l' attenzione 
del visitatore. Le case non distrutte, eppure abbando- 
nate del tutto , i! cielo plumbleo e cupo sotto la fitta 
pioggia di arena, l'aria resa irrespirabile dall'afoso ca- 
lore di giugno e, tutto intorno, uno squallore indescri- 
vibile , P assenza completa di ogni essere umano , la 
solitudine più assoluta, sono unte circostanze che con- 
ducono il pensiero e lo inchiodano là, a! dramma vici- 



i 4 « 



SuW eruzione dell' Etna del 1SS6. 



no, alla rovina che pare inevitabile, alle miserande sue 
conseguenze, a tutto il popolo che dai paesi circonvicini 
ha tempo dì valutare l' immensità della catastrofe che 
dovrà annichilirlo. 



Dalla sommità dei Monti Rossi osservo tutto il cam- 
po dell'eruzione. L'attività dei crateri pare si mantenga 
nelle stesse condizioni del giorno precedente : però, lo 
sgorgo delle lave alimentando contemporaneamente pa- 
recchi bracci, I' avanzamento delle testate risulta molto 
lento. —In quel momento si espandevano Ì bracci occi- 
dentali diretti a Borrello, l'orientale sulla dagnla di Ca- 
mercia e il braccio che minacciava Nicolosi: tutti gli 
altri parevano inattivi. Però la velociti dell'espansione 
era rassicurante, perchè lentissima dovunque. 

Infatti il braccio più minaccioso per Nicolosi, cioè 
quello che lambiva Ì Monti Rossi, dal mezzogiorno del 
martedì fino alle io a. m. di venerdì, vale a dire, in quasi 
tre giorni, si era avanzato di soli 270 metri, percorrendo 
m. 150 nelle prime 24 ore, m. 100 nelle successive e 
metri 20 nel terzo giorno; e dal mattino trovavasi fer- 
mo a 330 metri dalla prima casa dello abitato, mentre 
si espandeva un' altra diramazione più larga e più po- 
derosa, ma fortunatamente più distante dal paese. 

Venerdì 4 Giugno. Sarebbe stato giudizio prematuro 
l'asserire che ogni pericolo d'investimento per Nicolosi 



Ultimi giorni deWeruxiùHt. 



'47 



fosse cessato; però 1.1 diminuzione nello sgorgo delle 
lave , il conseguente espandersi lento delle colate e la 
relativa poca attività dei crateri erano ìndizii non dub- 
bìi che il termine dell'eruzione doveva essere vicino. 

Pertanto , dato incarico al signor Tempio di recarsi 
m mia fece a Nicolosi per esaminare il progresso del- 
le correnti, nelle prime ore del mattino mi diressi di 
nuovo verso i crateri insieme alla guida Zammataro. 

Giunsi alla casa dei Cervi proprio allo spuntare del so- 
le e, per profittare delle ore fresche del mattino, sceso 
da cavallo continuai ad andare avanti senza fermarmi — 
Dopo aver fatto raccolta di alcuni esemplari di bombe 
e di scorie, passai a ponente del nuovo monte e mi 
accostai di nuovo al gruppo delle bocche di fuoco. 

In generale l'intensità di tutti i fenomeni eruttivi era 
notevolmente diminuita nelle ultime 48 ore. Il cratere 
principale dava pochissimo fumo nero : ma dalle varie 
bocche poste sul dorso del monte e da varie fenditure 
continuava a venir fuori una grande quantità di fumo 
bianco. Delle bocche di fuoco, due emettevano vapori 
bianchi e una sola, la più vicina al monte, continuava a 
dare lave fluenti; ma in minore quantità che nel giorno 2. 
Il torrente, infatti, crasi ridotto ad avere una larghez- 
a di cinque ad otto metri. 

Riparandomi col parasole dalla scottante irradiazione 
del calore, mi avvicinai ai crateri meno attivi , fino ad 
:ciarmi nell'interno delle bocche che nel fondo era- 



Stili' eruzione deli' Etna del 1SS6. 



no ancora incandescenti : ma mi riuscì impossibile po- 
ter fare altrettanto nel cratere più attivo , dove avrei 
voluto rivedere le fiamme, perchè la intensitA dei calore 
e l'emanazione di acido solforoso, me ne tenevano lon- 
tano di una diecina di metri. Seguendo la linea dei cra- 
teri mi diressi poi, verso Monte Grosso dove argomentavo 
veder tracce della squamatura della montagna. Una enor- 
me quantità dì arena, però, aveva coperto la spaccatura 
e disperavo già di scoprirne le vestigia, quando, arri- 
vato ai piedi di Monte Grosso dal lato di nord-est, rin- 
venni i margini della frattura che me la presentarono 
evidentissima. 

Lo squarcio doveva essere stato molto ampio ed an- 
teriore alla sera del 19, perchè, come mi avevano as- 
serito quella stessa sera due montanari, il Monte Grosso 
sul quale allora eravamo, trova vasi addirittura spaccato. 
Non riuscii a vedere il fondo della frattura, essendo 
stato riempito dai lapilli e dalla rena: ma potei osser- 
vare i due orli che, per più di cento metri , cioè per 
tutto il fianco del monte, si mantenevano alla distanza 
di io a 15 metri. 



Scopo principale della mia gita era quello di prende- 
re da Monte Grosso, e precisamente dallo stesso punto 
da cui aveva preso il panorama dell'eruzione la sera del 
19, la veduta del nuovo cono ad eruzione gii termi- 
nata. ■ - \[ mio scopo fu perfettamente raggiunto, perchè 



riuscì a trovare la stessa pianta di ginestra sulla quale 
mi era appoggiato quella sera, e di la potei riprendere 
lo schizzo del nuovo panorama. 

Dichiaro, e gli schizzi lo dimostrano, che non ho 
mai studiato disegno di paese : ciò dovrebbe meritarmi 
l' indulgenza del lettore per la poco felice rappresenta- 
zione grafica dei due panorami; ma mancandone altri, io 
ho creduto che la pubblicazione, imperfetta quanto si 
voglia, dei due schizzi possa avere un certo valore, 
rappresentando essi 1' alfa e V omega dì questa impor- 
tantissima eruzione. Gli schizzi, è vero, avrebbero po- 
tuto essere nffìdati a mano esperta ; ma per amore di 
verità ho preferito farli riprodurre in zincotlpia con un 
processo fotografico , perchè abbiano almeno il merito 
della esattezza. 

Il primo schizzo, che e una copia della tav. IV, 6 il 
panorama dell'eruzione quale mi si presentò alla ore 7 
p, m. del 19, cioè ì6 ore dopo l'esplosione. Era l'ora 
de! crepuscolo avanzato epperò nel quadro si vede il con- 
trasto tra la luce del giorno morente ed il bagliore del- 
l' incendio dell' Etna, complesso di luce che permette di 
vedere nello stesso tempo, come sfondo del paesaggio, la 
montagna, e sul davanti l'eruzione dei crateri. 

Il secondo schizzo, invece , è stato preso alle ore 7 
a. m. del giorno 4 quando il nuovo monte era già for- 
mato del tutto, e dava le ultime manifestazioni di una 
attiviti morente. 



t;o Stili' truffo»* fieli' Etna del iÈ8è. 



Fig. )." — t crateri visti da M. Grosso la s:ra del 19 Maggio. 




Fig. 4. 1 — 1 criteri visti da M. Grosso il mattino del 4 Giugno. 



Ulti» 



'5* 



Disce 



i ài Mantt Grosso, invece di ritornare per 1 

dì completine la ricognizione < 



slessa strada, pensai di con 

campo delle nuove lave percorrendo il la 

della corrente. 

Per fi re ciò fui costretto a seguire il sentiero che 
Costeggia Monte Concilio, Matite Rinati e Monte S. Leo 
e trovandosi interrotta la via etnea, continuare il cam 
mino lungo l.i via di Monte Segreta per passare poi 
sud dei Monti Rossi e giungere a Pedara dalla rotabi 1 
di Nicotosi. 

La gita nel complesso fu molto faticosa; però non me 
ne dolgo perche così riusci non solo ad avere un' idea 
esatta di tutta la regione occupata dal nuovo banco di 
lave, ma anche a rettificarne il contorno che i miei col- 
leghi ed io avevamo curato di tracciare, giorno per gior- 
no, sulla carta topografica Etnea. 

Fui lieto, pertanto, di constatare che lo avanzameni 
delle testate erasi, nelle ultime 24 ore, ridotto affatto 
insignificante. — Tutti i bracci potevano dirsi fermi, com- 
preso anche quello dei Monti Rossi; soltanto erasi avan- 
zata, ma di soli quattro metri, una diramazione parti- 
tasi da questo braccio il giorno precedente, a 700 
tri di distanza dalla prima casa dell' abitato, 



eo 

; 

ne 
ea 
dì 
)1- 

ior- 

:nto 
atto 
om- 
„ v an- 
darti- 
1 me- 



Nel corso di questa giornata , una seconda comitiva 
di curiosi riusciva ad ascendere il nuovo monte. La co- 
mitiva era composta di quattro proprìetaf" 



IJ2 



Sul!' eruzione dell' Etna del iSSé. 



ed era guidata dall'egregio Dottor Reitano : mi riuscì 
quindi facile avere il racconto particolareggiato della 
loro gita e di conseguenza confermarmi nel mio giudi- 
zio, che il periodo di vera attiviti eruttiva doveva con- 
siderarsi come finito. 



Sabato 5 Giugno. — Alle ore 6 del mattino mi trova- 
va gìl sul fronte delle lave ad ovest dei Monti Rossi. 
Compiendosi con questa giornata il mìo turno di ser- 
vizio, irattavasi di decidere se oramai non fosse il ca- 
so di porre fine a tutto il servizio delle osservazioni 
locali. Pertanto spintomi fino al Piano di Lisi incomin- 
ciai a visitare gli estremi dei bracci occidentali e di poi 
le diramazioni comprese tra la corrente ad est degli Alta- 
relli e la lingua più progredita del braccio dei Monti Rossi. 

Il risultato di questa ispezione non avrebbe potuto es- 
sere più rassicurante. Alcuni rami erano fermi da pa- 
recchi giorni: il più minaccioso per Nicolosi da due gior- 
ni: e quello che avea conservato più a lungo la propria 
attività era affatto inerte da circa 30 ore. Qua e là ve- 
devansì un po' dappertutto, venire fuori vapori bianchì: 
ma tali emanazioni, nò pel modo di presentarsi, neper 
la loro scarsa quantità, avrebbero potuto essere confuse 
coi fumi caretterìstici delle lave in moto. — Decisamente 
ogni pericolo d'investimento per Nicolosi pareva scongiu- 
rato e P eruzione sembrava oramai entrata nel periodo 
di attività stromboliana. 



Ultimi glomì itti crucio 



■53 



Rientrato verso le io a Pedata 1.1 trovai festante. La 
' allegrezza dei poveri profughi crasi comunicata a tutti 
gli abitanti ed argomento d' ogni conversazione era il 
prossimo ritorno a Nicolosi.— Sette giorni di lontanan- 
za dalle loto case , dalle occupazioni giornaliere e da! 
lavoro, erano sembrati a tutti gli emigrati una eterniti 
di esìlio e di agonia. È ben vero che, a spese dei Mu- 
nicìpìi di Catania, di Pcdara, di Mascalucia, di Acì Rea- 
le e di altri paesi dell'Etna, venivano distribuiti giornal- 
mente a ciascun profugo povero che ne facesse richie- 
sta pane e qualche piccolo sussidio in danaro; ma chi 
conosce quanto costi alle persone abituate a vivere del 
proprio lavoro l'accettare soccorsi a titolo di carità, può 
comprendere come anche Ì beneficati sospirassero I* ora 
di ritornare al loro paese e come ogni pensiero, ogni 
loro speranza , fosse rivolta ad affrettare il desiderato 
momento della partenza. 

Telegrafando all'Ili. 1110 sig. Sindaco le condizioni dav- 
vero migliorate dell' eruzione, mi permettevo consiglia- 
re di sospendere 1' invìo dell' ingegnere che avrebbe 
dovuto sostituirmi in quel servizio dì osservazioni, or- 
mai divenuto senza scopo; ed in attesa di una risposta 
che mi facilitasse a lasciare Pedara , mi ritirai a casa 
per prepararmi alla partenza. 

Ma vi ero giunto appena, quando ad un tratto, pre- 
ceduto da un rombo prolungato ed indefinìbile, un ino- 



154 Stili* eruzione dell' Etna del iSSé. 

vimento di suolo fece tremare ogni cosa a me d' intor- 
no e, prima ancora che questo finisse, un urto maggio- 
re tornò a scuotere coti un movimento ondulatorio tutta 
la casa e con tale violenza e così lungamente che an- 
ch' io mi precipitai fuori spaventato. — Eppure non era 
nuovo ai terremoti: dalla notte del 18 fino allora, in 
casa ed in aperta campagna, di notte e di giorno, tro- 
vandomi lontano o essendo vicino ai crateri, avevo av- 
vertito più di un centinajo di terremoti d' ogni sorta e 
d'ogni forza: — Però non avevo provato mai, come que- 
sta volta, un'impressione così strana, un malessere fisico 
come di mal di mare , un certo qual senso di preoc- 
cupazione, quasi di paura, per me nuovo affatto. 

Altri terremoti parziali e meno intensi erano già stati 
avvertiti iti varie località della regione etnea nei giorni 
precedenti: fra i molti meritano di essere ricordati quelli 
verificatisi a Zafferani nei giorni 29 e 30 di maggio: a 
Rnndazzo e a Giarre nel 31: a Paterno nel 1. giugno, a 
Biancavìlla nel giorno 4. Ma nessuno di tutti questi era 
stato cosi violento come il terremoto del giorno 5. 

La scossa, ondulatorio-sussultoria , fu intesa alle ore 
12, IJ contemporaneamente in tutta la regione Etnea : 
hi generale presentò da 1 a 6 gradi d'intensità: però 
nella parte orientale raggiunse gli 8 gradi d' intensità, 
sicché nel territorio tra Zafferana , Fieri , Mangano e 
Giarre, crollarono moltissime case coloniche e molti 






Ultimi gionti Jtlt cr*&*t. I J ( 

muri campestri: fortunatamente senza produrre conse- 
guenze funeste. 

Oramai l'eruzione poteva dirsi .il suo termine; senza 
questo sarebbe mancato il terremoto finale, il fenonWOO 
dinamico violento clic, secondo il tipo direi quasi clas- 
sico, serve di suggello a tutte le importami eruzioni 
dell' Etna. 

Fine dell' eruzione. — Se e iacile cosa determinare il 
principio d'una eruzione, quando specialmente avviene 
in seguito a squarciatura d'un fianco del vulcano, riesce 
invece quasi impossibile determinarne con precisione 1.1 
fine. E ciò è naturale: ii principio è annunziato da una 
esplosione violenta, e dall'altre manifestazioni del paros- 
sismo dinamico, mentre la fine è data dal graduale af- 
fievolimento dell' attiviti eruttiva , la quale diminuisce 
d* intensità a poco a poco, e non si spegne che dopo 
lunghissimo tempo, cioè dopo quel tal perìodo che per 
analogia a quanto succede nello Stromboli li thi.nn.i 
periodo di attività stromboliana. 

Nell'ultima eruzione ìl progresso sensibile delle lave 
pare si sia arrestato nella notte del 4 giugno : però lo 
sgorgo della materia fluente durò ancora per qualche 
altro giorno, ma in quantità relativamente piccola. 

Questo tatto si poteva argomentare andic da lontano 
guardando con un buon cannocchiale i crateri e l.t uh. 



r s « 



SuW en$QÓne dell' Etna del tSSé. 



sa dei fumi bianchi che tic veniva fuori ; ma ciò ebbe 
anche la sanzione ufficiale ne! seguente documento, che 
integralmente trascrivo : 

Verbale dilla Commistione nominala dui Sig. l'ref/llo della Provincia 
di Catania con Decreto del 5 giugno corrente per riferire sulla sop- 
pressione del cordone militare di Nicolosì. 



asti il giorno sette di giugno i 
ni», e precisamente in casi del Professor Silvestri , si è rii 
sopradetta Commissione composta dei Signori: 

1. Silvestri Orazio professore di Fisici terrestre e geologi 
R. Università di Catania. 

2. Gerosa Antonio Ingegnere Capo del Genio Civile. 

3. Conti Cesare Ingegnere Cnpo del Distretto minerario di Sicilia'. 

4. Fiehera Filadello, Vice Direttore dell'Ufficio tecnico Comunale 
di Catania. 

La Commissione ha cominciato i suoi studi riferendo al Prof. 
Silvestri, il quale era assente per motivi di salute , i risultali delle 
osservazioni fatte ieri sul luogo. Dalle dette osservazioni risulta. 

1. Che l'attività del nuovo cratere e quasi cessata; salvo le or- 
dinarie emanazioni di vapori provenienti dal raffreddamento del ma- 
teriale accumulato e dai fumaiuoli propri della lava. 

a. Cile delle bocche di sgorgo delia lava, una solamente, 
bassa, presentava un residuo di attività, e determinava un rivo d 
lava della larghezza di non più di ; metri coperto di scorie gali cg 
gianti, che avanzavano con una velocità di 1} metri ali" 01 
dove nei primi giorni dell'eruzione, un largo fiume di lava 
va con la velocità di circa 50 metri al 1'. * 

j. Che il piccolo sgorgo di lava, di cui sopra e parola, 1 



i: .r,. ,-.^ AT«^ 






I >l SUO «Ceral o fa pK»0 r KKMtBM K£ÌO«C Gmi J*J ., 

ve si vedevano ì fan! caratteristici ietta Uva Avente. 

d. Che le colile £ Uva 'a uno il poirottro erano fri**, 
presa quella ebe nmaccìara Nicolas*; «u la tcmpetatuia In «km 
punti di esse era tale, di dover ritenere ebe U muti Dell' Imw 
non fosse ancora con sol «dia. 

Su queste coasiauilooi e » altre notizie cafhUtt 
stri, la Commissione lia aperto La disc»»*!.'::, ti Ih nnitili M 

I. E vero the nella storia delie mutali ■ ■ 
pi di quelle che dopo essere rimaste sopite r i tMtrVlUl ,i, ,.,„!,, 
giorni ed anche dì qualche sci; ha Inupttttttm 
le vigore, ricominciando la deiezione della l.ivj; ina ip .-mi i ... m 
non sono frequenti, e si trovano in enitioni MiiTipam' dopo Imi. 
periodi di ij, io o più anni di riposo del vulcano: e quello 
e il caso della recente eruzione, che e succeduti (Ut pCOUltlm 
lamente dopo j anni. 

Tale fatto ha dovuto certamente avere una grand* iltfttJMII 
farla cessare presto, malgrado la sua bassa posizione l,ivoi, v ,,l, 
una lunga durata. 

II. Che se poi si volesse, per ipotesi, allumitele la possibilità di 
qualche recrudescenza, come seconda fase della eruzione ora quali 
spenta; la lava nuova dovrebbe trovare il suo facile e naturale adi- 
to allo esterno dalle bocche teste aperte o da altre crepature dvl 
suolo esistenti in loro vicinanza nello stesi" apparecchio eruttivo. 
Ammesso ciò, qualora la lava nuova per le cambiate condizioni to- 
pografiche dei luoghi, non prendesse, come è probabile, a percor- 
rere nuovi cammini, ma si mantenesse nella direzione della primi- 
tiva; dovrebbe scorrere sulla grande colata di lava appartenente al 
primo periodo eruttivo. In conseguenza, prima che la noov» lava 
potesse tornare i minacciare Nieolosì. avrebbe troppa strida ila 
re per poterne temere una pericolosa m«a»iooc. Oltre a itti ' 



i.'in- 

: 



t 



Sttll' mtiìonc dell' Etna del rSS6. 



Scfle ammettere che possa uscire un gran volume di lava, a si- 
militudine del precedente, quando si pensi che in un secondo pe- 
riodo ddl.i medesima eruzione non possono presumibilmente esser- 
vi più disponibili nù la fona, né la materia, come nel primo pe- 
rìodo di tm parossismo eruttivo. 

III. Non ostante le considerazioni precedenti, la Commissione dà 
importine al fatto che esce tuttora qualche piccola quantità dì la- 
va dalla bocca superiormente contemplata, la quale conserva ancora 
un residuo di azione; e che la lava affluisce verso la regione Guar- 
diola ove un ulteriore accumulo potrebbe dar luogo alla eventualità 
di qualche piccolo movimento che si potrebbe anche propagare sul 
braccio più prossimo a Nicolosi, dove è slato constatato che la lava 
non e ancora pienamente consolidata. 

Ciò premesso, la Commissione è di parere unanime che si soppri- 
ma il cordone militare, a suo tempo saggiaminte disposto e (inora 
mantenuto, attorno Nicolosi; tuttavia, dando importanza alla con si- 
derazione N. Ili crede opportuno che ciò si faccia aspettando altri 
due giorni feioè aspettando fino a tutto il giorno 9 corrente) sem- 
prechè in questo periodo non si sperimenti alcun apprezzabile mo- 
vimento nella fronte di lava prossima a Nicolosi— La Commissio- 
ne: Prof. Orazio Silvestri — log, Antonino Gerosa — Ing. Cesare 
COnd— Ittg. Filadelfo Fichera. 



Ritorno a Nicolosi. — Non essendosi manifestata nei 

due giorni successivi alcuna recrudescenza d' attività 
eruttiva, anzi essendosi questa assopita quasi del tutto, 
fu ordinata la soppressione del cordone militare e per- 
messo il rimpatrio ai profughi. 

In grazia delle disposizioni date dalle Autoriti, il 
ritorno effettivo sì verificò alla spicciolata e col mas- 



Ultimi giani dell' tru&nt. 



•59 



io ordine nei giorni IO, I! e 12. Però fu il 13, do- 
menica di Pentecoste e giorno sacra al padrono del 
paese, S. Antonio di Padova, ch'ebbe luogo il ritorno, 
dirò così, ufficiale. 

Questo ritorno, com'era da aspettarsi, ebbe il cant- 
iere di una festa religiosa e, come nella partenza, consi- 
stette essenzialmente nel trasporto delle statue dei Santi. 

La processione mosse da Pedara alle ore 4 delta Mrt, 
Precedeva Monsignor 1* Arcivescovo col Sindaco di Ni* 
colosi , poi il clero di tutti i paesi circonvicini, poi ì 
sacri simulacri, infine un' enorme folla dì popolo. Giunta 
alla piazza di Nicolosi, tra il suono ,1 festa delle cam- 
pane e lo sparo dei mortaretti, la processione si arrestò 
dinanzi alla chiesa madre, dove in seguilo a commo- 
venti parole dell' Arcivescovo , venne cantato un Te 
Deuin .... di ringraziamento per lo scampato pericolo. 



Cosi, dopo 13 giorni di esilio, rientrava in paese la 
cittadinanza di Nicolosi, che, se è esatta la statìstica 
redatta sulle notizie dei vani Sindaci, sarebbe stata rico- 
verata nei paesi circonvicini nelle seguenti proporzioni: 
700 in Pedara, 2jo in T recastagni, joo in Belpassn, 190 
in Viagrande, 130 in S. Maria di Licodia, 30 in S. Pietro 
Clarenza, no in S. Giovanni la Punta, 30 in Mascal- 
cia e rooo altri sparsi in Catania, in altri Comuni del* 
1' Etna e nelle campagne. 



it t i, \uir nw/ii/ìif <Ull' fitna del 1886. 



M»JU«iw<* M monto. V eruzione si trovava ancora 

Mkl .<iih \nu violento parowismo, e già la stampa citta- 
iIhm ìli muooi.i u iii-.iic una nuova questione locale: 
•• li i|ih >ii'Mii' itti lutteiiino del monte ». E in verità 
il niuin.ilhmo unii aveva tutti i torti. Dal momento che 
l'hihi ii^iii Iw più un Cristofaro Colombo, né un A- 
uuiiiii W*piuit, nemmeno un Marco Polo qualsiasi, 
\- m« »;lio ewi modcMÌ . contentandosi anche di poco: 
m iwwu uu\ tene lontane e sconosciute dove piantar 
iMudvd* ««viumu \, ù: discutei* su; nome da imporre 

*-** <* * \%V,* OA£*. -ì* SS.. 

^ N \» -, . N \ x . o : . \;o. „ ; -."irciu- :.T3nizaiinE: :*- 
N „.. . v xNv v' ■.:%>*; *•*■ ditf Ì3iar zht «ti 

ns \» óv V» .-. ^ *v» . * C —CUT --"«-- — - i IUUT!J 
». x ' -v v "V --TI . ■1.^ ?_.- — ^SZTC ITU 



% N 



ti'»» ■— 



-• .** 



ri* 



i mezzi di viaggiare difficilissimi. Il Club Alpino dun- 
que scegliendo questo nome pagava opportunemente un 
debito dì gratitudine. 

Oltre fella deliberazione del 13 giugno il battesimo 
Monte Gemnullaro ebbe anche li sua festa ed il suo 
■cordo storico, fi 22 giugno due comitive di sodi del 
Club Alpino, dopo aver visitato il campo dell'eruzione, 
sì incontravano sulla vetta del nuovo cratere, dove con 
gran solennità e con maggiore allegria, il presidente 
della Sezione, signor Barone Enrico Grimaldi di Sci - 
■avalle, battezzava il neonato rompendo la tradizionale 
tiglia di vino spumante. A ricordo di questo fatto, 
co negli annali della storia Etnea, era stata traspor- 
rvi là e fu posta sulla cima sud del monte una grossa 
:pide marmorea sulla quale sta scritto : u Servii,- C/it,i- 
Jel C. A. I.— Monte Geiiiiiieìlaro 1SS6 ». Ciò perche 
esteri non abbiano a prenderà abbagli. Pei contempo- 
pensava I' Avv. Ursino riproducendo in fotografia 
simpatico gruppo dei sociì intervenuti. 



Ed ecco come l'eruzione del 1886, scoppiati in ino- 
1 rozzo e selvaggio finiva quasi addomesticata ed inci- 
trìlita. Visitata dai curiosi , scorazzata dai reto/téff, de 
rritta per telegrafo, riprodotta in fotografia, fu perfino 
spettata di simulazione quando si disse finiti. Perche 
si credesse alla sua morte l'autorità ebbe mestieri di un 
certificato firmata da quattro tecnici. Eia duuauc giusto 



Siili' eruzione dell' Ehm del j 



che dopo il documento necroscopico, ci fosse il marmo 
della lapide: così l'ultima eruzione, non risparmia» dal- 
le delizie della pubblicità, dovette subire le consegnata 
della « monumentomania ». Decisamente anche l'Etna 
va modernizzandosi. 



12, 



■ Epilogo dell' ekuzio:ìe. 



Nessuna delle eruzioni recenti presentò, mai, condizioni 
tanto favorevoli per essere osservata e studiata da vicino, 
come questa del 1886. L'altitudine relativamente bassa 
delie bocche, la loro posizione in terreni di comodo ac- 
cesso, la prossimità a Catania e ad altri centri abitati, i 
mezzi di trasporto facili ed a buon mercato: che più, 
nella casa dei Cervi perfino una specie di osservatorio, 
proprio sul teatro dell'eruzione, erano tutte circostanze 
che avrebbero dovuto attrarre ed animare gli studiosi a 
fare un servizio di osservazioni non interrotte che avreb- 
be potuto riuscire dì non poco interesse per la scienza. 

Invece, nessuno, letteralmente nessuno, fu !à ad osser- 
vare ì crateri con continuiti, a notarne le varie manifesta- 
zioni e a determinarne le fisi, per mettere poi in relazione 
i fenomeni locali col vario modo di espandersi delle cor- 
renti di lava, sia nel loro percorso che nei fronti dì avan- 
zamento: cosicché, ad eruzione finita, non si hanno altri 
elementi che quelli pubblicati dal nostro Ufficio Tecnico 
nel bollettino municipale, i telegrammi al Prefetto de- 



Epilogo ddl'mvziont. 



i6s 



gli Ingegneri del Genio Civile e del Corpo delle Mi- 
niere, il bolìeitino del Club Alpino ed il dinrio, redatto 
con molta cura ma non pubblicato, del Dottor S tetano 
Reitano : cioè a dire un insieme di notizie riunite senza 
intendimento scientifico, senza unita di concetto, e che 
riguardano la sola espansione dei fremì delle colate, non 
V insieme ordinato dei fenomeni di tutto lo avvenimento. 

Da cronista coscenzioso io ho attinto notizie un po' 
dappertutto, ma specialmente mi sono servito delle os- 
servazioni fatte dai miei compagni di ufficio e di quelle 
fatte personalmente da me nei 14 giorni in cui mi re- 
cai a visitare il teatro dell' eruzione. 

Però, preoccupato solo dal desiderio di dire cose vere 
e particolareggiate, ho spinto lo zelo fino a comporre 
un tutto molto prolisso e nojoso parecchio, come era 
inevitabile dovesse riuscire il racconto ripetuto venti volte 
di un tatto che su per giù è avvenuto ogni giorno nelie 
quasi identiche circostanze. 

Ora, dopo 163 pagine di una minuziosa narrazione, 
mi pare di avere assunto I' obbligo di aggiungerne altre 
venti a comodo di chi voglia conoscere ì risultati del- 
l'eruzione senza leggerne la cronaca: epperò ho pensa- 
to di scrivere i tre seguenti capìtoli nei quali ho notato 
le notizie più importanti dell'eruzione, un cenno sui pro- 
dotti e sui danni di essa e qualche parola snlta carità 
pubblica a prò dei danneggiati poveri. 



1^4 



Sttll' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



Terremoti. Gli studi recenti lutino messo in evidenza 
il f.itto che la crosta solida terrestre è per man ente niente 
in continuo tremito per effetto di piccoli urti dovuti 
cause endogene fin' ora sconosciute. 

Tali movimenti, perù, apprezzabilissimi col sussidio 
di delicati strame mi di osservazione, sfuggono affatto 
per la loro piccolezza ai sensi dell' uomo, il quale non 
suole avvertire che quei movimenti più forti, quelle 
scosse, cui quasi tutti i popoli civili hanno posto il no- 
me di terremoti. 

I terremoti che potrebbero definirsi a scosse della 
massa terrestre solida supei fidale che ci appajono cau- 
sare da forze naturali sconosciute provenienti dall'in- 
terno della terra » sono dovuti all'azione di più forze, 
che sono di natura analoga, ma di origine disparata. 
Tuttavia sono riuniti in due soli gruppi, l'uno dei ter- 
remoti vulcanici, l'altro dei terremoti non vulcanici. 

I terremoti vulcanici, che sono quelli che c'interessa- 
no, dipendono dallo stato del vulcano e sono in rela- 
zione Ìntima coli' attività di esso. Per lo più ìl loro 
numero e la loro intensità è in rapporto col grado di 
attività vulcanica ed hanno questo di speciale, che in- 
teressano una estensione di terreno relativamente limitata, 
vicina ad un centro di vulcanicita visibile o latente, e si 
manifestano con una violenza che va diminuendo sem- 
pre, mano a mano che ci si allontana dalla località mag 
giormente scossa. 



Epilogo dell' "eruzione. 



ih 



s 

poi 



Non esìste eruzione clic non sia accompagnata da ter- 
remoti. La massa dì vapori , portata a tensioni enormi 
nel focolare vulcanico, facendo pressione sulla massa Ìgnea 
delle lave tenta aprirsi un varco per uscirne. Ciò non 
avviene d' un tratto, ma iti seguito a ripetuti urti , che 
costituiscono i terremoti precursori dello scoppio. Indi 
l'eruzione si manifesta o dal sommo cratere o da un 
fianco del monte, in seguito alla frattura della scorza 
tda, e questa squarciatimi da luogo a terremoti più 
lenti. Una serie numerosa dì terremoti accompagna 
poi le varie fasi dell'eruzione : fino a die non si ab- 
biano i terremoti finali, quelli cioè causati dagli urti 
delia materia ignea, che tenta ma lia già perduta la 
di aprirsi l'uscita attraverso le lave clic vanno 
edificandosi. 

L'eruzione del 1886 ha avuto tutti questi terremoti, 
non sarebbe possibile poterne precisare il numero. 
andò il terreno pareva immobile a pochi chilometri 
distanza dai crateri, il terreno d'intorno a questi era 
continua convulsione: la sera del 19 e la mattina 
22 sulla cima di Monte Pittìtello e sulle a sciare dei 
à» tutto il suolo, come abbiamo veduto, traballava 
len temente, mentre presso Nicolosi tutto , apparen- 
ente, era fermo. La mattina del 2 giugno non si 
ertivano tremiti neppure al piede del nuovo monte: 
ure, alla cima, tutto 1* orlo fremeva ad ogni emìssio^ 
di aria infuocata, 



SuW eruzione dell' Etna del iSSé. 



Di terremoti quindi non cenneró che i più forti, quelli 
sensibili a molti chilometri dai crateri. 

Il primo terremoto si verificò alle io, 45 del 18, cioè 
contemporaneo allo scoppio dell'eruzione centrale, ma 
fu debole e di piccola estensione. Da quel momento fino 
alla mezzanotte si ebbero qua e là moltissime altre scos- 
se di cui nessuna sorpassò il grado 3 della scala d'in- 
tensità. Invece, piuttosto forte fu il terremoto delle 12, 
30' a. m. del 19 in coincidenza col momento della frat- 
tura del fianco della montagna e fu generale per tutta 
la regione etnea. D' allora fino al termine dell'eruzione 
le scosse di terremoto si ripeterono moltissime volte 
in un giorno, tanto che nei soli tre primi giorni 1' os- 
servatorio Geodinamico di Catania notò 90 scosse al- 
ternate con « tremito microsismico». 

I terremoti successivi si seguirono di poi a maggiori 
intervalli di tempo e con minore intensità, nel periodo 
jn cui lo sgorgo delle lave fu più copioso, cioè fino al 
28 di maggio. Ma quando l'eruzione cominciò ad inde- 
bolirsi, ripresero invece nuovo vigore 1 movimenti si- 
smici; Ì terremoti del 29, 30 e 31 maggio e del i. e 
4 di giugno furono piuttosto forti: ma il terremoto più 
violento fu quello delle ore 12, 15 del 5 giugno, che 
non oltrepassò il grado 6 d'intensità nella regione alta 
meridionale ed orientale dell'Etna, e raggiunse il grado 
8 in alcune contrade, nelle quali come a Fieri, a Bon- 
giardo, a S. Venerimi, ed a Zaffarana Etnea crollarono 



Epilogo lidl'eruyotic. 



tt, 



varie casupole e un grandissimo numero di muri cam- 
pestri, e fu molto compromessa la stabilita di parecchi 
fabbricati. 



Emanazioni gassose. La quantità dei prodotti gassosi 
emessa durante il parossismo di un'eruzione e nel suc- 
cessivo periodo di attiviti eruttiva è addirittura enorme. 
Secondo il Saint-Claire Deville, essa sarebbe costituita 
nella quasi totaliti di vapore acquoso : di quel vapore 
la cui potentissima tensione sarebbe causa efficiente di 
ogni eruzione. 

Questi vapori si trovano commisti, come abbiam ve- 
duto, nella massa liquida delle lave ; sgorgano quindi 
con esse. Vengono fuori , altresì, per molto tempo ed 
in grande abbondanza, dai vari crateri e dai crepacci do- 
poché 1' eruzione pare assopita. Ma è principalmente nel 
periodo dì vera attiviti eruttiva che si sviluppano in 
quantiti colossale , ora dando luogo a vere esplosioni 
che lanciano a prodigiose altezze lave e scorie vulcani- 
che , ora sprigionandosi con continuiti sotto forma di 
fumo e spandendo per gran tratto di paese lapilli ed 
arcue. 

Il Fouquì, studiando ì fenomeni dell'eruzione dell'Etna 
del 1865, sarebbe riuscito e valutare la massa liquida 
corrispondente alla quantiti media di vapori emessa a 
ciascuna detonazione: l'avrebbe trovata di 60 metri cubi. 
Neil' ultima eruzione non fu fatta in proposito alcu- 



Siti? erttiiom dell' Etna del iSÉé. 



na esperienza : non potrei quindi riportare alcun dato 
di bitta. £ certo però che la quantità delle masse gas- 
sose ha dovuto essere gigantesca, a giudicare della enor- 
me quantità di lave fuse e principalmente di detriti- 



Eruzione di materiale disaggregato. Come abbiamo 
veduto nel 5 paragrafo, i prodotti solidi disaggregati 
di una eruzione altro non sono che frammenti di lava 
staccati nell' intorno del focolare dall' impeto dei vapo- 
ri d" acqua e slanciati fuori a grande altezza, sotto va- 
rie forme ed in diverso stato di divisione meccanica. 

L'eruzione di questo materiale suole precedere , ac- 
compagnare e seguire la eruzione delle lave liquide ed 
avere perciò una durata complessiva maggiore di quel?) 
dello sgorgo delle lave. Conseguenza , entrambe , della 
enorme tensione dei vapori rinchiusi nel locolarc vulca- 
nico, differiscono in questo, che il materiale liquido per 
uscire richiede un maggiore sforzo, mentre i lapilli, le 
arene e le ceneri, che nel loro complesso costituiscono 
forse il più abbondante contributo, possono più facil- 
mente essere innalzate e diffuse collo sprigionarsi dei 
vapori, e perciò anche quando si ritiene che un'eruzione 
sia terminata. 

Questa volta 1' eruzione di materiale solido precesse 
T uscita delle lave di circa 16 ore: ebbe principio alle 
11. a. m. del giorno iS, coli' eruzione centrale e con- 
tinuò si protrasse oltre al 15 di giugno. Per i primi 



Epilogo dell'eruzione. 



t(?9 



cinque giorni, spirando venti di levante, le arene turono 
diffuse in grande abbondanza su tutta la regione occi- 
dentale di Sicilia fino a Pantelleria: nei giorni succes- 
sivi, invece, prevalendo i venti del $" e 4 quadrante, 
furono sparse sulla parte orientale e meridionale del- 
l' Ìsola, fino in Calabria ed a Malta. 

La regione sulla quale si estesero le piogge di are- 
na è, come si vede, grandissima, certamente assai mag- 
giore di tutta la estensione della Sicilia, che pure è di 
29241 chilometri quadrati; ammettendo tuttavia che sia 
stato di soli 40000 km. q. e che lo strato « medio » del- 
la pioggia non abbia sorpassato il mezzo millimetro, la 
quantità totale dell' arena avrebbe raggiunto ì 20 mi- 
lioni dì m. e. E poiché la durata di tutta 1' eruzione di 
questo materiale pulvirulento fu di 27 giorni , ne ri- 
sulta che l'emissione unitaria « media » fu di circa 9 
m. e. al minuto secondo. 

Però, 1' eruzione non diede, dì materiale disaggrega- 
to, arena soltanto: vicino ai crateri caddero, ed in ab- 
bondanza , lapilli , scorie , frammenti di lava e bombe 
che coprirono le adiacenze delle bocche per un raggio 
di circa un chilometro e per lo spessore a medio » di 
oltre un metro, e formarono attorno ad esse il nuovo 
cono avventizio. 

Questo materiale, a differenza dell'arena, fu lanciato 
fuori nel solo periodo oi grande attività, anzi nel pa- 



i?o 



Sitll' eruzione dell' Etna del iS$6. 



rossismo eruttivo, vale a dire nei nove giorni compre- 
si dal 19 al 27 maggio. E poiché il volume totale del 
materiale che copri le adiacenze e formò la massa dì 
Monte Gemmeìlaro è, come vedremo, dì circa 17 milioni 
di m. e. si rileva che l'emissione unitaria media non sa- 
rrebbe stata minore di 21 metri cubi al minuto secondo. 



Eruzione dì lave fluide. L'eruzione del 1883 dopo tre 
giorni di parossismo dinamico, impiegato alla formazio- 
ne di un immane impianto eruttivo , si chiuse inaspet- 
tatamente senza nemmeno aver dato nascimento ad una 
vera corrente di lava. L' eruzione di questo maggio , 
invece, quasiché abbia usufruito della squarciatura aper- 
ta tre anni prima , mauifestossi senza fenomeni geodi- 
namici proporzionati alla sua importanza, ma cominciò 
a vomitare un copioso torrente di lave fuse fino dalle 
prime ore, ed in 20 giorni di durata diede tale tributo 
di materiale che ne rimasero seppelliti oltre a 450 et- 
tare di terreno. 

La gii lamentata mancanza di continuate osservazioni 
locali non mi consente di dare sul progredire delle la- 
ve quelle notizie particolareggiate e precise che merite- 
rebbe 1' argomento. Però, per quanto ho potuto, ho pro- 
curato di supplirvi istituendo alcuni calcoli in base agli 
scarsi dati di fatto di cui mi riuscì venire in possesso, 
e da tali calcoli sono arrivato a risultati che credo deb- 
bano riuscire di un certo interesse pel lettore , non 



Epilogo dell' ertilo 



171 



ostante abbiano 1' apparenza d' ipotetiche asserzioni. 

Mi riuscirebbe assai lungo spiegare o , come dicono 
i matematici , discutere ì dati non tutti ricavati da os- 
servazioni dirette, e Ì processi coi quali sono giunto ad 
avere ì singoli risultati: mi limito perciò a dire che il 
loro complesso e una conseguenza dei calcoli istituiti 
sulla quantità di lave che , secondo la cronaca giorna- 
liera, sarebbe venuta fuori nei singoli periodi di attivi- 
tà. Le superficie dei terreni occupati nel i°, nel 3 , nel 
4°, nel 5 , nel 7 giorno ed alla fine dell'eruzione sono 
state misurate sulle piante delle colate di lave, giornal- 
mente disegnate dai miei compagni e da me sulla car- 
ta topografica dell' Etna, e lo spessore delle correnti e 
stato determinato in base alle note prese sul posto 
giorno per giorno e poi discusse e concordate. Pertan- 
to , gli spessori medii delle varie correnti nei diversi 
giorni sono generalmente risultati inferiori a io metri: 
quello medio totale di 12 metri. 



La durata complessiva dello sgorgo delle lave si può 
considerare sia stata di 21 giorni, cioè, dal 19 maggio 
all' S di giugno: per i primi nove giorni lo sgorgo fu 
abbondantissimo, per i 12 rimanenti quasi insignifican- 
te ; basti dire che in questo secodo periodo , quantun- 
que più lungo, la quantità di lave venute fuori non rag- 
giunse la decima parte di quella del primo periodo. 

Nel giorno 19, prevalendo ì fenomeni esplosivi , lo 



1?2 



Stili' eruzione dell' Etna del iS$6. 



sgorgo della materia fluida fu piuttosto debole : crebbi 
nei due giorni seguenti: crebbe dippiù nei successivi tre 
giorni e raggiunse il maximum nei tre giorni ultimi 
del periodo di grande attiviti. Dal io" giorno in poi 
andò con varie alternative diminuendo sempre più, 
a che non si estinse del tutto ne) giorno 8. 

Le conseguenze di questa varia attività ed intensità 
dì erogazione , si vedono nel seguente specchietto 
ho redatto in base ai sopracennatì calcoli. 



DATE DELLE GIORNATE 


!J-- 


QUANTITÀ 


[ii LAVE SGORGATE 


nel periodo 


per giorno 


per 1" 




. 


metri cubi 


metri cubi 


,„. obi 


19 maggio . . . 


» 


2 000000 


1 eoo 000 


aj, 14S 


10 e 21 ... . 


2 


7 000000 


3 jooooo 


40,509 


22, 23, 24 . . . 


J 


18 000000 


6 000000 


69,444 


15. **. 27 . . . 


4 


21 000000 


7000000 


79,018 


dal 19 al 27. . . 


9 


48000000 


s uìbj 


61,718 


dal 28 all'8 giugno 


12 


6 000000 


500000 


S.78I 



Chi non è abituato alla lettura dì libri popolari di 
scienza e di statistica vedendo questo specchietto sorri- 
derà, ne son certo, coli' aria dello scettico più convinto. 



Epilogo dell' eruzione. 



173 



Costui , che non arriverebbe mai a comprendere i dati 
che sì riferiscono alla enorme divisibilità del tempo e 
della materia, al calcolo del movimento planetario , a 
certe prodigiose velociti di trasmissione, ed in generale 
a tutte quelle quantità che non si possono misurare 
direttamente coli' orologio , col metro e colla bilancia, 
non potrà mai prendere sul serio l'asserzione che nei 
primi nove giorni lo sgorgo delle lave diede in media 
circa 62 metri cubi di lave fluide ai secondo. Eppure, se 
ci sarebbe da dubitare sulla determinazione dello sgorgo 
delle lave nei varii periodi, il calcolo che mi ha dato 
I' erogazione unitaria media nel periodo di grande at- 
tività e meritevole invece di piena fede, essendo pog- 
giato sopra diiti di fatto di facile accertamento. 

Ora, una portata media di 62 metri cubi dì lave li- 
quide al minuto secondo costituisce già un vero fiume 
di fuoco. Ove avesse la stessa fluidità dell'acqua e sì 
muovesse colla velociti media di molti grandi fiumi, 
cioè di un metro al minuto secondo, per contenere tale 
portata ci vorrebbe un canale largo quasi 20 metri, 
Tale fiume , immesso nella nostra via Stesicoro-Etnea 
e correndo sempre colla velocità media di 80 cent, al 1", 
arriverebbe all' altezza del primo piano delle case; e do- 
vrebbe continuare a fluire cosi per nove giorni: potrebbe 
riempire tre volte di seguito il lago di Lentinì fino al 
pelo d'acqua medio, e quattro volte il nuovo porto di 
Catania che ha profondità maggiori di 20 metri. 



'74 



Sull' eruzione dell' Etna del 1SS6. 



Eppure tutto questo mare di fuoco liquido sparso 
ugualmente sulla superficie dell* Etna non ne innalze- 
rebbe il livello che di soli 3 centimetri e mezzo ! Co- 
sicché, tenuto conto anche del materiale lavico disag- 
gregato, per fare l'attuale massa vulcanica dell'Etna non 
ci vorrebbero meno dì 89 jo eruzioni, in prodotto, uguali 
1 q lesti. 

Quanto alla velocità delle correnti dell' ultima eru- 
zione , le osservazioni fatte direttamente sono molto 
scarse. Una sola fu fatta vicino ai crateri a 250 metri 
e diede metri 300 nel filone e metri 180 alle sponde 
( ved. pag. 127 ): le altre riguardano V avanzamento 
delle sole testate dei banchi di lave e furono diversis- 
sime. Nel 1. giorno la velocità media fu di 83 metri 
all'ora; nei giorni successivi le velocità massime misu- 
rate presso Monti Socilla , in contrada S. Leo , presso 
Munte Fusarj e lungo i Monti Rassi, furono di 50 metri; 
mentre la velocità media giornaliera nei primi sei gior- 
ni fu di un chilometro ogni 24 ore. 






13.— CRATERI E PRODOTTI VCLCA.MCI DEI. 1886. 



Apparecchio eruttivo. La massa subaerea dell'Etna è 
UHlhuita, come abbiam veduto, di strati alternati di la- 
ve compatte e di lave disaggregate commiste ad are- 
ne- Scgoe da ciò che la rottura det fianchi del Monte 



Crateri e prodoni vulcanici. 



'75 



sotto 1' azione di ripetuti urti endogeni da luogo a par- 
ziali dislocamenti degli strati superficiali, che modificano 
e complicano l'andamento degli orli della squarci atura. 
Ciò non ostante, lo spacco prodotto dalla conflagrazione 
del 19 Maggio non offre nulla dì complicato, anzi mes- 
so al paragone colle immani fratture colle quali ebbero 
nascimento altre eruzioni laterali e specialmente quelle 
più recenti, si presenta con una disposizione molto 
semplice e con dimensioni relativamente assai modeste. 

Infatti, per quanto sia diffìcile il pronunziarsi con si- 
curezza sopra un fatto le cui tracce potrebbero essere 
scomparse sotto un alto strato di lapilli e di arene, io 
credo potere asserire che la fenditura verificatasi tra le 
o timpe dei cervi » e Monte Grosso, fu limitata a nord 
dal parallelo che passa pei crateri di Monte Capriolo e 
1 Monte Sailo del Cane, ed a sud dalla cima orientale 
di Monte Grosso. Ciò apparisce anche ora ed è dimo- 
strato tanto dalla disposizione delle bocche di dejezione 
e delle bocche di fuoco , quanto dagli avvallamenti del 
nuovo Monte Geinmeìlaro e dalla spaccatura del fianco 
nord-ovest di Monte Grosso. 

Quello che è difficile ad affermare si è se la squama- 
lira si limitò realmente fino alia cima di Monte Grosso 
oppure andò a riunirsi in modo latente con la fendi- 
tura della eruzione del 1 8S3 , come farebbero supporre 
1' orientamento delle due fenditure, l'ima all'altra con- 
secutiva e sullo stesso prolungamento, e la circostanza 



ij6 Siili' cru-ionc dell' Etna del 1SS6. 



che l'ultima conflagrazione avvenne senza fenomeni geo- 
dinamici corrispondenti all' importanza dell' eruzione : 
quasiché non ci sia stato bisogno di nuova frattura, 
sia stato utilizzato lo spacco dell' eruzione precedente. 
La lunghezza della fenditura , se vero il primo caso, 
sarebbe tutt' al più di 1200 metri: sarebbe invece di 
oltre 4 chilometri nel secondo : perù anche in questo 
secondo caso la porzione di frattura su cui si manifestò 
direttamente l'attiviti eruttiva non raggiunse ì 700 me- 
tri: lunghezza davvero piccolissima se si pone al con- 
fronto delle enormi spaccature prodotte dalle più 
portami eruzioni di questo secolo. 

L'andamento longitudinale della frattura è da nord 
a sud, però non in linea retta; perchè quasi .1 meta 
la linea fa un angolo, dirigendosi verso ovest. Il primo 
tratto, lungo quasi eoo metri, è orientato perfettamente 
da nord a sud ed è determinato dalla retta che partendo 
dalla Montagnola passa pel piede di Monte Grosso e ta- 
glia la sella dei Monti Rossi; l'altro tratto, lungo altri 
600 metri, fa col prolungamento del primo un angolo 
di circa 8° verso ovest ad incontrare il vertice occiden- 
tale dì Monte Grosso dove la spaccatura apparentemente 
si arresta. 

É lungo questa linea che vennero a formarsi fin dal 
primo momento le bocche eruttive, le quali parecchie 
volte di seguito andarono modificandosi o spostandosi, 



dando luogo alle diverse trasformazioni della montuosi- 
tà craterigena: ma si mantennero in piccolo numero e 
quasi sempre allineate lungo la squarciatura; di guisa 
che nel complesso, a differenza di quanto avvenne nelle 
eruzioni del 1843, del 1852, dei 1865 , del 1874, del 
1879 e del 1883, nelle quali si ebbero un numero gran- 
dissimo di bocche che lasciarono un complicato grup- 
po di coni avventili], in questa eruzione non si formò 
che un solo monte piuttosto regolare ed alto e quattro 
piccoli coni intorno alle bocche di fuoco. 

Dopo quanto ho detto nei paragrafi 4, 6 e 7 sarebbe 
superfluo eh' io ritornassi a discorrere della graduale tra- 
sformazione subita dal gruppo dei crateri, specialmente 
nei primi giorni dell' eruzione ; mi limito quindi a de- 
scrivere come si presenti adesso lutto l'apparecchio erut- 
tivo. 

A tal uopo nella pagina qui appresso riproduco lo 
schizzo dt Monte Gemmellaro preso alle 11 a. m. del 2 
giugno da Monte Piattello e la pianta topografica, dise- 
gnata nella scala da 1 a 10000 sullo schizzo e sulle mi- 
sure prese nei giorni 2 e 4 di giugno e 12 di luglio. 



Monte Gemmellaro. Il « cratere di defezione » pro- 
priamente detto, o Monte Gemmellaro, ha la forma co- 
nica comune a quasi tutti i monti parassiti dell'Etna. 
Formatosi sopra una base ellittica , avente il suo mag- 



ITI 


SiilV eruzione dell'Etna del 1SS6. 




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;.— Monte Gemtuellaro vi 


sto da Monte I 


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(V-Tnpoyr.ifn - : K.GC1 


,,. n.ll., ^.ill.li 


i ,i [OQOO, 



Crateri e prodotti vulcanici. 



179 



;;Ìor diametro sulla squarciatimi primitiva dell'eruzione, 
: lungo da nord a sud 600 metri e largo metri 500 ; 
opre quindi una estensione superficiale di Ett, 23, 5620. 
Non avendo potuto eseguire, per un complesso di dif- 
ficolta locali, un vero rilevamento topografico , ho do- 
vuto ricorrere per la determinazione delle altitudini, alla 
livellazione barometrica e , per la determinazione delle 
dimensioni più importanti, alle misure dirette fatte con 
1 cordicella. 

ì giusto, però, ch'io dichiari clic la livellazione ba- 
rometrica , eseguita con un aneroide a compensazione 
della Casa Trougliton et Simms di Londra, mancando 
un altro osservatore munito d'altro barometro, è stata 
fatta senza osservazione simultanea alla stazione dì ri- 
ferimento e, per difetto di tempo, una sola volta. Per 
: gli errori ho pensato, pertanto, di riferire la li- 
illazione all'altitudine della casa dei Cervi, la cui quo- 
a, secondo la carta topografica deli' Etna, sarebbe di 
1390 sul livello del mare. Non ho potuto riferirla 
direttamente a questo, perchè, cosa incredibile ma vera, 
1 quei giorni 1' Osservatorio meteorologico di Catania 
on sì curava d'i fare osservazioni barometriche. 



La temperarura dell' ambiente avendo oscillato nel 
1 delle osservazioni tra 27 e 29 gradi, la variazione 
i ogni millimetro corrisponde in media ad una diffe- 
:nza di livello di metri ij,6o: epperò le altitudini dei 



i8o 



SttW eruzione dell' Etna del 1SS6. 



varìi punti di monte Geni mei laro, riferite ali' altitudine 
della casa dei Cervi, se sono esatte le osservazioni fatte 
nel giorno 12 luglio, sarebbero le seguenti: 



STAZIONI D OSSERVAZION'E 



Casa dei Cervi , 

M. Geni mei l,i ro, piede nord . , 

» » sud (?) 



millimet 
662, 7 
6 ih ì 
6j8, 

648, 6 



0,00 
100, 64 
63.92 
191,96 
199. 9* 



1390, 00 
1490. 64 
«411, 93 

1581, 96 

i S 8 9 , 92 



Nella parte superiore s'apre la cavità imbutiforme ca- 
ratteristica dei crateri, la quale in Monte. Gemmdlaro ha 
l'orlo a contorno sinuoso grossolanamente ellittico col 
diametro maggiore da est ad ovest , ed il fondo quasi 
circolare. Le dimensioni principali sono le seguenti : 



diameiro maggiore dell' orlo 

» medio id, 

■ medio del fondo 
lunghezza media della scarpa ìi 
profondili media de! cratere 



194, 00 
170, 00 
iSz, 00 
30, 00 
12;, 00 

100, 00 



La pendenza dei fianchi esterni è naturalmente più 



Crateri e prodotti vulcanici. 



dolce della scarpa delle pareti interne : quella fa con 
l'orizzonte un angolo che varia dai 2<f a 31 , perchè il 
materiale essendo disaggregato si è accumulato secon- 
do 1' angolo di naturai declivio dei detriti leggermente 
umidi : la scarpa media delle pareti interne del cono fa 
invece coli' orizzonte un angolo di 53 , perchè il ma- 
teriale sciolto è stato trattenuto dalle asperità della roc- 
cia di lave scoriacec che per molta altezza si elevano 
d' intorno alle bocche. 

L' orlo superiore della cavità è ondulata presentando 
vari punti culminanti corrispondenti all' incirca ai quat- 
tro punti cardinali. La cima più elevata è quella ad est, 
la più bassa quella a nord: trattasi però di piccolissi- 
me disuguaglianze. Tra queste due cime , e però nel 
quadrante sud est , 1' orlo presenta un avvallamento dì 
una diecina di metri che da alla cima del monte quel- 
la forma a sella che si vede nella figura j.* 

Dal fianco orientale , poi , si parte a foggia di un 
enorme braccio un grosso ed alto argine che è una por- 
zione del recinto del gruppo di crateri in azione prima 
del giorno 23, e che originariamente fu forse una mo- 
rena laterale delle prime correnti di lave , diventata in 
seguito più grande per l* accumulo dei detriti lanciati 
dai crateri nei giorni successivi. 



Nello stato attuale le bocche di dejezione rimaste 
visibili sono sei : due sono in fondo al cratere : una 



Stili' eruzione dell' Etna del iSSé. 



esternamente quasi in cima al monte dal lato ili sud 
ovest e che nel disegno emette fumo bianco: e tre altre, 
allineate lungo la zona di avvallamento del monte, sul 
fronte sud e dalle quali non escono che scarsi vapori. 
Si capisce però come oltre a queste sei bocche, di cui 
le tre prime sono vere voragini, vi siano qua e là nell'in- 
terno del cratere ed esternamente lungo la squarciatura 
altri crepacci e spiragli che danno adito anche loro al- 
l' uscita di molti vapori: ma di questi fumajuoli, attesa 
la loro piccola importanza, non è il caso di discorrere. 



Bocche di fuoco. Fino al giorno 23 maggio una gran- 
de quantità di lave fluide venne fuori anche dalla parte 
più settentrionale della squarciatura; altre u bocche di 
fuoco» dovettero, quindi, essere in azione là dove ora 
si erge la massa di Monte Gtmmellaro. Fu certamente la 
lava sgorgata da queste bocche quella che partendo dal- 
la parte orientale dell'impianto eruttivo iorniò la mo- 
rena laterale che a foggia di argine si stacca dal fian- 
co est del nuovo cono e, cascando da Monte Pinitello, ali- 
mentò le diramazioni orientali. 

Oggi di quelle bocche non rimane più traccia e di 
tutto l' insieme eruttivo delle lave fluide non rimango- 
no che le quattro prominenze rocciose scoriacee allinea- 
te lungo la squarciatura, ciascuna della quale fu origine 
di un torrente di lave di varia durata e di assai diver- 
sa abbondanza. 



Crateri i prodótti vulcanici. 



■s 3 



Questi quattro centri eruttivi hanno un aspetto molto 
caratteristico. Posti alla distanza di circa 40 metri l'u- 
no dall' altro, sembrano scogli colossali che dominino 
colla loro massa conica lo increspato mare delle lave sot- 
tostanti. Internamente sono cavi: ma mentre, tutto in- 
torno le pareti sono alte, dal lato di sud-est di sud- 
ovest manca affatto un tratto di parete , attraverso alla 
cui breccia si scorge la voragine eruttiva. 

Nella figura 6 1 si vedono in pianta tre di questi cra- 
teri, U primo dei quali , quello posto all' ingresso del- 
l' avvallamento di Monte Gcmmeilaro , fu l'ultimo ad as- 
sopirsi. É da questo cratere che sgorgarono le Uve in 
maggiore abbandanza ed anche ora si vedono le tracce 
del copioso torrente di lave, nel cui largo e profondo 
alveo rovinò il manto scoriaceo quando venne a man- 
care di sotto il materiale fluente. 

Ma l'aspetto pittoresco e singolare delle bocche di 
fuoco, meglio che con qualsiasi accurata descrizione, si 
comprende osservando la tavola IX che ò la riprodu- 
zione della fotografia di mia di queste bocche presa dal- 
l' Avv. Ursino il giorno 22 giugno. 



Prodotti gassosi. Prima di parlare del materiale de- 
tritico, dovrei, per ordine logico, dire qualche cosa dei 
prodotti gassosi. Però, a parlar chiaro, io non so nulla 
di speciale clic meriti di essere reso di pubblica ragio- 
ne : pare , invece , che tutto sìa proceduto come nelle 



i8 4 



idiote de!!' Ehm del i$$6. 



eruzioni precedenti dell' Etna e che perciò sì abbiano 
avuto, oltre all'enorme massa di vapori acquosi, !e so- 
stanze che ordinariamente sono emanate dai fumaiuoli. 

Quello soltanto ch'io posso accertare si è che si eb- 
bero fumajuoli di tutte e quattro le categorie, cioè a 
cloruro di sodio, a sale ammoniaco, cloruro dì ferro e zol- 
fo , a vapori d' acqua non acidi e ad anidrite solforosa e 
carbonica , e che alcune di tali emanazioni gassose si 
trovano, dopo due mesi, ancora in piena attiviti. 

Determinare la composizione delle incrostazioni del- 
le gole dei crateri e dei prodotti in sublimazione cri- 
stallina di tali emanazioni, sarebbe un assunto puramente 
scientifico: per la natura affatto popolare di questo scrìt- 
to a me basta, quindi, asserire che sino ad ora nulla fa- 
culta a supporre che, in fatto di emanazioni aeriformi, 
1' ultima eruzione abbia presentato cose nuove o molto 
notevoli. 






Materiali solidi disaggregati.il Prof. Silvestri, nel suo 
secondo rapporto all'Ili. mo signor Prefetto, riferisce che 
dopo il 2 giugno cadde su grandissima estenzione dì 
paese una gran quantità di cenere vulcanica che sareb- 
be stata gettata dal cratere centrale. — Io da mia parte 
posso attestare soltanto che, nel perìodo di attiviti erut- 
tiva e dopo, non trovai mai quel tal prodotto grigio a 
grani finissimi, farinacei, quasi impalpabili cui si e, dato 
il nome di cenere. Debbo quindi argomentare che di 



cenere, propriamente detta, non ne cadde nella regione 
meridionale, oppure fu in cosi scarsa quantità da essere 
stata confusa coli' arena. 

Invece, come ho già detto nel precedente paragrafo, 
fu molto abbondante la quantità di arena diffusa su Iur- 
ta la Sicilia e la quantità dì lapilli, di scorie, di fran- 
tumi di lava e di bombe caduti nelle adiacenze dei crateri. 

Poche parole sulla eruzione di tutti questi prodotti 
l'ho già scritte a pag. 1 68; in questo paragrafo mi con- 
tenterò quindi di aggiungerne poche altre per dare un 
breve cenno sulla composizione e sulla quantità di tali 
materiali minuti. 



Ceneri, arene, lapilli e lave, sono il profilo della com- 
posizione mineralogica e chimica, non sono altro che 
lave: la differenza sta solamente nel loro diverso stato di 
aggregazione meccanica dovuta alle condizioni diverse 
nelle quali avviene la loro espulsione dal focolare vul- 
canico. A dimostrare la quasi identità di composizione 
di questi prodotti potrei riportare le molte analisi che 
confermano questo fatto : per l'assunto però mi limito 
a riprodurre un* analisi sola, quella che il Silvestri fece 
sui prodotti solidi dell'eruzione del 1865. 

Anzi, poiché le analisi del Silvestri sulle varie forme 
di lava furono eseguite sopra prodotti emessi dai cra- 
:rì al principio, nel corso ed al termine dell'eruzione, 



i€ 



Sull* eruzione àelY Etna del iSSL 



ed i risultati sono pochissimo differenti, dell'analisi in 
parola riproduco la sola parte che riguarda la compo- 
sizione mineralogica dei prodotti raccolti al principio del- 
l' eruzione. 

Composizione chimica dei varii prodotti 
dell'eruzione del 1865. 



SOSTANZE 

Silice 

Allumina 

Protossido di ferro . . 
» di manganese 

Calce 

Magnesia. . . . . . 

Potassa 

Soda 

Acido fosforico . . /-n 
» titanico . . u 

Vanadio . . . . *- 

*-» 

Sesquiossido di ferro ^ 
Acqua 



CENERE 



50, 00 

19, 08 

12, l6 

o, 40 

9,93 
4, 12 

o, 60 

h 72 

o, 00 
o, 00 
o, 00 
o, 00 
o, 36 

ioo, 42 



ARENA 



49, 80 
l8, 20 
12, 42 

O, 45 
II, 00 
4, 00 
o, 49 
3, 60 
o, 00 
o, 00 
0, 00 
o, 00 
o, 00 

100, 25 



SCORIE 



50, 00 

19* 08 

"1 7° 
o, 50 

io, 28 
4, 20 
o, 69 

h 40 

o, 00 
o, 00 
o, 00 
o, 00 
o, 33 



100, 



LAVA 



49, 95 

18, 75 

II, 21 

°, 49 

II, IO 

4, 05 

o, 70 

h V 

o, co 

o, 00 

o, 00 

o, 00 

o, 23 



100, 19 



Quanto poi alla determinazione del volume di tutto 



Crateri e proàellì vulcanici 



>S; 



questo materiale sciolto, ecco ì itati dei quali mi sono 
servilo nei miei calcoli. 

L' arena fu diffusa su tanta estensione che se ne rac- 
colse nelle Calabrie, fino a Catanzaro, nell'isola di Pan- 
telleria ed a Malta, vale a dire per un raggio dì oltre 
a 200 chilometri. Io ho supposto invece che sia ca- 
duta soltanto dentro una circonferenza dì 115 chilo- 
metri di raggio, quanta è la distanza dal teatro eruttivo 
a Capo Passero, e che lo spessore medio sia stato ap- 
pena di mezzo millìmetro. Con tali dati, evidentemente 
più piccoli del vero , il volume della sabbia sola rag- 
giungerebbe la rispettabile quantità dì olire 20 milioni 
di metri cubi. 

Le scorie, i lapilli e 1' arena grossa non si estesero 
al dì là di un chilometro. 

Da alcuni saggi fatti sul luogo ho ragione di crede- 
re che, sopra questo circolo di un chilometro di rag- 
gio, i detriti si siano andati accumulando in uno spes- 
sore clic mentre è di 6 metri al piede di M. Gannitila- 
ro è di soli 20 centimetri alla circonferenza — Eppero 
avendo trovato alta distanza di 250, 350, e 1000 me- 
tri dal centro eruttivo, gli spessori di metri s.° o: 4.00: 
0,70: 0,20, credo di avvicinarmi al vero supponendo che 
tutto il materiale per un raggio di 350 metri abbia uno 
spessore medio dì 5 metri: per un raggio di 750, uno 
spessore medio di metri t, 30 : e per un raggio di un 
chilometro lo spessore di soli 30 centimetri. I! volume 



i88 Sul? eruzione dell 9 Etna del 1&86. 

totale ascenderebbe così a 4 milioni 245 mila m. e. 

Ed infine per la massa di Monte Gemmellaro , la cui 
base è di 23562 metri quadrati e l'altezza media del- 
l' orlo m. 125 sull'attuale piano medio di campagna, 
detratto il volume di 958 000 m. e. pel vuoto del cra- 
tere, si avrebbe il volume di 13 milioni 402 mila me- 
tri cubi. 

Onde il materiale sciolto proiettato nel corso del- 
l' eruzione sarebbe: 

Sopra un circolo di 11/ chilom. di raggio m. e. 20 207 632 

» » 1 chilom. » » 4 244 618 

Sulla base di M. Gemmellaro » 13 401 816 



Totale 37 854 066: 
cioè quasi il 40 per 100 di tutto il materiale eruttato. 

Lava — Le lave di questa eruzione per quanto si mo- 
strino, come del resto tutte le lave delle eruzioni an- 
teriori, sotto un' apparenza fisica molto differente nelle 
varie colate ed anche in diversi punti d' una stessa 
corrente, pure sotto il profilo chimico e mineralogico si 
debbono ritenere come di composizione costante.— Ciò 
si è verificato sempre per le lave apparentemente di- 
verse delle altre eruzioni : ciò ho fatto vedere , ripor- 
tando i risultati dell' analisi dei prodotti vulcanici del 
1865 : ciò , sino a prova contraria , dobbiamo ritenere 
siasi verificato anche per le lave di questa eruzione. In- 
serendo , dunque, qui appresso il risultato dell' analisi 



Crateri e prodotti vulcanici. 189 

che T egregio Prof. Silvestri ha gii eseguito per una 
sua particolareggiata relazione scientifica sull'ultimo av- 
venimento etneo e che gentilmente mi ha comunicato, 
è come se pubblicassi la composizione presso a poco di 
tutti i prodotti vulcanici della recente eruzione. 

Mineralogicamente le ultime lave sono la consueta 
aggregazione di cristalli e frammenti cristallini di au- 
oite, di labradorite, d'olivina e di magnatile cementate da 
una pasta porfirica, vetrosa, opaca, nerastra. Ciò è con- 
fermato dalle osservazioni tanto « macroscopiche » che 
« microscopiche ». 

Ora, il Prof. Silvestri, con un suo metodo sperimen- 
tale che disgraziatamente non ha descritto, studiando 
le lave della penultima eruzione assicura di essere riuscito 
a separare integralmente i componenti mineralogici di 
un dato peso di lava, determinandone anche le quantità: 
poi ha confrontato F analisi chimica complessiva con la 
somma dei resultati dell'analisi dei varii componenti. 

Con questo studio egli e giunto a trovare la media 
centesimale di questi comp onenti che qui trascrivo: 

1. Labradorite .... .... 60. 00 

2. Augite 18. 00 

3. Olivina 5. 30 

4. Magnatite (titanica, nichelifera ) . . . . 12. 77 

5. Apatite o. 41 

6. Cloruro, carbonato e solfato di sodio . . . o. 11 

7. Vetro intermicrolitico 3. 41 

JOO. 00 



190 Stili 9 eruzione dell' Etna del 1886. 

Di poi, facendo la somma dei varii risultati, ha tro- 
vato che la media calcolata colla composizione quanti- 
tiva mineralogica è quasi identica alla media ottenuta 
còli* analisi chimica diretta. 

Non essendo ancora compiute le analisi parziali dei 
componenti mineralogici delle ultime lave io non sono 
al caso di confrontare le due medie: ma se ciò che si 
verificò per le lave del 1883, cioè la conformità delle 
due medie , è un fatto costante , il risultato della sola 
analisi chimica diretta sarà sufficiente per dare la com- 
posizione media completa delle lave del 1886. 

Essa è quella indicata dal seguente specchietto , nel 
quale ho creduto utile aggiungere anche i dati che si 
riferiscono alle lave del 1883. 

Confrontando i numeri delle due colonne, non si può 
non rimanere colpiti dalla grande sonrglianza delle due 
analisi: pare che a vece di lave appartenenti a due di- 
verse eruzioni si tratti di due esemplari di una sola 
lava; locchè in realtà riesce meno strano di quanto non 
sembri a tutta prima, se si considera che per la posizione 
delle due squarciature , pel loro orientamento e per la 
intima relazione dei vari fenomeni che accompagnarono 
i due incendi i, V eruzione ultima possa considerarsi, co- 
me ho detto più volte, come la continuazione di quella 
abortita nel 1883. 



Crateri e prodotti vulcanici. 



191 



Composizione chimica delle lave del 1883 e dal 1886. 



COMPONENTI CHIMICI 



Anidrite silicica 

Allumina 

Sesquiossido di ferro 

Protossido di ferro 

» di manganese 

» di nichelio 

Calce 

Magnesia 

Soda 

Potassa . , 

Anidrite titanica 

» fosforica 

Cloro , anidrite solforica e carbonica 
e perdita al calore bianco fino alla 
fusione vetrosa 



o 158 



100 708 



Lave 
del 1883 


Lave 
del ;886 


p. sp. 2,929 


p. Sp. 2, 805 


47 113 


46 862 


15 95i 


l6 O29 


5 435 


5 340 


9 536 


9 305 


119 


120 


000 


096 


io 261 


9 892 


4 926 


5 xoo 


4 405 


4 521 


x 358 


1 406 


1 256 


1 175 


190 


220 



o i$$ 



100 265 



Riguardo poi alla determinazione della quantità di 
lava sgorgata nelT ultimo avvenimento etneo, ho potuto 
stabilire il seguente calcolo, 



» 9 2 



Sull' eruzione del!' Etna del i$S6. 



Nel corso della dizione si ebbero tre correnti di- 
verse: La prima colò lungo Monti Grosso, investi Mon- 
te Guardiola e si arrestò nel terzo giorno al piano dei 
Rìnazzt. Questa colata, lunga più di tre chilometri e 
mezzo, occupò una estensione di circa 150 eltare con 
uno spessore medio di 6 metri. 

La seconda corrente colò, più copiosa, dal 4" al 7 
giorno. Versandosi da Monti Pinittllo lambì Monte Elìci 
e Monti dell' Albano e si arrestò alle « timpe di Ca- 
tnercia s corse, cioè, quasi tre chilometri e copri una 
estensione di 200 ettare , con uno spessore di circa ■ 
metri. 

La terza corrente ebbe princìpio al 5 giorno e, 
varie alternative, corse con violenza sino a tutto il gior- 
no 27 : di poi continuò ad espandersi con minor vee- 
menza fino all' 8 giugno. Questa terza colata passò i 
mezzo alle due prime, poi le cavalcò, espandendosi so- 
pra di loro, le sorpassò, si biforcò a nord-ovest di Mon- 
ti Nudila che investì , investì Monti Fusaio , lambì gli 
Altare) li, urtò i Monti Rossi e minacciò Nicolosi. Per- 
corse così 7 chilometri ed occupò una estensione dì ol- 
ii e 400 etiarc. 

La superficie complessiva del terreno occupato, % 
la misurazione (atta sulla carta topografica, sarebbe dì 453 
citare; ma gli spessori de! banco di lava sono diversis- 
simi da un punto ad un altro, essendoci focali ti coper- 
te da ben quattro colate differenti, 



Crateri e prodotti vulcanici. 



In media si può ritenere che lo spessore medio sia al- 
meno di 12 metri: onde il volume complessivo non sa- 
rebbe minore di 54 milioni di metri cubi ! 



Conclusione. Giunto quasi al termine della mia re- 
lazione sorge spontanea la domanda: Nella storia delle 
eruzioni conosciute dell'Etna quale è il posto che oc- 
cupa l'ultima eruzione? È davvero, come si disse, la eru- 
zione più importante di questo secolo? 

L' importanza di una eruzione non è data solamente 
dalla quantità delle lave sgorgate allo stato fluido e 
solidificate, né dalla quantità di quelle proiettate allo 
stato solido disaggregato: ma dal loro complesso, dalla 
violenza dell'emissione, dalla durata dell'avvenimento, dal 
quadro generale dei fenomeni elio l'accompagnano e lo 
caratterizzano. 

Ma non ci vuol molto a comprendere che, se a rigore 
l'importanza di un'eruzione è data da tutto questo in- 
sieme di elementi, sarebbe impossibile, d'altra parte, 
potere istituire confronti a questa stregua, perchè qua- 
si di nessuna eruzione noi conosciamo il complesso e 
la misura di questi dati: epperò l'importanza d'una eru- 
zione può essere valutata appena appena dal volume del- 
le colate di lave, elemento ancor esso di una non mol- 
to facile determinazione. 

Pertanto ho compilato la seguente tabella nella qua- 
le ho notato le nove principali eruzioni avvenute in 



194 



Sull 9 eruzione dell' Elua del 1886. 



questo secolo, indicando di ognuna di osse la durata, la 
estensione del terreno superficiale occupato ed il volu- 
me delle lave eruttate. 

Volume delle lava delle principali eruzioni del secolo. 



DATA 


PAESI E REGIONI 


Durata 


AREA 


VOLUME 


delle 


occupati 


dello 


del terreno 


delle 


er u z. 


DALLE COLATE 


sgorgo 


coperto 


lave 


anno 




giorni 


ettare 


metri cubi 


1809 


territorio di Linguaglos. 


14 


560, 00 


3 3 600 000 


1811 


valle del Bove . . . 


160 


482, 00 


38 560000 


1819 


valle di Calanna. . . 


60 


600, 00 


60 000 000 


1832 


terr. Bronte e v. Bove 


23 


511,9° 


51 190000 


1843 


territorio di Bronte. . 


11 


562, 50 


55 250000 


1852 


territorio di Zaffarana . 


275 


1000,00 


120000000 


1865 


bosco della Cerrita. . 


170 


962, 00 


92 500000 


1879 


territorio di Randazzo. 


11 


256,00 


40 000 000 


1886 


territorio di Nicolosi . 


21 


453> 21 


54 460 000 



Esaminando questo quadro si vede subito come, ri- 
spetto alla durata, l'ultima eruzione occupi appena il sesto 
posto: scenda anzi all'ottavo per l'estensione del terreno 
occupato dalle correnti di lava e salga al quinto posto per 
la cubatura delle colate. 

Ma se si considera che i nove decimi di questo vo- 
lume furono emessi in soli nove giorni, non si può non 



Crateri e prodotti vulcanici. 195 

«p— — * * 

restar meravigliati dell'enorme abbondanza dello sgorgo, 
e sotto questo profilo si può asserire che , per emis- 
sione di lave, quella del 1886 è stata nel complesso 
T eruzione più violenta del secolo! 

14. — Danni, servizii pubblici k beneficenza. 

Danni dell'eruzione. La perdita di quasi venti giorni 
di lavoro e delle corrispondenti mercedi giornaliere : 
quella più considerevole dei frutti pendenti nelle pian- 
tagioni del territorio di Belpasso , di Nicolosi e di Pe- 
dara bruciati dalle piogge di sabbia : la spesa di sveni- 
mento, di ricollocazione in opera e di trasporto del le- 
gname e delle masserizie: e tutt'altre spese causate dalla 
eruzione, sono danni nel loro complesso di una certa 
importanza. 

Ma non ò di questi danni di natura temporanea che 
io intendo dir qualche parola , bensì di quelli perenni 
causati dalla distruzione completa dei terreni coltivati. 

Per valutare questi danir, l'Ufficio del Genio Civile, 
dietro ordine telegrafico del Ministero degli Interni, ai 
primi di giugno spediva sui luoghi del disastro tre in- 
gegneri , che in soli quattro giorni riuscirono a soddi- 
sfare le esigenze del Governo, presentando quella va- 
lutazione sommaria, che servì di base alla legge votata 
dal Parlamento a prò dei danneggiati. 

Pa questa valutazione, dovuta alla intelligente attivi- 



196 



SulV eruzione dell 9 Etna del 1886. 



tà degli Ingegneri Giuseppe Rapisardi, Michele Giarrus- 
so e Vincenzo Scicali, ho rilevato le notizie notate nel 
seguente specchietto: 

Superficie di terreno occupata dalle lave del 1886. 



STRATO SUPERFICIALE 


SUPERFICIE DEL TERRENO 


SOMME 


del 

TERRENO OCCUPATO 


con 
ginestre 


seminat. 
con 


coltivato 
a 


PARZIALI 




e pascolo 


alberi 


vigne 




Terreno coperto dalle : 


ettare 


ettate 


ettare 


ettare 


lave del 1766 .... 


118, 52 


7,00 


— 


125,52 


» del 1537. • • • 


19<M7 


15,00 


10,00 


215» 57 


arene dei Monti Rossi . 


— 


— 


112,32 


112, 32 


Totale Ett. 


308, 89 


22,00 


122, 32 

1 


453» 21 

1 



Il danno complessivo causato dalla occupazione per- 
manente di questi terreni è stato valutato Lire 765 
mila circa. 

Votata e sanzionata la legge con la quale fu alloga- 
ta nel bilancio dello Stato la somma di L. 1 00000 a 
favore dei danneggiati poveri dell' ultima eruzione , i 
Sindaci dei Comuni colpiti dal disastro sono stati in- 
vitati a presentare Y elenco dei proprietari danneggiati 
e dell' ammontare delle perdite. 

Risulta da questo elenco che nel comune di Belpas- 



so vi sarebbero stati 206 proprietari danneggiati per la 
somma complessiva di L. 85321, tra danni permanenti 
e temporanei, e nel Comune di Nìcolosi 1055 danneg- 
giali per la somma di L. 994078, dei quali 418008 per 
soli danni temporanei: onde, compresi i danni tempora- 
nei subiti dai proprietari! del comune di Pedata e i danni 
pei terremoti nel comune di Zafferana Etnea, le dichia- 
razioni dei proprietari! poveri dei quattro comuni fa- 
rebbero ascendere il danno totale a circa L. 1 150000. 

Pur riferire in merito a queste dichiarazioni e deter- 
minare Ì danni reali , la Commissione che deve distri- 
buire i soccorsi ha eletto una Sottocommissione tecni* 
ca composta degli Ingegneri signori Vincenzo Scicali , 
Salvatore Sciuto e Giuseppe Grimaldi, la quale da mol- 
ti giorni trovasi sui luoghi. Il lavoro -di accertamento 
non è ancora compiuto, però si prevede che il risultato 
finale, specialmente pei danni permanenti, sari di poco 
differente dalla sommaria valutazione fatta nel giugno 
dall' ufficio del Genio Civile. 

Servizii pubblici. Causa di giustificate paure, di dolori, 
di gravi danni e di rovina, la recente eruzione dell'Etna 
è stata anche occasione di qualche conforto. In mez- 
zo ad una società che, in tutti i tuoni ed ogni giorno, 
noi proclamiamo corrotta ed egoista abbiamo veduto 
funzionarli pubblici fare scrupolosamente e con zelo il 
loro dovere: autorità ecclesiastiche all' altezza della lo- 



Stili' tnepone dell' Etna del 1886. 



ro missione: associazioni di colore politico diverso agire 
concordi nel raggiungere lo stesso scopo umanitario: e 
una quantità grandissima di cittadini gareggiare senza 
orpello e senza pompa nel recar sollievo ad una po- 
polazione colpita dalla sventili';!. 

Uno spettacolo simili; non ci si presenta frequente; 
ma per quanto raro, altrettanto è confortante ed è be- 
nefico perchè, aneli e escluso l'ottimismo di una senti- 
mentalità esagerata , ci concilia per un momento con 
questo calunniato genere umano che ci circonda, con 
questa umanità che soffre e fa soffrire. 

La veste d' impiegato municipale toglie alle mie lodi 
quella efficacia e quel valore che esse meriterebbe- 
ro. Ciò è ovvio: quel pubblico che è sollecito a chia- 
mare « opinione pubblica » le insolenze stampate da 
un qualsiasi libero mascalzone, è poi severo nel giu- 
dicare le lodi fatte da dipendenti a pubblici funzionarli, 
e la qualità di uomo onesto, nel giudizio della maggio- 
ranza, non mi salverebbe dall'accusa di servilismo. Tut- 
tavia, educato a non subire tirannie, mi affretto a ma- 
nifestare la mìo ammirazione pel modo, nel complesso 
veramente lodevole , col quale per ben 25 giorni fun- 
zionarono i servizi di previdenza, di sicurezza e di as- 
sistenza. Ed a corroborare il mio giudizio, pubblico la 
seguente deliberazione del Consiglio comunale dì Nico- 
las! che, non ostante il suo carattere ufficiale, è un do- 
cumento cosi schietto, cosi cordiale, così caldo di sen- 



Danni servici pubblici e beneficenza. 19$ 



tita gratitudine clic vale Li pena esser trascritto nella 
sua integriti : 



L' anno milleottoccntotmntasei, il giorno otto del mese luglio, in 
Nicolosi e nella casa Comunale. 

Convocato questo Consiglio comunale , si è oggi riunito nelle 
persone dei signori: 1. Cav. Pietro Pappalardo, Shid. Pres. — 2. Gae- 
tano Longo— 3. Luigi Longo — 4. Domenico Sambataro — 5. Giusep- 
pe Mazzaglia— 6. Pietro Galvagna — 7. Francesco dott. Mazzaglia — 
8. Antonino ingegnere Bonanno— 9. Antonio Abate — io. Emma- 
nucle dott. Longo— 11. Luigi dott. Mazzaglia — 12. Salvatore notar 
Toinaselli— 13. Antonino Maugeri — [4. Vito Carbonaro— 15. Pietro 
Montesanto. Con 1' assistenza del sig. Gaetano Longo , Segretario 
comunale. Il signor Sindaco-Presidente, visto legale il numero, ha 
dichiarata aperta la seduta. 

L'oggetto della riunione è un voto di ringraziamento. 

IL CONSIGLIO 

Considerando gì' immensi e serii bencficii fatti a questa popola- 
zione da tutte le Autorità Politiche , Civili, Militari ed Ecclesiasti- 
che, non che da vari Sodalizi e da molti distinti individui , in oc- 
casione della terribile Eruzione Etnea , scoppiata la notte del di- 
ciotto al diciannove Maggio ultimo, e per la quale gran parte delle 
fertili e ridenti campagne di Nicolosi furono devastate , e noi tutti 
fummo costretti a sgombrare dall'abitato, perchè la lava stava per 
invaderlo; 

Considerando che primo pensiero dei beneficati deve essere il 
sentimento della gratitudine verso i benefattori; 

Il Consiglio, rendendosi interprete di questo sentimento , che di 
già nutrono tutti gli abitanti di Nicolosi, ad unanimità , col cuore 
sulle labbra: 



Siili' eruzione dell' Etna del ] 



RINGRAZIA 



nvinci.i, signor Conte Millo, 
, per le sue savie disposirio- 
i provvedimenti ai vari! e 



■er avuta la gemile tu di de- 
i la Punta 3 ricovero di questi 



t. V Dl.mo signor Prefetio 
per le sue contìnue e confort: 
ni, per le sue paterne cure ed opportur 
continui bisogni di questa popolazione; 

a. Monsignor Dusmct , arcivescovo di questa diocesi di Catania, 
per la sua continua ed affettuosa personale assistenza nel corso del 
pericolo, e per i suoi largii! e continui soccorsi, caritatevolmente 
distribuiti ni poveri di Nicolosi; 

j. Monsignor vescovo Caff, per 
stinare il Seminario di San Giovai 
emigrati poveri. 

4. 11 Maggior Generale , signor Scala Comm. Gaspare Coman- 
dante il presidio di Catania, ch'ebbe tanto relo di mantenere qui, 
in meno ai molti disagi, un distaccamento dì truppa, alla cui te- 
sta t benemeriti capitani signori Bercano Giacomo e Democrit e Si- 
mone, che seppero colla massima alacrità eseguire gli ordini del 
loro Generale e mantenere quella dignità propria dell'esercito italiano; 

j, 11 solertissimo signor Caprino, Maggiore dei Reali Carabinieri, 
ìl «/tale qui di permanenu mantenendovi per l'ordine no drappello 
di quaranta carabinieri. retini issimi esecutori dei scoi ordini, sì di- 
stinse col no affettuoso ed intelligente operato, suso «1 punto di 
itrir*rn la simpatia generale del paese, non che 3 suo capitano si- 
gnor CìtaJcrì, die seppe far di tato ad dis i mp egno delle sue 



6. I tre deputati al ParUnaento Xaròwak del pria» Collegio di 
Citanti, signori proi Giuseppe Cmttu Aeaari, Care. Giuseppe 



Danni, servici pubblici e, benifteenza. 2ÓI 



lamento ad accordarci sussidi in conseguenza dei danni sofferti ; 

7. Il signor Tropea, Maggior Comandante le guardie di Pubblica 
Sicurezxa a cavallo, per aver destinato e mantenuto in Nicolosi, 
nei momenti fatali del pericolo, un drappello dì suoi dipendenti 

l capo il Comandante la Sezione signor Barberis Agostino, 
che seppe concorrere all'integro mantenimento dell'ordine; 

8. L'Egregio signor Sindaco di Catania Cav. Piizarclli per la sua 
[orlante parola e per le sue pronte disposizioni in ajuto dì que- 

;i Nicoloslti, soccorrendoli di denaro e pane E mandan- 
i giorni fatali dello sgombro; 

9. L'Ingegnere Capo del Genio Civile di Catania, signor Cav. 
Gerosa Antonino, per le disposizioni date alle occorrenze e per gli 

tudìi compiuti all'uopo da lui e dai suoi Ingegneri signori Ra- 
sardi, Giarrusso e Scicli, i quali seppero vincere ogni difficoltà 
e ogni disagio; 

io. Gì' Ingegneri Municipali di Catania signori Fichera , Barone 
Gentile, Giuffrida e Nicotra per aver pure eseguito sul corso della 
va tutti gli studii occorrenti; 

li. I Sindaci e Municipi di Gravina, Mascalueia, Pedara, Aci Rea- 
le. Giarre e Riposto per avere avuta la squisita gentilezza di man- 
dare in Nicolosi nei giorni di massimo terrore una quantità suffi- 
ciente di pane per isfamnre i poverelli senza lavoro e per aver pre- 
stato carri nel trasporto delle masserizie e per aver offerto alloggi 
e cantine; 

1 ebbe nel suo ( 
tolti poveri, che alloggi 
Mascalcia n' ebbe tir. 
e gratuitamente i poveri; 

12. I Sindaci e i Municipi di Trec.i stagne, Viagrnnde , Aci San' 
i' Antonio ed Aci Catena, per avere avuto la cortesia, i primi due 
cioè Trecastagne e Viagrande, di alloggiare e sussidiare tutte le fa 



del necessario vitto, 
lloggiando e soccorrendo pD- 



'!■ 



Stili' eruzione dell' Etna del i8$6. 



miglie povere emigrale nei lori 
tonio ed Ad Catena .incori pe 
ri gratuitamente a facilitare Io 



comuni; Viagrande, Ad Santo An- 
aver mandalo una quantità dì car- 
gombro, e per avere offerto allog- 



ij. I Sindaci e Municipi di S. Giovanni la Punta e S. Pietro Ca- 
renza per aver accolto fraternamente parecchie famiglie Nicotosite, 
e il Municìpio di S. Pietro Clarenza per avere apprestato gratuita- 
mente a quelle famiglie povere, ivi rifugiate, i carri necessari per il 
trasporto dei loro mobili nei giorni del rimpatrio; 

14. I Sindaci e Municipi] di Belpasso, S. Gregorio, Treniestieri , 
Mister bianco, Mona S. Anastasia, Paterno, S. Maria di Licodia, Bian- 
cavilla e Adernò, per aver il primo accolto nei siìo comune, quan- 
tunque pure in pericolo, alquante famiglie povere, dando loro gra 
tintamente alloggio e vitto, e tutti per aver offerto colla massima 
insistenza meni di trasporto, alloggio e Minine; 

[J, Le Associazioni Civile ed Operaja di Trecastagne per aver soc- 
corso a gara i poveri ivi rifugiati per tutto il tempo della loro di- 
mora in quel Comune; 

16. Le Società Operaje: I figli del Lavoro, dell'Etna, della Pa- 
ce, degli Ebanisti, degli Scalpellini e dei Fabri-fcrrai di Catania per 
tutte le premure C per tutti i soccorsi dati per meno dell' egregio 
operajo Salvatore licitano a tutte le famiglie povere di questo Co- 
mune gentilmente fatti ricoverare nelle loro sedi di riunione; 

17. La Squadra di soccorso capitanata dall'egregio cittadino Pasqua- 
lino Distcfano, per aver soccorso i poveri, ed aiutato tanta povera 
gente e con particolarità gl'invalidi nelle disposizioni di sgombro; 

18. I maestri di Mascalcia, i quali riunitisi in squadra nel nu- 
meto di ventisei, facendo da Direttore il ricco gentiluomo signor 
Alfio Pappalardo di Nicola, si recarono in Nicolosi dopo il rimpa- 
trio , e quivi lavorando un giorno assestarono gratuitamente alla 
classe povera molte imposte state svelte e trasportate fra i mobili 
nel giorno dello sgombro; 



del Regno i quali geo» 
,a lenire le quali (temi 



19. Quei Giornali della città di 
tilmente s'interessarono delle ncstre s 
appello alla cariti Nazionale: 

20. Tutti i distinti cittadini di moki Comuni della Provincia, che 
non sono pochi, i quali sì cooperarono in varii modi a rendere 
inen grave la sciagura di questo Comune e di questa povera geme. 

Il Consiglio dubitando che non abbia potuto precisare con esat- 
tezza sufficiente lutti i fatti compiuti d.ille Autorità, Sodalizi! e 
singole persone, di cui si è fatto cenno, domanda loro scusa delle 



Inoli 



fé il Consiglio si riserbi ringraziare Comitati, funzionari pub- 
privati cittadini, i quali con la loro cooperazione efficace e con 



Mie: 

le loro offerte concorrono a creare e ad accrescere quella somma 
che si raccoglie dal Comitato Provinciale di soccorso, allo scopo di 
sussidiare i danneggiati della recente lava Etnea, lava durissima e 
irreducibile per centinaja di secoli. 

Fatto e deliberato oggi stesso. 

Il Sindaco— Firmato P. Pappalardo — Il Consigliere Anzi.tnn An- 
tonino Abate— Il Segretario G. Longo. 

Nicolosi 13 luglio 1S86— Copia conforme per uso amministrati- 
vo, — Visto il Sindaco P. Pappalardo — Il Segretario G. Longo. 

Carità pubblica. — Le parole del vangelo di S. Mat- 
teo e te auiem furienti elemosinam nescial dotterà tua quid 
facial sinistra Ina » non potrebbero in verità trovar po- 
sto sulla bandiera della beneficenza moderna; la quale 
non solo non cerca il silenzio, ma trae incentivo e 
principale alimento dalla stessa pubblicità, che ne dif- 
fonde le azioni e ne controlla i risultati. Se perciò dò 
termine alla mia relazione parlando della carità venuta 
"1 sollievo dei danneggiati poveri io son certo di noti 



ao4 Siili' eruiione ie\V Etna del 1SS6. 



ferire l'animo Jei donatori ormai rassegnato alla servitù 
delle indiscrezioni delia stampa. 

I primi soccorsi ai danneggiati poveri furono dati dai 
Municipi! dei paesi circonvincini e specialmente da quel- 
li di Catania e di Pedara, che fin dai primi giorni fu- 
rono larghi nell' inviare a Nicolosì personale, mezzi di 
trasporto, pane, piccoli sussidi! in danaro e offerte di 
ospitalità ai profughi. 

Quasi contemporaneamente Monsignor 1' Arcivescovo 
distribuiva direttamente alle famiglie più bisognose al- 
tri sussiiiii: dapprima del suo, dì poi col denaro dì vo- 
lontarie offerte, infine colle somme raccolte da un « Co- 
mitato di Soccorso dei Circoli Cattolici » presieduto 
dal Rettore del nostro Seminario dei Chierici, Monsignor 
Antonino Caff Vescovo di Diocesarea. 

Per valutare 1' efficacia di questi soccorsi basta cono- 
scere 1' ammontare delle offerte pervenute al solo Co- 
mitato. Dalle liste pubblicate nel giornale La Campa- 
pana risulta che l'incasso totale fu di oltre 28 mila li- 
re, delle quali 4500 raccolte dallo Eminentissimo Car- 
dinale Celesia Arcivescovo di Palermo, Lire 2000 do- 
nate dal Consiglio Amministrativo della Cassa di De- 
positi e Prestiti, L. 1000 dall'Ili, signor Prefetto, Li- 
re 1000 dalla Fidecomm ìssaria dell' Eredità del Princi- 
pe di Patagonia, e !.. 1000 da un incognito sig. V. T. 

Ma le somme più cospicue, che insieme al sussidio 



Danni, servici pubblici e beneficenza. 



205 



votato dal Parlamento costituiscono il fondo col quale 
si farà fronte al pagamento dei danni, sono quelle rac- 
colte dal Comitato Provinciale di Beneficenza. 

Questo Comitato, nominato dalla Deputazione pro- 
vinciale di Catania nella seduta de! 27 maggio, fu com- 
posto di quanto offre di più ragguardevole il mon- 
do ufficiale della Provincia. Infatti ne fanno parte il 
Prefetto della Provincia, Conte G. Millo, Presidente; 
U Presidente del Consiglio Provinciale, Marchese D. 
Bonaccorsi di Casalotto , senatore , Vice-presidente. : i 
senatori del Regno, Barone R. Canini a naa-Scovazzo e 
Comm. M. Rìzzari: i nove deputati al Parlamento, ono- 
revoli Cav. G. Bonajuto, Marchese A. di Sangiulia- 
no , Prof. G. Caniazza Amari , Cav. Uff. M. Gras- 
si-Pasini , Avv. G. Romeo , Cav. Uff. L. Quattrocchi , 
Prof. G. Arcaico , Comm. I. D^- Cristoforo , Marchese 
B. Pandolfì: il Primo Presidente della Corte d'Appello, 
Comm. P. Col lenza : il Proc. Gener. Comm. F. Ventu- 
rini: il Comand, del Presidio Magg. Generale G. Scala: 
il Sindaco ff. di Catania Cav. Uff. G. Pizjurdli: il Pre- 
sidente della Camera di Commercio. Comm. F. Tene- 
relli, senatore; 1' Arcivescovo, Mons. B. Dusmet : 1' Ing. 
Capo del Genio Civile, Cav. A. Gerosa: l' Intend. di 
Finanza, Comm. F. Mayer: il Sindaco ff. di Belpasso, 
S. Caponetto : il Sindaco di Nicol osi, Cav. P. Pappa- 
lardo: il Presid. del Club Alpino, Barone E. di Serra- 
valle ; i deputati provinciali Comm. V. De Marco, Comm. 



Sull' melone (UVt Etna del 1SS6. 



T. Tedeschi, Marchese F. Rsddusa, Aw. P. Castorina, 
Cav. D. Gagliani, Barone S. Cannizzaro, Cav. F. Mu- 
rabito, Cav. Vigo-Gravina, Cav. Uff. G. Sol lì ma , Cav. 
Uff. G. Coniglio: il cassiere della Provincia, Comi". B. 
Sardo, cassiere, ed il segretario della Dep. Prov. Comm. 
G. Leonardi, segretario. 

Il 29 maggio il Comitato iniziava i suoi lavori pub- 
blicando un commovente appello alla Carità Pubblica , 
cui fu data la massima diffusione in tutta la Penisola. 

Sua Maestà il Re, appena conosciuta la gravita del 
disastro, senza attendere l'appello, elargiva la cospicua 
somma di L. 20000.— S. A. R. il Principe di Caligai* 
no ne inviava L. 1000. Il Ministero degli Interni contri- 
buiva L. 24000: l'Arcivescovo L. 1000: la Deput. Prov. 
di Catania L. 5000: quelle di Palermo e di Siracusa 
L. 2000 ciascuna: quella di Caltauissetta I.. ijoo: quel- 
la di Verona L. 1000. 

Degli Istituti di Credito lucile il Banco di Sicilia e 
la Cassa di Risparmio Princ. Umberto stanziavano Li- 
re 2000 ciascuno, e dei Municipi!, Palermo concorreva 
per L. 3000 ed Aci Reale per 1100. Tutte le altre of- 
ferte furono inferiori alle lire mille ciascuna. 

Le somme complessive raccolte fin Oggi raggiungono 
così la cifra di oltre 120 mila lire, comprese le L. 50000 
erogate dal Re. dal Governo, e dalla Deputazione Pro- 
vinciale di Catania. 

Se la mano destra dovrebbe ignorare quello che da 



Danni, servili pubblici e beneficenza. 207 

Li sinistra, con più ione ragione ambo le mani dovreb- 
bero non accorgersi di ciò che non danno le mani al- 
imi. Ma esaminando il bollettino officiale del Comitato 
di Beneficenza mi son lasciato vincere dalla tentazione, 
ed ho commesso la colpevole debolezza di cercare tra 
le offerte tinte quelle die avrebbero dovuto esserci e 
che, pur troppo, non ho trovato. 

Infatti, mentre da ogni parte della penisola risponde- 
vano all'appello di cariti gli impiegati dei Collegi giu- 
diziari, delle Prefetture e delle Sottoprefetture , delle 
Intendenze di Finanza, degli Uffici del Genio Civile, de- 
gli Istituti d'insegnamento e delle scuole: mentre la 
sola Croce Bianca di Palermo raccoglieva L. 5500, e la 
Società centrale tra gl'insegnanti L. 5150, e la Società 
di Soccorso in Aci Reale L. 2476: mentre contribuiva- 
no largamente le cittadinanze di tutti Ì paesi dell'Etna 
e della nostra provincia: non concorrevano le cittadinan- 
ze delle più cospicue città del Regno; e delle Rappre- 
sentanze municipali sole 76 su 8000 mandavano il loro 
obolo. Non lo mandarono Torino , non Milano , non 
Venezia, non Genova, non Bologna, non Firenze, non 
Roma, non Napoli: neppure la vicina Messina, quella 
città che nel 1669 offriva ai cittadini di Catania il piano 
di Terranova perchè vi edificassero le loro case formando 
una città unica che si sarebbe chiamata Messina-Catania. 

La Carità clic trovò denari e in abbondanza pei dan- 
neggiati poveri di Murcìa, dì Si:eghedÌno, di Casamic- 



Stili' eruzione dell' Elna del lS8é. 



ciola e del Po non può essersi inalidita di un tratto. 

li non avere concorso nessuna delle grandi e carita- 
tevoli del regno è un fatto troppo generale perchè pos- 
sa essere accaduto lortuitamente. Se tante città non ri- 
sposero all' invito , ciò vuol dire che o cominciano a 
stancarsi di appelli alla carità molto frequenti o sono 
diventate scettiche. 

È bene dunque non far inutili e odiose recriminazioni, 
ma provvedere: mostrare come lo dimostrò splendida- 
mente Palermo l'anno scorso, che le nostre popolazioni . 
non speculano sulle alti ui pietà ma bastano a loro stesse. E 
poiché pur troppo hi storia ci ammaestra che, sopra IO 
grandi eruzioni dell'Etna in ogni secolo, non meno di 5 
sogliono riuscire fatali ai terreni coltivati, pensare al ri- 
medio: istituire una Banca Consorziale di Assicurazione 
contro i danni dell' Etna , alla formazione del cui capi- 
tale dovrebbero concorrere i mtmicipii Etnei in una ra- 
gione da stabilirsi, tenuta presente la distanza dal cra- 
tere centrale e l'estensione dei singoli territori. 

Questo concetto, annunziato la prima volta nel 1823 
dall'illustre poeta Leonardo Vigo , ebbe favorevole ac- 
coglienza dal consiglio comunale di Aci Reale nel 1854, 
ma ben presto fu posto in dimenticanza. È tempo og- 
gi di riprenderlo, di svilupparlo, di concretarne l'attua- 
zione, di dimostrarne la pratica utilità, di propugnare 
la fondazione del nuovo Istituto di Assicurazione. 



Danni, servili pubblici e beneficenza. 209 

Distribuzione dei soccorsi. — Per venire in sollievo dei 
danneggi. iti poveri ha voluto concorrere direttamente an- 
che lo Stato con un sussidio dì 100 mila lire. L'arti- 
colo i" della legge 6 luglio dice così: « Sara stanziata 
nella parte straordinaria del Bilancio del Ministero del- 
l' Interno la somma di lire centomila, istituendo un nuo- 
vo capitolo, soccorsi ai poveri dei Comuni dì Nkolosi e 
Belpasso , danneggiati dall' eruzione dell' Etna e degli altri 
Comuni che verrano indicati con decreto reale , dopo ridila 
la Deputazione provinciale di Catania. 

Il riparto della suddetta somma ed it modo dì distri- 
buzione saranno determinati da una commissione , no- 
minata dal Prefetto della Provincia ed approvata dal 
Ministero dell'Interno 0. 

In forza di questa legge l'Ili. signor Prefetto ha no- 
minato a componenti di detta commissione Ì seguenti si- 
gnori: — Senatore Marchese di Casalotto, Presid. del Con- 
siglio Provine. — Senatore F. Tenerellì, Presid. della Ca- 
mera di Comm. — Cav. Giuseppe Bonajuto, Deput. al 
Parlamento— Cav. D. Gagliani, Deput. Provine. — Cav. 
Vincenzo De Marco, Deput. Provine— Comm. G. Leo- 
nardi Segr. Capo della Deput. Provine — Cav. Gerosa, 
Dirett. del Genio Civile— Comm. F. Mayer Intend. di 
Finanza— Cav. L. Caprino, Magg. dei RR. Carabinieri, 
e Cav. F. Tropea, Comand. dei Militi a cavallo. 

Questa Commissione, giusta la deliberazione presa dal 
Coni it. Provine, dovrà stabilire anche le norme per la 



Sull' cruxjone deW Etna dtl 1SS6. 



distribuzione delle somme raccolte a favore dei danneggia- 
ti, dal Comitato predetto, salvo l'approvazione di questa 

La Commissione si è gii riunita più volte per il r 
golamento interno e per istabilire Ì criteri secondo 
quali dovrà esser fatta la distribuzione dei soccorsi. 

Però non ha preso risoluzioni definitive, anzi pare 
che per stabilire queste norme attenda il rapporto della 
Sotto-Commissione tecnica che sta lavorando per l'ac- 
certamento dei danni. Ma quali che siano i risultati < 
questo studio si sa, fin da ora, che mentre i danni soi 
ferti dai possidenti bisognosi oltrepassano le 800 mila 
lire, i mezzi per ripararvi non toccano le 220 mila. 

Eppcrò si assicura che la Commissione, accettando i cri- 
teri! di distribuzione della Commissione pei danneggia 
dell'Etna del 1879 , dividerà Ì danneggiati in quattro 
o cinque categorie, e accorderà loro una indennità pro- 
porzionata al danno: ma con una percentuale diversa < 
crescente collo stato dì relativa povertà: darà per csem 
pio il jo per 100 ai poverissimi, il 40 ai meno poveri, 
il 25 ai bisognosi , il io ai poco agiati e nulla agi 
agiati ed ai ricchi, che del resto, a quanto si dice, nulla 
hanno chiesto. 

Se questo criterio di distribuzione avrà sincera e ri- 
gorosa applicazione sarà unanime il plauso degli obla 
tori, il cui animo fu di soccorrere i rimasti poveri, noi 
già quello di risarcire i proprietari! danneggiati. Questa 
è carità, quello sarebbe socialismo malinteso. 






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